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domenica 15 gennaio 2012

Psicopatologia dell'abortismo

La concezione che gli abortisti hanno di vita umana potrebbe essere molto simile a quella che si ha di automobile, ossia come se un essere umano fosse un assemblato di pezzi che solo una volta montati danno il prodotto finale.
Così come le parti che compongono un'automobile non sono un'automobile finché non sono montate allo stesso modo un essere umano non sarebbe umanamente "compiuto" finché non presenta alcune caratteristiche che, a detta degli abortisti stessi, sarebbero fondamentali per poter attribuire a un insieme di cellule la qualifica onorifica di "essere umano".
A prescindere dall'autoreferenzialità degli abortisti secondo i quali le loro stesse definizioni costituirebbero le basi di certezza per l'umanità di un organismo, c'è da dire che ciò è ontologicamente sbagliato in quanto è più che certo che un organismo umano non si forma da un assemblamento di parti ma è un ente unico e completo dal concepimento fino alla morte in tutte le sue fasi di vita e in tutte le forme che tali fasi della sua esistenza assume.
Uno zigote non è meno umano di un uomo di quarant'anni così come un ragazzino di dodici anni non è meno umano di un ragazzo di vent'anni. Un embrione di quaranta giorni non è meno umano di un giovane di venticinque anni così come un giovane di venticinque anni non è meno umano di un vecchio signore di ottant'anni e via dicendo.

E' ovvio però che gli abortisti negano una tale realtà delle cose in quanto poco consona alle loro esigenze. Negano l'essenza centrale e la sostanza principale del discorso inerente la vita umana e si aggrappano a elementi del tutto secondari e conseguenziali con le fasi di sviluppo in cui un uomo si trova.
In psicanalisi questo loro modo di fare viene definito col termine di rimozione. Cos'è la rimozione? Vediamo la definizione di questo termine utilizzato in campo psicologico: http://it.wikipedia.org/wiki/Rimozione


In psicologia, la rimozione è un meccanismo psichico che allontana dalla coscienza desideri, pensieri o residui mnestici considerati inaccettabili e insostenibili dall'Io, e la cui presenza provocherebbe dispiacere.
Insieme ai concetti di proiezione (vedi anche transfert) e inconscio, la rimozione è uno dei cardini del pensiero e della prassi psicoanalitica. L'inconscio stesso per la psicoanalisi si costituisce in massima parte come conseguenza della rimozione.

Ma anche: http://www.treccani.it/enciclopedia/inconscio/


In psicanalisi, S. Freud diede particolare importanza alla sfera inconscia della vita psichica, concependo un i. in senso sistematico (sistema inconscio , sottoposto al processo psichico primario), che non può essere reso cosciente a volontà e che è costituito da un’attività originaria e arcaica (l’Es) e da ciò che è stato oggetto di rimozione. Proprio il concetto di rimozione consente di intendere l’i. come il luogo delle tendenze pulsionali che non vengono vissute in modo cosciente, pur influenzando il comportamento e sovente estrinsecandosi in sintomi neurotici. Alla concezione freudiana delle pulsioni inconsce si contrappone quella di C.G. Jung, che distingue un i. personale (oblio, repressione, vissuto subliminale, capacità e disposizioni non sviluppate sufficientemente) e un i. collettivo : in questo, indipendentemente dall’esperienza individuale, si sono depositate le esperienze originarie dell’umanità, come disposizioni di base per le pulsioni e per l’afferramento della realtà.

Per scaricarsi gli impulsi inconsci utilizzano quel processo definito transferthttp://it.wikipedia.org/wiki/Transfert

Il transfert (o traslazione) è un meccanismo per il quale ogni individuo tende a spostare schemi di sentimenti e pensieri relativi a una relazione significante su una persona coinvolta in una relazione interpersonale attuale. Il processo è largamente inconscio, il soggetto non comprende completamente da dove originino tali emozioni, sentimenti e pensieri. Il transfert è fortemente connesso alle relazioni oggettuali della nostra infanzia e le ricalca.


In psicanalisi, t. è il processo di trasposizione inconsapevole, durante l’analisi e sulla persona dell’analista, di sentimenti e di emozioni che il soggetto ha avvertito in passato nei riguardi di persone importanti della sua infanzia.

