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sabato 27 dicembre 2008

Tempi moderni?


Oggi si costruiscono grattacieli, si naviga in internet e si mandano sonde nello spazio e su Marte, e questo ci sembra banale se non addirittura brutto perché è prodotto della società dei consumi e bla bla bla... Ma non mi stupirei se si "scoprisse" che i fiorentini del popolo nel 15° secolo si lamentavano delle statue e degli affreschi della loro città "Invece di dare il pane ai poveri si mettono a fare queste scemenze"...

Lamentarsi dei propri tempi, dei cambiamenti sociali che sempre sono in atto, delle nuove generazioni etc., è tipico di molte epoche. Basta leggere Giovenale e Marziale, ma anche Esiodo de "Le opere e i giorni" per notare come l'idea della decadenza non sia un fenomeno solo odierno. "Non c'è più rispetto!", "Non c'è più amore!", "Ognuno pensa solo ai suoi interessi!", "Non si capisce più niente!", "Dove andremo a finire?" E dulcis in fundo "Non ci sono più gli uomini di una volta!".

Manca solo "Non esistono più le mezze stagioni!" e il quadro è completo. Ma quest'ultima la notò forse Leopardi che in un suo aforisma notò come le persone più anziane affermano sempre che fa più caldo di una volta. Seguendo queste affermazioni si dovrebbe concludere che cinquecento anni fa in Europa doveva esserci un clima da venti gradi sotto zero...

venerdì 26 dicembre 2008

Il benessere è donna?


Mi è venuto un pensiero su quali sono gli obiettivi di "benessere" sociale e individuale che persegue il femminismo.

Ebbene vediamo un po':

Il lavoro a misura di donna e il lavoro scarseggia con tutte le problematiche connesse.

L'economia a misura di donna e l'economia occidentale va a rotoli.

La società a misura di donna e l'atomizzazione, l’egoismo, l'arrivismo e il fancazzismo la fanno da padroni.

La politica a misura di donna e la politica si riduce a una farsa priva di ogni valore e utilità reale.

La famiglia a misura di donna e le famiglie si sfasciano.

Il sesso a misura di donna e imperversano vere o presunte anomalie e disfunzioni.

Mi chiedo se non ci sia un nesso tra il pretendere, con misure protezioniste e artificiose, che il mondo si conformi a parametri (difettosi?) femminili e i disastri che l'accompagnano...

Del resto se non vi fossero degli stati e dei governi con relativi apparati burocratici (come i ministeri delle IMpari opportunità per esempio, ma non escluderei neanche "esperti" di vari campi...) volti a distorcere le cose al punto da illuderci che ci sia una "parità" e che, pur essendoci non c'è e quindi deve continuamente essere perseguita con provvedimenti alquanto discutibili (tipico esempio di paradosso da pensiero circolare), quale sarebbe la situazione? Siamo certi che non staremo molto meglio senza tutta questa accozzaglia femminista?

mercoledì 24 dicembre 2008

Dialogo tra un abortista e un antiabortista



ABORTISTA: Prima di nascere non siamo esseri umani ma un agglomerato di cellule, quindi abortire non è un omicidio.

ANTIABORTISTA: Perché invece non facciamo valere il principio che ognuno perla per sé? Diciamo meglio che prima di nascere TU non eri un essere umano ma un agglomerato di cellule e quindi se tua madre avesse abortito non avrebbe commesso un omicidio.

ABORTISTA: Beh si, questo vale anche per me.

ANTIABORTISTA: No no, io direi che vale SOLO per te. Anzi ti dirò di più: perché limitare temporalmente il concetto a solo prima di nascere? Per quel che mi riguarda puoi benissimo essere tuttora un semplice agglomerato di materiale organico. E se qualcuno ti spara non commette omicidio.

ABORTISTA: Ma allora questo vale anche per te.

ANTIABORTISTA: E perché devi imporre le tue verità anche a me? Io mi ritengo un essere umano fin da quando sono stato concepito e se mia madre avesse abortito avrebbe commesso un omicidio.

ABORTSTA: E questo non varrebbe per me?

