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L'Aborto nel Terzo Millennio

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In volo sulla sede centrale dell’Istituto nazionale di astrofisica

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Lettera a Micromega

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Cari amici di Micromega,
 Conservo diversi numeri della vostra rivista, tutti letti con attenzione. Ho sempre ammirato la lealtà con cui esprimete il vostro orientamento (completamente diverso dal mio) a differenza di tanti altri giornali, riviste e prodotti editoriali vari di sinistra che invece si spacciano per “imparziali". Mi ha soprattutto colpito il sottotitolo che dall'originario “Le ragioni della sinistra" è confluito nell'attuale “Per una sinistra illuminista". Proprio uno di questi ultimi numeri, il n° 3/2018, quello dedicato al giornalismo mi è piaciuto tantissimo. Ho però la pessima abitudine, quando qualcosa globalmente mi piace, di soffermarmi su quei punti che invece non mi piacciono.  Così le mie valutazioni si strutturano sempre in una introduzione elogiativa generica seguita da un insieme di particolareggiate critiche. Cosa questa che mi ha reso inviso a parecchi e purtroppo non farò qui un'eccezione, anzi.  Mi viene a mente il principio espre…

Lettera ad Aspenia

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Egregi signori, sono entrato in possesso, attraverso regali e prestiti da parte di un mio caro amico, di alcuni numeri della vostra rivista che ho letto senza esitare.
Devo dire che l’ho trovata molto seria e ben fatta con firme prestigiose e argomenti affrontati con rigore. Questo per quanto riguarda vari numeri tranne uno: il n° 75 del 2016. Per questo numero vorrei fare un discorso a parte o, meglio, sulla parte. Mi riferisco a una delle due parti in cui è suddiviso. La prima, quella dedicata all’ascesa di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti d’America, non tradisce lo spessore e la statura del vostro periodico con tanto di ottimi articoli di varia impostazione che valutano criticamente questo evento. Ma la seconda parte… che dire? Sembra uscita da uno spinellato centro sociale con tanto di voci che cantano all’unisono la stessa sbobba che siamo costretti a sorbirci da decenni. Ci mancava solo una delle solite stucchevoli filippiche contro il solito “patriarcato” e il quadro…

Prigionieri di fantasmi

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Nei suoi “Pensieri” il filosofo e scienziato francese Blaise Pascal affermò che noi umani siamo impossibilitati di vivere pienamente il presente perché troppo occupati ad inseguire e anticipare il futuro che tarda a venire e a trattenere e pensare al passato che troppo presto sfugge. Schopenauer afferma invece che futuro e passato sono delle illusioni e che in realtà esiste solo il presente. Tutto il tempo è un presente continuo in cui la nostra mente si rappresenta un passato attraverso i ricordi e un futuro attraverso l’attesa. Questo mentre Heidegger sostiene che l’Uomo non è altro che una corda tesa verso il suo futuro che altro non è che il destino di morte, un essere nato per la morte e che cerca distrazioni da questo momento fatale in una modalità inautentica dell’essere-proiettato-nel-mondo. Si tratta di interpretazioni idealistiche. Molto più realistica è la folcloristica definizione di presente come illusione fatta dal noto filosofo-attore Luciano De Crescenzo nel suo film “…

10 anni di blog

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Il 2 gennaio di quest'anno, 2016, questo blog, nato il 2 gennaio 2006, ha compiuto ben dieci anni. Ne è passato di tempo! Il prossimo 2 gennaio, nel 2017, ne compirà 11. Ma ci tenevo a commemorare il decimo anno che è più suggestivo, sebbene in netto ritardo. Io non ero qui e non ho fatto in tempo a commemorare questo genetliaco che ricopre un lasso di tempo in cui tante cose sono accadute e tanta acqua è passata sotto i ponti. E questo sia "fuori" di me, negli eventi che hanno caratterizzato la mia vita, ma soprattutto DENTRO di me. Si perché spesso trascuriamo il fatto che il trascorrere della vita, l'andare del tempo comporta, è vero, eventi mondani e privati che ci segnano, ma ancor di più sono gli eventi interiori, i cambiamenti della nostra anima a determinare maggiormente la nostra esistenza. Questo perché da questo angolo di visuale, da questa nostra piccola torretta qual è il nostro spirito, dipende in buona parte il senso, il colore e il significato che gli…

La parola

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Sarebbe bastata una parola per aprire nuove strade e viali fioriti da percorrere insieme.
Sarebbe bastata una frase per aiutarmi ad aprirmi l’anima.
Sarebbe bastato un gesto per far vibrare il mio cuore.
Sarebbe bastata una mano tesa per essere vicini.
Ma ogni porta è stata chiusa, ogni apertura serrata.
E ora l’autunno è alle porte, i colori sbiadiscono, la terra inaridisce e l’animo si chiude.
E il vento porta con sé gelidi presagi.
E non resta che questa vasta distesa di rimpianti.

