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La maggioranza silenziosa

Aldilà delle definizioni del potere, di cosa è veramente il potere e chi ha veramente il potere, vorrei esporre un caratteristica comune a buona parte delle ideologie, teorie e dottrine che si fondano su un principio di generalizzazione di una minoranza e dell’occultamento della maggioranza. Quanti sono gli uomini considerati, a torto o a ragione, “potenti”? Che percentuale rappresentano le persone che hanno potere sulla popolazione complessiva? Di certo una minoranza, il 5 o al massimo il 10 per cento, non credo di più. La maggior parte della gente, la maggior parte degli uomini e delle donne in tutto il mondo, è gente comune, gente che tira avanti a campare ma che di potere ne ha ben poco o niente. Ecco, e invece alcune ideologie asseriscono che il potere è in mano a un’intera categoria di persone, popoli, gruppi, razze, nazioni o addirittura a individui di un sesso, come asserisce il femminismo quando parla di potere “maschile” e attribuendo il “potere” agli uomini, a tutti gli uomi...

Liberarsi dall'invidia

Molti psicologi affermano che durante l’infanzia accumuliamo una certa dose di complessi di inferiorità dovuti al fatto che da piccoli siamo più deboli e incapaci degli adulti. Il confronto col mondo adulto genera nel bambino una certa invidia, voglia di diventare grande il più presto possibile e questo fa in modo che spesso i bambini se la prendono coi grandi, si lamentano, fanno capricci e tentano di imporre la loro volontà. Se dovesse nascere un movimento di “liberazione” dei bambini questo elogerebbe le capacità infantili classificando le abilità degli adulti come delle banali brutalità. Evidenzierebbe il lato luminoso degli infanti e quello oscuro degli adulti asserendo che i piccoli sono meglio dei grandi. Uno dei motivi, forse il principale, per cui un tale movimento non nasce è che i bambini sono destinati a diventare adulti. Le donne invece non sono destinate a diventare uomini…

Solitudine maschile

Stavo pensando se la solitudine maschile non sia più pesante da sopportare rispetto a quella femminile per via della “leggendaria” passività femminile. Mi spiego. Mettiamo che per un periodo più o meno lungo una donna, per vari motivi, non se la senta di avere molte relazioni col mondo, che si isoli, anche con l’altro sesso ovviamente. Ora una donna normale, per quanto possa isolarsi di tanto in tanto qualche “ammiratore” che si faccia avanti lo troverà sempre. E di certo questo fatto la farà sentire importante, ancora viva ed esistente. Mettiamo che la stessa cosa accada a un uomo. Sappiamo benissimo che, anche se un uomo possa piacere all’altro sesso, è piuttosto difficile, raro, rarissimo, che le donne si facciano avanti in maniera esplicita. Questo ora non comporta un maggiore isolamento per un uomo rispetto a una donna? Non comporta un maggiore senso di solitudine e di abbandono? Aggiungerei anche il fatto che per gli uomini, più che per le donne, vale spesso la massima del danno ...

Una chicca da internet

Pubblico una chicca raccontata da un membro di una mailing list che raccolsi già qualche settimana fa: In una sera d’agosto del 2007 ricevo una telefonata da parte di un mio vecchio conoscente il quale mi invita a casa sua perché lo aiuti a risolvere alcuni problemi col suo computer. Giunto a casa sua mi presenta una sua amica lì presente, G. con la quale chiacchiero un po' prima di andare via. Nei giorni successivi, dietro invito di questo conoscente, lui ed io iniziamo a frequentarci piuttosto regolarmente e a volte ci incontriamo anche con questa signora. La sera del 19 dicembre 2007 assieme a questo conoscente vado a casa di G., vedova che vive con la figlia minorenne, e lei mi invita a cena per qualche sera. Il 26 dicembre, una settimana dopo, vado a cenare da lei in compagnia di questo suo amico. G. mi presenta la sua figlia quindicenne e durante la cena mi dice che posso andare da lei ogni volta che voglio senza pormi alcun problema quasi come fossi uno di famiglia. Il 28 ge...

MASCHICIDIO: CONTRO LA CULTURA DELLA TROIAGGINE

Femmine, italiane, la vera emergenza siete voi che legittimate e riproducete la cultura della troiaggine. di Giuseppe Bizzarro È veramente deprimente vedere come oggi, nel pieno 2009, ormai nel terzo millennio avviato, vi siano ancora blog, forum, siti e varie imbecillaggini internettiane che strombazzano ancora vittimistici e patetici quanto ignoranti piagnistei femministici su presunte discriminazioni contro le povere donne perennemente oppresse, compresse, depresse e represse. Questo articolo di una certa Barbara Spinelli, per esempio, tratto da un blog ad alto tasso di tossicità (e pertanto sconsigliatissimo a chi soffre di patologie epatiche...) che è un’accozzaglia dei più beceri, pecorecci, retrivi, ignoranti e ottusi luoghi comuni veterofemministi denuncia la solita deficientaggine delle “cultura dello stupro” frutto di una mentalità perversa e malata a cui solo persone fortemente tarate mentali possono ancora dare ascolto. Ma cos’è la cultura dello stupro se non una delle tan...

Violenza di genere

Secondo le stime ufficiali le donne che hanno subito una qualche forma di violenza in Italia ammontano a 458 milioni , nel mondo invece sono circa 754 miliardi . Sono stime per difetto, ovviamente, datosi che il 756% non denuncia le violenze subite per paura o per... vergogna. Molti studi confermano il fatto che per mettere fine a queste violenze bisognerà sterminare tutti gli individui di sesso maschile in quanto per loro natura fautori di violenza. Il femminismo liberatore ha già progettato di allestire una città polacca di nome Auschwitz con campi di lavoro in cui sfruttare gli individui di sesso maschile fino allo sfinimento fisco o con una doccia al napalm e conseguente trattamento di carbonizzazione delle salme e così via. Solo con questa soluzione finale della questione maschile (di cui tra l'altro ne abbiamo già qualche esempio storico ) il femminismo potrà finalmente inaugurare una società senza violenza fondata sulla pace, sull'amore, sulla democrazia, sulla libert...

Emancipazione

La cosiddetta emancipazione non è altro che un cambio di padrone . Ci si emancipa nei confronti di qualcuno o qualcosa, che sia essa una persona, un'istituzione, una certa logica, un dato meccanismo, una determinata tradizione o altro, per sottomettersi a qualcun altro o a qualcosa d'altro. E' un cambio di forma, insomma, non di sostanza. Anche perché l'emancipazione assoluta è soltanto un'assurda astrazione che non esiste per nessuna cosa del mondo reale.