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Cos'è veramente il comunismo?

Comunismo è negazione di capitalismo. Quindi per definire l'uno bisogna definire l'altro. Cos'è il capitalismo? Da quel che ne so è un sistema economico fondato sul lavoro salariato, la produzione di merci e lo scambio mercantile. Sarebbe a dire un sistema economico in cui, attraverso l'utilizzo del lavoro salariato si drena lavoro accumulato in un ciclo di auto accrescimento dell'apparato produttivo fine a se stesso. Comunismo sarebbe quindi un sistema economico che supera e nega questo meccanismo, ossia in cui non c'è più lavoro salariato, non c'è produzione di merci né scambio mercantile (e quindi non c'è più denaro). Un sistema in cui c'è la gestione diretta delle risorse economiche da parte della comunità che regola la produzione sulla base dei bisogni reali. Tutto questo a prescindere da giudizi di valore sul comunismo, tipo è bello è brutto, è realizzabile non è realizzabile, ecc. Comunque nessun essere umano può dirci com'è una società co...

Progressismo responsabile

Il progresso sociale può essere una cosa buona se rispetta dei criteri e delle responsabilità. Diventa invece una peste se avanza alla cieca esaltando opportunismi di parte e conquiste irresponsbili. I progressisti odierni esaltano le libertà di alcuni soggetti di alcune categorie mentre i conservatori si fossilizzano in valori fini a se stessi. Faccio un paio di esempi. Nei diritti riproduttivi vediamo come si è affermato il diritto delle donne di poter uccidere il proprio figlio per disfarsi di lui. Vengono avanzate strampalate teorizzazioni per spiegare che l'embrione umano non è... umano (il cerchio non è rotondo) e quindi giustifcare una politica libertaria (e arbitraria) della riproduzione. Ora molti uomini e alcuni movimenti maschili avanzano l'idea che sarebbe opportuno riconoscere un'analoga libertà per gli uomini, che anche un padre debba essere libero di riconoscere o meno un figlio senza costrizioni. Come provocazione può andare bene, ma mi sorge però una domand...

Espansione e decadenza

Un popolo in espansione è pieno delle sue forze virili e vitali. Esalta se stesso, spesso anche in maniera ottusa, i suoi valori, il suo sistema di vita. Il suo pensiero viene assurtio a verità assoluta e la sua religione prende la forma di un culto solare basato sulla vitalità e la dinamica. La sua etica si fonda sull'onore e la conquista e la guerra sono considerate cose nobili e da perseguire e quel valore aggiunto che è la forza viene esaltato e osannato. Un popolo che non ha più nulla da conquistare, che si trova stretto nell'impossibilità di espandersi entra nella sua decadenza. Inizia ad autocastrarsi e autobastonarsi. Si disprezza e si autodiscrimina. Il vizio e la corruzione infestano tutto il suo essere e il dubbio il suo pensiero. La sua etica si fonda sull'opportunismo e sull'incertezza e la sua religione assume la forma di un culto lunare, oscuro, notturno, spettrale in cui la non vita, la stasi ne è l'elemento centrale. Ogni ostentazione di forza e pot...

Solo una cosa...

Solo una cosa è eterna e immortale: la morte. Solo una cosa è libertà da tutti i bisogni: la morte. Solo una cosa è annullamento di sofferenze, speranze, disperazione e agonia: la morte. La vita è l'antitesi di tutto questo? Può darsi. E forse è proprio questo che la rende più affascinante della piatta e vuota morte.

Vitalità

Se non avessimo bisogno del sesso saremo indipendenti dall'altro sesso, se non avessimo bisogno di mangiare saremo indipendenti nei confronti delle risorse alimentari, se non avessimo bisogno di bere saremo indipendenti nei confronti dell'acqua. Ma saremo vivi poi? La vita è forse un continuo avere bisogno? Puoi sublimarlo e gestirlo, ma è il bisogno che ti rende vivo e quanto più ne hai più sei vivo, meno ne hai meno sei vivo. La morte è la scomparsa dei bisogni. Quindi si potrebbe evincere che la vita è l’antitesi della libertà dai bisogni e che l'aumento dei bisogni è aumento di vitalità? La società consumista odierna è la massimizzazione della vitalità umana? Forse, ma a tutto c'è un limite.

Avanti

Ogni giorno aggiungiamo un mattoncino affinché chi viene dopo di noi trovi la strada già spianata, abbia vita più facile di noi, parta a un livello più alto del nostro livello di partenza. Ma perché? Perché facciamo questo? Perché mai chi viene dopo di noi dovrebbe avere vita più facile della nostra? Forse perché altrimenti la nostra vita non avrebbe un senso. Forse la nostra vità serve a aumentare il livello di chi partirà dopo di noi, che in parte negherà ciò che abbiamo fatto, ma lo farà perché è necessario anche distruggere per costruire. E cosa accade a chi ha vissuto meglio di chi è venuto dopo di lui? Maledetti sono quei padri che hanno vissuto meglio dei loro figli!

Giustizia

Giusto e sbagliato, colpa e merito, cosa sono mai queste cose? Etichette che affibbiamo a quei flussi di eventi che vorremo valutare col metro della nostra giustizia, della giustizia che applichiamo nella nostra società, ossia in quel flusso di eventi messi in atto da noi e dai nostri simili. Ma cosa importa di noi all’universo? Che senso ha dire che una persona merita o non merita una certa “sorte”. Quando una persona che noi consideriamo buona e che si comporta bene si ritrova in una situazione sgradevole o chi consideriamo malvagio e immeritevole e gode di uno stato di benessere tutto ciò lo chiamiamo “ingiusto”, mentre al contrario troviamo sia giusto che il buono stia bene e il malvagio stia male in misura della propria bontà e malvagità. Misura, ma chi è che dà questa misura se non noi? Che altro vuol dire tutto questo se non che a noi piace che le persone che ci piacciono stiano in situazioni che troviamo gradevoli e al contrario desideriamo condizioni meno gradevoli per coloro ...