ANTIABORTISTA: Sei tu che hai sostenuto di essere un pezzo di materiale organico, e un pezzo di materiale organico in meno non danneggerebbe certo il mondo

Cambiare idea e cambiare partito

L’affermazione “Ho cambiato partito per non cambiare idea al contrario di chi ha cambiato idea per non cambiare partito” non deve essere intesa nel senso che non bisogna cambiare idea, ma semplicemente che il cambio di idea su una determinata cosa o su un complesso di cose non deve essere frutto di una conformazione verso l’esterno, ma bensì il risultato di un processo di rivalutazione e messa in discussione delle proprie posizione su un qualcosa, magari anche in relazione al mutamento del contesto, ma comunque frutto di riflessione costante e instancabile.
Si può anche cambiare partito ma non per non cambiare idea ma perché lo si ritiene più in linea con le idee a cui si è pervenuti al momento.

martedì 23 dicembre 2008

Homo popolanus

Tutto ciò che non vedo, non sento e non tocco è un’emerita stupidaggine. Non conosco la scienza e per me la scienza è una stupidaggine, non conosco la filosofia e per me la filosofia è un insieme di turbe mentali. Conosco però, oltre al prezzo delle patate, ciò che mi dice il prete e quando mi va lo do per vero.

lunedì 22 dicembre 2008

Homo cristianus (sottocategoria dell'homo monoteisticus)


La verità me l’ha rivelata Dio in persona col dono della fede. Ma è una verità che non la si nota né la si dimostra. Semplicemente io ci credo e mi piace ed è cosa giusta e santa che tutti ci credano e a tutti piaccia.

La mia felicità è la felicità di tutti, le mie aspirazioni sono le aspirazioni di tutti gli uomini, la mia dannazione è la dannazione di tutti gli uomini e ciò che vale per me vale per tutti gli esseri umani. Dio ha dato a me un’anima immortale e quindi l’ha data a tutti gli uomini. Io voglio il paradiso e la vita eterna e questo vuol dire che tutti gli uomini vogliono ciò che voglio. Io amo Dio e devono amarlo tutti gli uomini. Io sono peccatore e tutti gli uomini sono peccatori. Io voglio lavarmi dei miei peccati ed è giusto che tutti gli uomini lo facciano. Chi non fa ciò che faccio io, o meglio ciò che il mio dio mi ha detto di fare, sbaglia.

È come se io fossi tutti gli uomini, questo me l’ha detto Dio.

lunedì 8 dicembre 2008

Stalking

Un ennesimo attentato alla Paternità ed alla Famiglia tutelata dalla Costituzione sta per consumarsi.

Le cronache quotidiane ci riferiscono incessantemente di stragi famigliari, frutto scellerato della disperazione di uomini che il “divorzificio” ha condotto alla follia.
L’ennesima riforma delle separazioni – l’affidamento condiviso dei figli (l. 54/2006) – sta naufragando a causa dell’incontrastato boicottaggio della Magistratura: dopo 2 anni dall’entrata in vigore, nulla è cambiato nelle sentenze, se non la formula di stile (“il minore resta affidato ad entrambi in modo condiviso”). I giudici, plebiscitariamente, hanno coniato un principio inesistente nella riforma, ed anzi in aperto contrasto con essa (la quale postula il “rapporto EQUILIBRATO con entrambi i genitori”): quello del “collocamento” (presso la madre), grazie al quale la frequentazione dei Padri con i Figli resta marginalizzata come prima: un pomeriggio infrasettimanale ed un week-end alternato. Vale a dire: l’85% del tempo presso le madri ed il 15% presso i Padri.
A ciò consegue la consueta spoliazione economica dei Padri: privazione della casa coniugale (il valore della cui assegnazione non viene MAI calcolato nei rapporti economici, in aperto contrasto con la riforma) ed assegno di mantenimento (nella riforma è previsto come eccezione al mantenimento diretto; ed invece continua ad essere la regola).

I frutti avvelenati di questa persecuzione anti-paterna sono sotto gli occhi di tutti: 100 morti ammazzati all’anno in stragi famigliari; le mense ed i dormitori Caritas affollati di padri separati; le devianze giovanili dilaganti, essendo ormai riconosciuto dalla comunità scientifica il nesso diretto fra l’espulsione del Padre dalle famiglie e l’assenza, nei giovani, di valori etici cui ispirare la propria esistenza, nonché dei necessari “paletti” alla loro naturale esuberanza (i famosi “no” che fanno crescere).
Oggi, in Italia, le separazioni sono promosse per il 70% dalle donne.