Psicopatologia dell'abortismo

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La concezione che gli abortisti hanno di vita umana potrebbe essere molto simile a quella che si ha di automobile, ossia come se un essere umano fosse un assemblato di pezzi che solo una volta montati danno il prodotto finale. Così come le parti che compongono un'automobile non sono un'automobile finché non sono montate allo stesso modo un essere umano non sarebbe umanamente "compiuto" finché non presenta alcune caratteristiche che, a detta degli abortisti stessi, sarebbero fondamentali per poter attribuire a un insieme di cellule la qualifica onorifica di "essere umano". A prescindere dall'autoreferenzialità degli abortisti secondo i quali le loro stesse definizioni costituirebbero le basi di certezza per l'umanità di un organismo, c'è da dire che ciò è ontologicamente sbagliato in quanto è più che certo che un organismo umano non si forma da un assemblamento di parti ma è un ente unico e completo dal concepimento fino alla morte in tutte le s…

Il rasoio di Occam e la vita umana

Stando al rasoio di Occam (http://www.treccani.it/enciclopedia/guglielmo-di-occam e http://it.wikipedia.org/wiki/Rasoio_di_Occam) la soluzione più semplice è quella più attendibile. Questo principio suggerisce di evitare di fare più assunti del necessario. Sarebbe a dire:
Tale principio, alla base del pensiero scientifico moderno, nella sua forma più immediata suggerisce l'inutilità di formulare più assunti di quelli che si siano trovati per spiegare un dato fenomeno: il rasoio di Occam impone di evitare cioè ipotesi aggiuntive, quando quelle iniziali sono sufficienti. Se una teoria funziona è inutile aggiungere una nuova ipotesi.
Ora tra la definizione di essere umano come organismo vivente che esiste dal concepimento e quella secondo la quale un essere umano è dato dai suoi "organi formati" - e da qui la necessità di definire anche cosa s'intende per "organi formati" - quale delle due è più semplice? Io direi la prima. E tra il dire che un essere umano esiste…

L'etica e la giustizia

Nessuna persona e nessuna società attualmente esistente è lo specchio fedele di ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Ma ciò che è giusto e ciò che è sbagliato è dato da principi etici che possono variare col tempo ma che fondamentalmente sono fermi su certi pilastri fondamentali. E questi pilastri fondamentali si basano su cose che non si possono negare. Il fatto che la vita di un essere umano inzi dal concepimento è un dato di fatto oggettivo e incontrovertibile. E se la nostra società ha come valore la vita umana e la difesa della vita, è una società incoerente se permette l'uccisione di esseri umani in nome di un'astrusa "libertà di scelta". Ecco cos'è in fondo l'ingiustizia: un'incoerenza di fondo. La legalità dell'aborto è un'incoerenza di fondo che stride coi più basilari principi di giustizia della società moderna.

Aborto e responsabilità

Se io voglio comprare un immobile e ne verso l'acconto, in caso cambiassi idea perdo i soldi dell'acconto. Se anche per errore e senza volerlo supero i limiti di velocità e il photored mi “acchiappa” mi giunge la multa a casa. In ogni cosa che facciamo dobbiamo assumerci le responsabilità delle conseguenze delle nostre azioni. Anche se tali conseguenze non erano né volute né previste. Ma una donna che si fa ingravidare per "errore" o se per qualsiasi motivo cambia idea deve essere "libera di scegliere" di poter uccidere il proprio figlio non voluto. Le donne sono autorizzate a non doversi assumere la responsabilità dei propri atti. E in nome di tale “libertà” si sacrificano vite umane. Anzi, in nome di tale “libertà” delle vite umane sono appositamente definite “non umane”.

L'uomo e la sua vita

Le tesi spiritualiste prestano il fianco e sono della stessa matrice delle tesi filo-abortiste: la vita umana vale per ciò che si ha, anima, cervello, organi o quant'altro, e non per ciò che si è, ossia un organismo vivente appartenente alla specie umana.  Ma o si difende un uomo per il suo cervello o per i suoi... organi formati o per la sua anima non vedo alcuna differenza. L'uomo si difende in quanto uomo. Punto. Non è l'anima e non sono gli organi formati, né il tanto osannato e divinizzato cervello o quant'altro a fare un uomo, né a renderlo "meritevole" di diritti né a rendere la vita umana "degna" di essere tutelata. Un uomo è uomo in quanto esiste ed è sua natura, sua essenza l'essere uomo. Ed è per questo che la sua vita, la sua esistenza va difesa fin dall'inizio, fin dal concepimento. Parlo di una società fondata sulla Giustizia, ovviamente, non della società presente.

