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sabato 25 aprile 2009

Una chicca da internet


Pubblico una chicca raccontata da un membro di una mailing list che raccolsi già qualche settimana fa:

In una sera d’agosto del 2007 ricevo una telefonata da parte di un mio vecchio conoscente il quale mi invita a casa sua perché lo aiuti a risolvere alcuni problemi col suo computer. Giunto a casa sua mi presenta una sua amica lì presente, G. con la quale chiacchiero un po' prima di andare via. Nei giorni successivi, dietro invito di questo conoscente, lui ed io iniziamo a frequentarci piuttosto regolarmente e a volte ci incontriamo anche con questa signora.

La sera del 19 dicembre 2007 assieme a questo conoscente vado a casa di G., vedova che vive con la figlia minorenne, e lei mi invita a cena per qualche sera.

Il 26 dicembre, una settimana dopo, vado a cenare da lei in compagnia di questo suo amico. G. mi presenta la sua figlia quindicenne e durante la cena mi dice che posso andare da lei ogni volta che voglio senza pormi alcun problema quasi come fossi uno di famiglia.

Il 28 gennaio 2008, alle ore 17 circa, trovandomi nei paraggi della casa di questa signora, vado a farle una breve visita trattenendomi all’incirca un’ora.

Il 7 febbraio 2008 mi reco presso un negozio di articoli da regalo per acquistare qualcosa per un mio ex collega il quale mi ha aiutato nel mio lavoro. Acquisto anche un regalo per G., sentendomi molto riconoscente nei suoi confronti per la cena del 26 dicembre e per la sua ospitalità. Quindi mi reco da lei, busso il citofono ma nessuno mi risponde. Le finestre di casa sono chiuse ma filtra la luce dalla cucina.
Il 10 febbraio mi giunge una telefonata da parte del mio vecchio conoscente il quale mi invita a casa sua. Recatomi da lui questi mi informa di aver parlato con G. la quale gli ha detto di essersi barricata in casa la sera della mia ultima visita e, impaurita forse a causa dell’oscurità, non mi aveva aperto. Questo conoscente mi dice anche che la sua amica gli ha pregato di riferirmi di non recarmi più da lei.
Sbigottito per quanto ho appreso, il giorno dopo mi reco da lei in pieno giorno, alle ore 16-16,30 circa, per chiederle spiegazioni. Ma, bussato il citofono, nessuno risponde e quindi vado via. Sulla strada del ritorno mi telefona il conoscente di cui sopra che, con tono allarmato, mi dice che in casa di G. c’è la figlia la quale lo ha chiamato piangendo e che, impaurita dalla mia visita, intende chiamare la polizia, i carabinieri, l’esercito o chissà chi. Io allora torno indietro e incontro questa ragazza la quale è uscita di casa e, mi riferisce, si sta recando a casa del conoscente che mi ha appena telefonato. Le riferisco ciò che ho appena appreso riguardo la sua agitazione ma lei nega tutto. Le lascio allora un biglietto da consegnare a sua madre in cui la prego di richiamarmi al più presto per chiarire l’accaduto.

La sera stessa mi telefona G. chiedendomi di incontrarci. Una volta incontrati mi dà conferma di quanto riferitomi dal suo amico e, seppure i reali motivi mi siano a tutt’oggi del tutto oscuri, decidiamo che non è più il caso che io mi rechi più da lei.

Dopo un po’ di tempo però ritrovo il regalo acquistato per lei e mai consegnatole e, non sapendo che farne e non intendendo gettarlo via, decido di spedirglielo in un pacchetto per raccomandata. Il 22 maggio 2008 mi giunge una telefonata da parte di questa signora la quale mi dice che non devo spedirle niente, che non devo disturbarla e che devo lasciarla in pace, sottintendendo con questo che io sarei un fastidioso molestatore.

Dopo questa telefonata sono stato male per parecchio tempo in quanto mi sono sentito trattato come un disturbatore, un molestatore, quasi una specie di delinquente. Questo ha avuto delle ricadute negative su vari campi della mia vita. Io ritengo di essermi sempre comportato con molta educazione, circospezione e riservatezza nei confronti di questa signora, come con tutti del resto. Mi sento profondamente offeso dal comportamento di costei.