Sarebbe a dire affossare un concetto e sostituirlo con rappresentazioni secondarie su cui se ne sposta l'importanza.

Negare l'essenza ontologico-esistenziale della biologia dell'essere umano che ne fa un essere unico e imprescindibile fin da quando è stato concepito e spostare tale essenza su elementi secondari, conseguenti  e non costituenti l'essere del vivente umano facendo di questi aspetti secondari e conseguenti il costituente, appunto, dell'essere vivente umano. Questo perché non sarebbe conveniente e forse psichicamente "traumatico" l'ammissione della logica realtà delle cose. Molto più conveniente attuare questo processo di rimozione-transfert che accontenta le loro pretese di diritti esterni sulla vita degli esseri umani esistenti in una fase di vita prenatale.


giovedì 28 luglio 2011

Il rasoio di Occam e la vita umana


Stando al rasoio di Occam (http://www.treccani.it/enciclopedia/guglielmo-di-occam e http://it.wikipedia.org/wiki/Rasoio_di_Occam) la soluzione più semplice è quella più attendibile. Questo principio suggerisce di evitare di fare più assunti del necessario.
Sarebbe a dire:

Tale principio, alla base del pensiero scientifico moderno, nella sua forma più immediata suggerisce l'inutilità di formulare più assunti di quelli che si siano trovati per spiegare un dato fenomeno: il rasoio di Occam impone di evitare cioè ipotesi aggiuntive, quando quelle iniziali sono sufficienti. Se una teoria funziona è inutile aggiungere una nuova ipotesi.

Ora tra la definizione di essere umano come organismo vivente che esiste dal concepimento e quella secondo la quale un essere umano è dato dai suoi "organi formati" - e da qui la necessità di definire anche cosa s'intende per "organi formati" - quale delle due è più semplice? Io direi la prima.
E tra il dire che un essere umano esiste dal concepimento fino alla morte e il dire che un essere umano esiste dalla formazione dei suoi organi fino alla morte, quale delle due soluzioni comporta più assunti del necessario? Io direi la seconda.
Ecco che il pensiero antiabortista è scientifico mentre quello abortista e antiscientifico.

Ora, quando faccio notare queste cose agli abortisti, e quindi non faccio altro che "manifestare liberamente la mia opinione", come loro stessi dicono di loro, alcuni di loro mi attaccano con grida e insulti puerili. E poi dicono che "io non ho rispetto per loro che manifestano liberamente la loro opinione".
Ma che coerenza hanno questi qui? Ah, già! Sono abortisti...

domenica 10 luglio 2011

L'etica e la giustizia

Nessuna persona e nessuna società attualmente esistente è lo specchio fedele di ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.
Ma ciò che è giusto e ciò che è sbagliato è dato da principi etici che possono variare col tempo ma che fondamentalmente sono fermi su certi pilastri fondamentali. E questi pilastri fondamentali si basano su cose che non si possono negare.
Il fatto che la vita di un essere umano inzi dal concepimento è un dato di fatto oggettivo e incontrovertibile. E se la nostra società ha come valore la vita umana e la difesa della vita, è una società incoerente se permette l'uccisione di esseri umani in nome di un'astrusa "libertà di scelta".
Ecco cos'è in fondo l'ingiustizia: un'incoerenza di fondo.
La legalità dell'aborto è un'incoerenza di fondo che stride coi più basilari principi di giustizia della società moderna.


lunedì 27 giugno 2011

Aborto e responsabilità


Se io voglio comprare un immobile e ne verso l'acconto, in caso cambiassi idea perdo i soldi dell'acconto.
Se anche per errore e senza volerlo supero i limiti di velocità e il photored mi “acchiappa” mi giunge la multa a casa.
In ogni cosa che facciamo dobbiamo assumerci le responsabilità delle conseguenze delle nostre azioni. Anche se tali conseguenze non erano né volute né previste.
Ma una donna che si fa ingravidare per "errore" o se per qualsiasi motivo cambia idea deve essere "libera di scegliere" di poter uccidere il proprio figlio non voluto.
Le donne sono autorizzate a non doversi assumere la responsabilità dei propri atti.  E in nome di tale “libertà” si sacrificano vite umane. Anzi, in nome di tale “libertà” delle vite umane sono appositamente definite “non umane”.