Gli organi del diritto

Alcuni abortisti affermano che sarebbero gli organi "formati" a farci uomini e quindi a "darci" dei diritti. A prescindere dalla banalità puerile di questa tesi e dalla sua infodatezza, e lasciando stare le tesi dei "cervellisti" secondo i quali, per motivi più mistici che reali, tutta la nostra umanità nonché la titolarità dei nostri diritti starebbe nel cervello, mi piacerebbe poter stabilire un diritto per ogni singolo organo. Vediamo un po' cosa ne potrebbe venir fuori. Il cervello magari potrebbe dare il diritto a pensare, il cuore il diritto alla vita, il fegato il diritto alla salute e così via. Mi chiedo se però il mio stomaco non dovrebbe darmi il sacrosanto diritto a non sentire le baggianate filo-abortiste.

Aborto e libertà

Gli abortisti hanno un concetto distorto della libertà. Non capiscono che la libertà consiste nel decidere di se stessi non degli altri. Una donna che abortisce non sta facendo nessuna "libera scelta", sta compiendo un abuso, un libertinaggio, un atto di prevaricazione del più forte sul più debole. L'aborto legale fa capo alla legge del più forte.
Non capiscono neanche che la libertà non esclude, anzi include, doveri e responsabilità. E una volta concepito un bambino i genitori hanno entrambi delle responsabilità nei suoi confronti e non dei diritti su di lui.

Curioso poi il fatto che molti filoabortisti sono anche animalisti e difendono presunti "diritti" degli animali. Per costoro gli animali sarebbero più importanti dei bambini. Molti filoabortisti sono anche contro la pena di morte. Gli assassini per costoro sarebbero più importanti degli innocenti. Che dire? Costoro difendono gli animali e i delinquenti. E' proprio vero che ognuno tende a difendere i prop…

Aborto e volontà di potenza femminile

Già avevo intuito il fatto che i filoabortisti avessero una visione della vita umana completamente distorta, sbagliata e lacunosa, una visione imbottita di pregiudizi ideologici con cui i media hanno "inzuppato" la loro testolina fin da piccoli, ma adesso mi par di comprendere che molti filoabortisti abbiano pure una pessima visione della realtà sociale e politica.
Inoltre sono giunto a classificare due categorie di filoabortisti:
1. gli ignoranti, quelli che non hanno una buona conoscenza della vita umana e della realtà;
2. i paraculi, quelli che magari hanno anche una discreta consocenza delle cose ma che le farciscono con elementi ideologici e opportunistici pur di far quadrare i conti tra Giustizia e legalità dell'aborto.
Vabbé, lasciamo pure che gli ottusi si cuociano nel loro brodo di urla isteriche spacciate per "risate".
Volevo porre a tutti invece un quesito. Supponiamo che un domani si riuscisse a costruire l'utero artificiale e che inoltre si o…

Le convenzioni abortiste

Gli abortisti sono dei pessimi sofisti. Su una cosa tanto semplice qual è l'esistenza di un essere umano che va dal suo concepimento fino alla morte ci ricamano sopra mille quisquilie pur di negare il fatto che l'aborto è un omicidio a tutti gli effetti. Poi quando percepiscono di dire minchiate accusano gli antiabortisti di "arrampicarsi sugli specchi". Già, loro invece...
In ogni caso è ovvio che l'aborto è un problema morale, ma pochi si chiedono come mai una certa forma di "moralità" attecchisca in un certo periodo storico e non in un altro.
In definitiva gli abortisti non fanno altro che ripetere a pappardella le coglionate che media e intellettuali saltimbanchi ci propinano da una quarantina d'anni a questa parte.
"Bisogna rispettare le convenzioni che ci dicono quando un essere diventa umano" dicono gli "anticonformisti" e "logicissimi" abortisti. Beh, certo! Le convenzioni prima di ogni cosa...