Mi permetto di esporre una mia piccola nota al riguardo.
Quello che a me urta i nervi di storie del genere non è tanto il fatto che qualcuno possa cambiare idea repentinamente, cosa che può anche essere lecito, ma la boria e la superficialità con cui ci si comporta verso gli altri che del cambio di questa idea non hanno avuto neanche il tempo di raccapezzarci. Verso chi in fondo voleva solo essere un po' gentile.
Ma del resto si sa che se il mondo non fosse dei folli non saremo nella merda in cui siamo adesso.

Alla prossima.

giovedì 23 aprile 2009

MASCHICIDIO: CONTRO LA CULTURA DELLA TROIAGGINE


Femmine, italiane, la vera emergenza siete voi che legittimate e riproducete la cultura della troiaggine.

di Giuseppe Bizzarro

È veramente deprimente vedere come oggi, nel pieno 2009, ormai nel terzo millennio avviato, vi siano ancora blog, forum, siti e varie imbecillaggini internettiane che strombazzano ancora vittimistici e patetici quanto ignoranti piagnistei femministici su presunte discriminazioni contro le povere donne perennemente oppresse, compresse, depresse e represse.

Questo articolo di una certa Barbara Spinelli, per esempio, tratto da un blog ad alto tasso di tossicità (e pertanto sconsigliatissimo a chi soffre di patologie epatiche...) che è un’accozzaglia dei più beceri, pecorecci, retrivi, ignoranti e ottusi luoghi comuni veterofemministi denuncia la solita deficientaggine delle “cultura dello stupro” frutto di una mentalità perversa e malata a cui solo persone fortemente tarate mentali possono ancora dare ascolto.

Ma cos’è la cultura dello stupro se non una delle tante invenzioni (di scarsissimo gusto e fantasia per giunta) volte solo alla santificazione del “gentil” sesso? Esiste forse una cultura dell’omicidio? C’è forse in giro una cultura del furto con scasso? Non mi pare, ma lo stupro sarebbe adesso non un reato grave in quanto contro la persona umana, come lo era giustamente prima, ma addirittura il più grave reato che esista al mondo in quanto viola la sacra vagina della femmina umana. Violazione che avviene sovente poi con quella schifosissima cosa che è il pene di quell’essere immondo che è il maschio umano. Oddio! Una cosa orrenda quindi!

Se si ammazzano gli uomini è cosa ormai quasi ordinaria, ma guai a violare quella “profumata” e “igienica” fessura che le donne hanno tra le gambe. Chi tocca muore!
Sarebbe bello se tutti gli uomini rispondessero in coro: “E tenetevela cara cara allora!”.

Ma torniamo adesso a quel blog con livello intellettuale pari a quello di una noce di scoiattolo. Il blog in questione aveva il commento libero, sarebbe a dire che chiunque poteva postare un commento. Poi a seguito di alcuni commenti scomodi adesso possono postare solo i membri del loro “team”, ossia chi la pensa come loro. Squallidissimo un blog in cui possono commentare i post solo gli autori…
Ma vabbe’, affari loro. Io mi meraviglio non tanto di questo loro provvedimento più che prevedibile, quanto del fatto che per troppo lungo tempo il blog era rimasto libero, cosa che contrastava decisamente con i costumi di certa gente.

Ma vorrei dire a queste paladine della giustizia rosa che con uno starnuto scapperebbero come pecore davanti a un lupo mandando a combattere ovviamente, come sempre, gli uomini al posto loro (della serie “Armiamoci e partite!”) perché invece non parliamo della cultura della troiaggine?

Come chiamare infatti tutte quelle veline, attricette e calendariette varie ben pagate? Come chiamare dunque quelle ragazze in giro mezze nude? Ah già! Si vestono come loro pare e nessuno deve giudicarle. Io domani mi vesto da Guglielmo Tell e nessuno deve giudicarmi!

Come chiamare le varie “politiche” che devono la loro poltrona a favori alquanto “intimi”?

Spesso le varie categorie si fondono tra loro nella stessa “squisita” persona che sbandiera poi un’altissima statura morale…

E come definire poi quelle mogli ed ex mogli che, pur non convivendo più col marito o ex marito, gli estorcono un assegno di mantenimento (un uomo che non lavora viene in genere “gentilmente” invitato a trovarsi un lavoro, fregandosene se poi questo non c’è…)?

Ebbene se queste “guerriere” del piffero vogliono parlare a sproposito di una presunta cultura dello stupro perché non parlano anche della ben più reale e palese cultura della troiaggine? Magari sarebbe la prima volta che il loro povero cervellino martoriato da tante seghe mentali (oltre che ditalini fisici) si riconnetta con l’amara realtà dei fatti.

Passo e chiudo.