martedì 21 giugno 2011

L'uomo e la sua vita


Le tesi spiritualiste prestano il fianco e sono della stessa matrice delle tesi filo-abortiste: la vita umana vale per ciò che si ha, anima, cervello, organi o quant'altro, e non per ciò che si è, ossia un organismo vivente appartenente alla specie umana. 
Ma o si difende un uomo per il suo cervello o per i suoi... organi formati o per la sua anima non vedo alcuna differenza. L'uomo si difende in quanto uomo. Punto.
Non è l'anima e non sono gli organi formati, né il tanto osannato e divinizzato cervello o quant'altro a fare un uomo, né a renderlo "meritevole" di diritti né a rendere la vita umana "degna" di essere tutelata. Un uomo è uomo in quanto esiste ed è sua natura, sua essenza l'essere uomo. Ed è per questo che la sua vita, la sua esistenza va difesa fin dall'inizio, fin dal concepimento.
Parlo di una società fondata sulla Giustizia, ovviamente, non della società presente.


Gli organi del diritto


Alcuni abortisti affermano che sarebbero gli organi "formati" a farci uomini e quindi a "darci" dei diritti.
A prescindere dalla banalità puerile di questa tesi e dalla sua infodatezza, e lasciando stare le tesi dei "cervellisti" secondo i quali, per motivi più mistici che reali, tutta la nostra umanità nonché la titolarità dei nostri diritti starebbe nel cervello, mi piacerebbe poter stabilire un diritto per ogni singolo organo.
Vediamo un po' cosa ne potrebbe venir fuori. Il cervello magari potrebbe dare il diritto a pensare, il cuore il diritto alla vita, il fegato il diritto alla salute e così via.
Mi chiedo se però il mio stomaco non dovrebbe darmi il sacrosanto diritto a non sentire le baggianate filo-abortiste.


sabato 18 giugno 2011

Aborto e libertà


Gli abortisti hanno un concetto distorto della libertà. Non capiscono che la libertà consiste nel decidere di se stessi non degli altri. Una donna che abortisce non sta facendo nessuna "libera scelta", sta compiendo un abuso, un libertinaggio, un atto di prevaricazione del più forte sul più debole. L'aborto legale fa capo alla legge del più forte.

Non capiscono neanche che la libertà non esclude, anzi include, doveri e responsabilità. E una volta concepito un bambino i genitori hanno entrambi delle responsabilità nei suoi confronti e non dei diritti su di lui.

Curioso poi il fatto che molti filoabortisti sono anche animalisti e difendono presunti "diritti" degli animali. Per costoro gli animali sarebbero più importanti dei bambini.
Molti filoabortisti sono anche contro la pena di morte. Gli assassini per costoro sarebbero più importanti degli innocenti.
Che dire? Costoro difendono gli animali e i delinquenti. E' proprio vero che ognuno tende a difendere i propri simili...


martedì 14 giugno 2011

Aborto e volontà di potenza femminile


Già avevo intuito il fatto che i filoabortisti avessero una visione della vita umana completamente distorta, sbagliata e lacunosa, una visione imbottita di pregiudizi ideologici con cui i media hanno "inzuppato" la loro testolina fin da piccoli, ma adesso mi par di comprendere che molti filoabortisti abbiano pure una pessima visione della realtà sociale e politica.

Inoltre sono giunto a classificare due categorie di filoabortisti:

1. gli ignoranti, quelli che non hanno una buona conoscenza della vita umana e della realtà;

2. i paraculi, quelli che magari hanno anche una discreta consocenza delle cose ma che le farciscono con elementi ideologici e opportunistici pur di far quadrare i conti tra Giustizia e legalità dell'aborto.

Vabbé, lasciamo pure che gli ottusi si cuociano nel loro brodo di urla isteriche spacciate per "risate".