La cultura della morte

Con le nostre tasse paghiamo vitto e alloggio ai detenuti, tra cui ci sono parecchi cruenti assassini i quali, si sa, non possono essere condannati a morte perché in un paese "civile" non c'è la pena di morte neanche per chi ammazza i bambini.
Con le nostre tasse paghiamo le madri che uccidono i loro figli con l'interruzione volontaria della gravidanza in quanto un intervento così "civile" e segno di "progresso" sociale è gratuito e quindi a carico dello stato. Con le nostre tasse paghiamo pure i medici che praticano gli aborti.
Se qualcuno uccide una o più persone già nate (anche bambini) va in galera e lo stato gli paga vitto e alloggio. Coi soldi dei contribuenti, ovviamente.
Una tizia che si è fatta ingravidare ma non vuole assumersi le proprie responsabilità può delegare un sicario medico e fare ammazzare suo figlio non ancora nato entro le 12 settimane canoniche (dopo le quali come per magia si "diventa" legalmente esseri umani...). L…

Un sussurro nel cuore

Il tuo parlare piano
è un soffio soave al mio orecchio
e un sussurro nel cuore

La tua flebile voce
è un dolce aliseo
che accarezza l'anima
e rinfresca la mente

Le tue caute parole
mi narrano di piccoli mondi lontani,
e ascoltarti calma l'animo
e apre lo spirito
a una fresca aria
d'amore.

Corso storico del capitalismo mondiale

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Quando si parla di politica la gente si “scanna” per dei falsi problemi, questioni di facciata, di superficie. Chi si accanisce a favore o contro una tal cosa o un tal personaggio, chi sostiene una tal corrente e via dicendo.
Ma i problemi della società odierna non dipendono da Tizio o da Caio o da Sempronio, ma è una questione di sistema. Cos’è un sistema? Diamone una definizione:
Nell’ambito scientifico, qualsiasi oggetto di studio che, pur essendo costituito da diversi elementi reciprocamente interconnessi e interagenti tra loro o con l’ambiente esterno, reagisce o evolve come un tutto, con proprie leggi generali.
Da: http://www.treccani.it/Portale/elements/categoriesItems.jsp?pathFile=/sites/default/BancaDati/Vocabolario_online/S/VIT_III_S_101700.xml
La società in cui viviamo oggi è una società pienamente capitalista, ossia fondata sul sistema produttivo capitalistico che ha le sue leggi specifiche.
Gli essere umani, individualmente o collettivamente, agiscono sulla base di una v…

Peterman contro i perfidi embrionoidi

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Una minaccia incombe sulla Terra. I malvagi embrionoidi, esseri demoniaci provenienti dalla dimensione (an)alfa-beta stanno invadendo il pianeta. Si tratta di creature che appaiono nel Sacro Utero delle Sante Femmine Umane a loro insaputa e contro la loro volontà e che dopo del tempo, se non fermati, assumono il sembiante umano e riescono così a infiltrarsi nella specie Umana. Lo scopo è raggiungere posti di potere e conquistare il mondo. Dietro quest’invasione c’è lo zampino del bieco Berlusconik.

Berlusconik ha infatti affidato a Benedectar 16, reggente del sistema planetario VatiKan della costellazione delle CleriKal retta da generale Cler, il compito di inculcare nelle menti dei poveri terrestri il rispetto verso gli embrionoidi attraverso un sofisticato sistema di ipnosi neuronica detto Catechitron. Inoltre ha stretto alleanza col sistema planetario ProLifeSun il cui reggente agisce attraverso raggi mediatici volti allo stesso scopo che si è posto l’infido Benedectar 16. Favorendo l’i…

Il nostro eroe Peterman

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Volgea l’Anno Domini 1950 nella ridente vallata rupestre di Montenero di Bisaccia, quando alla famiglia De Piètre nacque un tenero pargoletto a cui misero il nome di Antoine. Era venuto a nobili natali Antoine De Piètre.

Antoine cresceva sano e forte aiutando il papà a coltivare la terra e pascolare le pecore e la mamma a filare e lavare i panni. All’età di 4 anni fu mandato all’asilo del suo paesello il quale, non avendo una sede propria, era sito nei locale della piccola Facoltà di Giurisprudenza del luogo. Egli subì l’influsso e il fascino della ferrea disciplina della Legge e ne fu abbagliato.

Dopo l’anno di asilo, per un errore burocratico, al posto del nullaosta per le elementari gli fu data una laurea in legge. Il suo papà non stava più nella pelle e decise di far entrare, grazie a qualche piccolo giro di conoscenza, il piccolo Antoine nel nobilissimo Ordine Sacerdotale Magistraturale.

Ei crebbe quindi sotto le amorevoli cure dei Magistrati Anziani che lo indirizzarono verso la re…