Le cronache recenti ci raccontano anche delle prime, sporadiche sentenze di condanna con cui si cerca di arginare il fenomeno del doloso ostacolamento materno all’esercizio della frequentazione paterna con i figli (cd. “mancate consegne”). La psichiatria forense sembra avviarsi – non senza resistenze – al riconoscimento di un grave disturbo comportamentale indotto nei minori dalla strumentale manipolazione ed indottrinamento materno (per possessività ed a fini vendicativi): la Sindrome di Alienazione Genitoriale (PAS), ben conosciuta all’estero, la quale induce nei minori un’acritica ed ingiustificata avversione verso la figura paterna.
Ma le cronache ci narrano anche del moltiplicarsi del gravissimo fenomeno delle “false accuse” - formulate dalle madri - di violenze contro di loro o di abusi sui minori: si stima che per il 95% tali accuse si rivelino poi false; ma spesso è impossibile recuperare sia il rapporto del Padre con i figli – allontanati per lungo tempo – sia la reputazione del Padre falsamente accusato.

A questo quadro desolante di sistematica delegittimazione del ruolo paterno in seno alla Famiglia, si aggiunge ora l’ultimo escamotage architettato per facilitare l’espulsione del Padre dalla vita dei figli: lo STALKING, o “atti persecutori”.
Il testo del disegno di legge licenziato dalla Commissione Giustizia della Camera contempla – INCOMPRENSIBILMENTE – fra le misure da adottarsi contro il “molestatore”, L’ALLONTANAMENTO DAI FIGLI! il divieto di avvicinarsi alla scuola dei figli e di comunicare con essi con qualsiasi mezzo!
Siamo dunque arrivati al mobbing genitoriale ISTITUZIONALIZZATO!!
Ed invero, poiché non si può ragionevolmente intravedere alcun nesso fra le vicende (insane) che coinvolgono gli adulti ed il rapporto (sacro ed inviolabile) genitore-figlio, non resta che scorgere in questa follia giuridica un’astuta macchinazione ordita allo scopo di poter addurre l’ennesimo pretesto - oltre alle false violenze ed ai falsi abusi – per facilitare l’affidamento mono-genitoriale e la recisione di ogni rapporto fra i figli ed il Genitore “sgradito”.

martedì 2 dicembre 2008

Homo destricus

Così è sempre stato e così sempre sarà anche perché è giusto che sia così.
Ogni cambiamento è contro la natura umana (ossia i cazzi miei). I veri valori sono Dio (ossia i cazzi miei e fottere gli altri), la patria (che deve consentirmi di fare i cazzi miei e fottere gli altri) e la famiglia (la mia che deve avere i cazzi suoi fottendo le altrui famiglie).
I comunisti sono degli scansafatiche. Gli immigrati sono tutti delinquenti (li ho conosciuti uno per uno…) e i disoccupati, i sottoccupati e i precari non vogliono lavorare (perché il lavoro spunta con la bacchetta magica, basta volerlo).
I gay, o meglio i froci, mi stanno sul cazzo (ho paura che mi stuprino). Bisogna essere “in” e “fashion”, freschi e fighi, pimpanti e volenterosi. Essere alla moda è tutto (anche l’anticonformismo è una moda). Il merito è tutto (fin quando mi vanno bene le cose). Gli spettacoli e le manifestazioni culturali serie sono pedanti e noiose, meglio Domenica in e Maria De Filippi. Divertirsi è una necessità di vita.
Le donne vanno tutelate e protette perché sono deboli (chissà perché le donne, per un motivo o per un altro, vogliono tutelarle e proteggerle tutti, “progressisti” o conservatori che siano…). Le donne sono tutto e l’omm è semp omm (principalmente nei doveri però…) e chi non ci sbava dietro e non si dà arie da don Giovanni è un frocio misogino (altro principio “bipartisan…).
Essere politicamente Scorretto è quasi un imperativo (contrapposto al politicamente corretto “progressista”). I padroni e i potenti sono gente giusta e meritevole al servizio della comunità (“sacrificandosi” a incassare migliaia di euro e più ogni mese sempre per il bene della comunità…). Essere al servizio di un pezzo grosso è un onore. Avere un lavoro è un favore che ti concede un padrone paterno e premuroso chiedendo in cambio solo dieci o dodici ore quotidiane della tua vita e “regalandoti” qualche centinaio di euro al mese quasi gratis.
Sono sempre in debito verso i potenti e in credito verso i poveri e gli emarginati che rompono le palle e devono andarsene affanculo o magari crepare. Anche perché chi è povero è sempre per sua colpa essendo le capacità e la volontà individuale alla base del successo. Chi ha successo è sempre e per forza di cose uno in gamba.
La gente si lamenta per il gusto di lamentarsi, solo i miei problemi sono dei veri problemi. Le cose vanno bene a tutti tranne che a me, solo io mi sacrifico e mi faccio in quattro per mandare avanti la patria mentre nessuno fa un cazzo di niente, quindi la gente che si lamenta a fare? Io pago le tasse!
Ma se gli altri soffrono è perché se lo meritano no? È giusto che sia così anche perché così è sempre stato e così sempre sarà.