Volevo porre a tutti invece un quesito.
Supponiamo che un domani si riuscisse a costruire l'utero artificiale e che inoltre si ottenesse anche una tecnica in grado di espiantare un embrione già esistente dall'utero materno e impiantarlo in un utero artificiale senza che subisca alcun danno e che possa nascere normalmente sano e senza rischi.
Facciamo questa supposizione.
Con una tecnica del genere una donna può decidere di interrompere una gravidanza indesiderata senza che questo comporti per forza l'uccisione del figlio.
Ora secondo voi cosa dovrebbe prevedere la normativa in materia di aborto?
Cito le seguenti ipotesi:

A) In caso una donna incinta voglia interrompere la gravidanza è fatto divieto di uccidere l'embrione ed è quindi obbligatorio impiantarlo in un utero artificiale.

B) In caso una donna incinta voglia interrompere la gravidanza può scegliere se far uccidere l'embrione oppure farlo impiantare in un utero artificiale.

Inutile dire che io sosterrei fermamente l'ipotesi A perché solo una tecnica del genere consentirebbe l'esercizio di una libera scelta in quanto tale esercizio non comportebbe il sacrificio di vite umane, al contrario di quanto sta avvenendo oggi.

Inutile dire che i sostenitori dell'occulta volontà di potenza femminile propenderebbero per l'ipotesi B mascherata dalla ipocrita "preoccupazione per il futuro del bambino". In realtà ciò è dettato da un occulto costume mentale di considerare il figlio una proprietà esclusiva della madre sottintendendo che questa avrebbe tutto il diritto di disporre della sua vita.
Perché è questo il filoabortismo in fin dei conti.


sabato 2 aprile 2011

Le convenzioni abortiste


Gli abortisti sono dei pessimi sofisti. Su una cosa tanto semplice qual è l'esistenza di un essere umano che va dal suo concepimento fino alla morte ci ricamano sopra mille quisquilie pur di negare il fatto che l'aborto è un omicidio a tutti gli effetti.
Poi quando percepiscono di dire minchiate accusano gli antiabortisti di "arrampicarsi sugli specchi". Già, loro invece...

In ogni caso è ovvio che l'aborto è un problema morale, ma pochi si chiedono come mai una certa forma di "moralità" attecchisca in un certo periodo storico e non in un altro.

In definitiva gli abortisti non fanno altro che ripetere a pappardella le coglionate che media e intellettuali saltimbanchi ci propinano da una quarantina d'anni a questa parte.

"Bisogna rispettare le convenzioni che ci dicono quando un essere diventa umano" dicono gli "anticonformisti" e "logicissimi" abortisti. Beh, certo! Le convenzioni prima di ogni cosa...

lunedì 14 febbraio 2011

La cultura della morte


Con le nostre tasse paghiamo vitto e alloggio ai detenuti, tra cui ci sono parecchi cruenti assassini i quali, si sa, non possono essere condannati a morte perché in un paese "civile" non c'è la pena di morte neanche per chi ammazza i bambini.

Con le nostre tasse paghiamo le madri che uccidono i loro figli con l'interruzione volontaria della gravidanza in quanto un intervento così "civile" e segno di "progresso" sociale è gratuito e quindi a carico dello stato.
Con le nostre tasse paghiamo pure i medici che praticano gli aborti.

Se qualcuno uccide una o più persone già nate (anche bambini) va in galera e lo stato gli paga vitto e alloggio. Coi soldi dei contribuenti, ovviamente.

Una tizia che si è fatta ingravidare ma non vuole assumersi le proprie responsabilità può delegare un sicario medico e fare ammazzare suo figlio non ancora nato entro le 12 settimane canoniche (dopo le quali come per magia si "diventa" legalmente esseri umani...). Lo stato le paga l'intervento, sempre coi soldi dei contribuenti.

Un sicario medico che pratica gli aborti e quindi uccide bambini non ancora nati viene in buona parte pagato dallo stato, sempre coi soldi dei contribuenti ovviamente.

Si direbbe che oggi uccidere conviene, lo stato finanzia non solo gli assassini ma anche certe forme di omicidio coi nostri soldi.

E' la cultura della morte che permea tutta l'odierna società decadente e fa in modo che i governi diventino non più "boia-giustizieri" che puniscono con la morte gli assassini, ma BOIA-complici e finanziatori di omicidi in quanto finanziano, coi soldi dei contribuenti, gli assassini di gente innocente.

Che dire di tutto questo? E' bello sapere che coi nostri soldi paghiamo un nugolo di assassini di ogni fattispecie.
Se questa è la "civilità"...


martedì 16 novembre 2010

Un sussurro nel cuore

Il tuo parlare piano
è un soffio soave al mio orecchio
e un sussurro nel cuore

La tua flebile voce
è un dolce aliseo
che accarezza l'anima
e rinfresca la mente

Le tue caute parole
mi narrano di piccoli mondi lontani,
e ascoltarti calma l'animo
e apre lo spirito
a una fresca aria
d'amore.

giovedì 28 ottobre 2010

Corso storico del capitalismo mondiale


Quando si parla di politica la gente si “scanna” per dei falsi problemi, questioni di facciata, di superficie. Chi si accanisce a favore o contro una tal cosa o un tal personaggio, chi sostiene una tal corrente e via dicendo.

Ma i problemi della società odierna non dipendono da Tizio o da Caio o da Sempronio, ma è una questione di sistema. Cos’è un sistema? Diamone una definizione:

Nell’ambito scientifico, qualsiasi oggetto di studio che, pur essendo costituito da diversi elementi reciprocamente interconnessi e interagenti tra loro o con l’ambiente esterno, reagisce o evolve come un tutto, con proprie leggi generali.


La società in cui viviamo oggi è una società pienamente capitalista, ossia fondata sul sistema produttivo capitalistico che ha le sue leggi specifiche.
Gli essere umani, individualmente o collettivamente, agiscono sulla base di una volontà, in maniera più o meno cosciente e consapevole e sono spinti da autodeterminazione.
Nel microcosmo questo porta ad azioni e conseguenze che sono più o meno diretta conseguenza di ciò che si voleva, dando risultati a volte in linea con la propria volontà a volte no.
Ma nel macrocosmo, ossia nell’ambito del sistema generale, tutte le singole volontà si annullano pressoché completamente, per cui è come se gli esseri umani non agissero guidati dalla loro volontà ma in base alle mere leggi del sistema. Sarebbe a dire che, nell’ambito della società complessiva, è possibile fare astrazione della coscienza umana in quanto questa ha scarsa o nessuna influenza sull’andamento del sistema economico (e politico) generale.

A prescindere ora dalle leggi generali del sistema capitalistico, descritte da una vasta schiera di economisti di svariate scuole economiche e di pensiero, noi vediamo che sotto i nostri occhi si stanno verificando crisi economiche sempre più ricorrenti e disastrose. C'è chi dà la colpa agli speculatori, chi alle multinazionali, chi alle classi politiche dei vari paesi e via discorrendo, chi a Tizio o Caio, chi a presunti complotti e via dicendo. Ma siamo certi che si tratta di vere e proprie colpe e non di un fatto strutturale dell'economia moderna?

Preciso che quanto dico non vuole essere una valutazione etico-politica ma solo economica-fattuale. La politica è fatta per due tipologie di uomini: gli idealisti e i furboni. Io non sono né l'uno né l'altro. Sono solo uno scettico fesso e quindi non sono tagliato per la politica.

Quindi, dicevo, l'economia moderna presenta due tendenze fondamentali:

1. L'aumento della produttività col ricorso di mezzi tecnici sempre più perfezionati che a parità di lavoro consentono maggiori volumi di produzione.

2. La saturazione dei mercati dovuta al fatto che questi vengono inondati di merci che una volta divenute di uso comune presentano una crescita di domanda sempre più lenta.

Queste due tendenze portano a due conseguenze:

A. aumento della disoccupazione, inoccupazione, sottoccupazione e precriato e riduzione dell'occupazione dovuta a un tendenziale calo della richiesta di manodopera nel lungo periodo.

B. Calo della redditività dei capitali. Se prima bisognava investire 100 per guadagnare 10 ora bisogna investire 10.000 per guadagnare 100. Aumentano i profitti reali ma diminuisce il tasso di rendimento dei capitali con conseguente dirottamento verso settori finanziari e speculativi che non producono niente di reale se non carta straccia.