Questi in buona parte i “principi” che vanno poi ad alimentare e sono a loro volta alimentati dal sedicente “progressismo”…

lunedì 1 dicembre 2008

I bacchettoni "progressisti"

Essere assolutamente “moderni”, politicamente corretti e di mentalità “aperta”. Essere a tutti costi contrari a ogni pregiudizio. Essere assolutamente autorazzisti del tipo “I neri sono superiori e noi bianchi facciamo schifo” esaltare gli “altri” con osservazioni tipo “I gay sono più intelligenti e sensibili (sic!) di noi etero”, esaltare ovviamente le donne come divinità in terra superiori al “grezzo” e “barbaro” mondo maschile.
Essere in ogni modo e a tutti i costi blasfemi e parlare per forza male delle religioni, in particolare di quella della propria zona di origine. Coloro che sono ritenuti “altri” sono sempre migliori di coloro considerati “noi”. Così per esempio per un italiano il cattolicesimo è peggio del protestantesimo mentre per un tedesco è l’inverso.
Essere contro la chiesa perché nella chiesa ci sono teste di cazzo (ma tu guarda…).
Essere contro la violenza degli “oppressori” (alias quei poveri cristi che si faticano la vita e fanno parte della stessa razza o gruppo etnico dei veri padroni) a prescindere, ma essere favorevoli alla violenza degli “oppressi” a prescindere perché fa “sovversiv”. Essere dalla parte dei poveri e contro i ricchi a prescindere da ogni altra cosa.
Obbligo di essere “profondi” e complicati, seguire esclusivamente programmi televisivi e manifestazioni culturali “intelligenti”, che spesso vuol dire programmi e manifestazioni che fanno due palle quadrate, aborrire per ogni cosa che possa incorrere nel sospetto di “superficialità”.
Essere animalisti ed ecologisti, meglio ancora se vegetariani.
Essere favorevoli per ogni stupidaggine che si ammanti di “novità”, tipo Pacs e Dico, soprattutto se minano a istituzioni tradizionali come la famiglia.
Essere contrari a ogni elemento tradizionale e gridare sempre all’oppressione e all’ingiustizia. Denunciare come pensiero “unico” quei miliardi di modi di pensare diversi dal proprio. Gridare al dispotismo per ogni violenza vera o presunta verso di sé e il proprio modo di pensare e inneggiare alla lotta per la “libertà” per ogni violenza fatta da se stessi o da altri per propagandare (o imporre) il proprio modo di pensare.
Bisogna essere “trasgressivi” che spesso altro non vuol dire che fare richiami al sesso. E spesso questi richiami a loro volta in altro non consistono che in un’esaltazione e un’adorazione unilaterale del corpo femminile.
Dichiararsi a favore di ogni principio morale ma essere contro il “moralismo” (la morale a mio uso e consumo?).
Guardare la “bellezza” interiore ed essere disgustati per il gusto dell’estetica, cosa troppo da “signori”, ma agghindarsi di cose alla moda.
Pretendere un mondo migliore alias a misure delle proprie elucubrazioni mentali.
Essere bravi ragazzi con la verità del mondo in tasca e col miglior modo di vivere e pronti a martellarsi le palle per i “deboli” e a martellare chi non la pensa come sé.

Ma insomma questi “progressiv” non sono forse più bacchettoni dei “conservativ”? Ovvero, che sia “progressista” o “conservatrice, la bacchettonaggine non è sempre bacchettonaggine?