Ora questa tendenza evolutiva dell'economia moderna tende a sua volta a inasprire il clima concorrenziale tra i vari gruppi economici, che spesso fanno capo a nazioni o gruppi di nazioni che si contendono mercati di sbocco, fonti energetiche, materie prime etc.
Questo comporta il confluire della concorrenza economica in quella politica e militare e, dulcis in fundo, alla guerra.
La guerra può essere vista come una sorta di ristrutturazione in grande stile per l'economia. Queste perché comporta:

a. in fase di preparazione, l'impiego dei fattori produttivi (uomini e mezzi) inoccupati nei settori civili allo scopo di produrre e impiegare mezzi di distruzione.

b. in fase di combattimento, la distruzione dei fattori produttivi in eccesso prodotti dal sistema.

La guerra è una sorta di "sfiatatoio" del sistema economico che consente una selezione "darwiniana" delle potenze più adatte ai tempi in corso che si spartiscono le zone di influenza, vi investono e quindi inaugurano un nuovo ciclo di ricostruzione-crisi-guerra. Ciclo di sempre più vasta portata per via dell'avanzamento dei mezzi tecnici.
Questo sia a livello locale che globale.

Per uscire da questo ciclo infernale sono state avanzate teorie e proposte politiche. I due gruppi principali di tali teorie che ci tengo a esporre sono:

1. Teorie rivoluzionarie o riformiste in grande stile (linea rivoluzionaria e linea statal-riformista) che propongono una riformulazione totale del sistema e la sua sostituzione con un sistema di gestione popolare diretta dei fattori economici (comunismo, anarchismo, etc.).
Queste teorie propongono per lo più un sistema economico gestito da comitati popolari organizzati in maniera scalare per la gestione della vita sociale ed economica. Oggi sarebbe poi possibile anche l'ausilio dei mezzi informatici.

2. Teorie che propongono una riformulazione della politica monetaria vista come leva per una nuova politica economica (linea liberale). Si tratterebbe per lo più di emettere moneta di decumulo (geselliana) attravero un'imposta monetaria che sostituisca altre imposte (fiscalità monetaria) e consenta la distribuzione di una quota di ricchezza a tutti i membri della comunità (reddito di cittadinanza). Oggi sarebbe possibile anche un largo ricorso alla moneta elettronica.
Secondo questa linea la struttura socio-economica resta comunque di tipo capitalistico ma con opportune correzioni ai principali "difetti" che il capitalismo presenta.

Il vero problema è nel sistema e nel sistema va risolto o perlomeno affrontato, non con le solite innocue e inutili diatribe da gossip politico.

Concludo dicendo che personalmente oggi sono per la seconda linea, quella della correzione liberale del capitalismo con reddito di cittadinanza e fiscalità monetaria.
La prima linea, semmai fosse mai stata possibile alcuni decenni fa, oggi è impraticabile.
E' probabile che si possa anche giungere agli stessi risultati della linea rivoluzionaria con un cambiamento graduale della struttura sociale a seguito dell'introduzione del reddito di cittadinanza e della fiscalità monetaria, ma passando comunque per questa via che io definisco liberale e non per quella rivoluzionaria e tantomeno per quella statal-riformista. Quest'ultima, poi, è quella che io ritengo oggi la più fallimentare.


lunedì 25 ottobre 2010

Peterman contro i perfidi embrionoidi


Una minaccia incombe sulla Terra. I malvagi embrionoidi, esseri demoniaci provenienti dalla dimensione (an)alfa-beta stanno invadendo il pianeta.
Si tratta di creature che appaiono nel Sacro Utero delle Sante Femmine Umane a loro insaputa e contro la loro volontà e che dopo del tempo, se non fermati, assumono il sembiante umano e riescono così a infiltrarsi nella specie Umana. Lo scopo è raggiungere posti di potere e conquistare il mondo.
Dietro quest’invasione c’è lo zampino del bieco Berlusconik.


 Berlusconik ha infatti affidato a Benedectar 16, reggente del sistema planetario VatiKan della costellazione delle CleriKal retta da generale Cler, il compito di inculcare nelle menti dei poveri terrestri il rispetto verso gli embrionoidi attraverso un sofisticato sistema di ipnosi neuronica detto Catechitron.
Inoltre ha stretto alleanza col sistema planetario ProLifeSun il cui reggente agisce attraverso raggi mediatici volti allo stesso scopo che si è posto l’infido Benedectar 16.
Favorendo l’invasione dei perfidi embrionoidi Berlusconik avrà compito facile nella conquista del mondo in quanto suoi alleati.
Il generale Cler è riuscito a conquistare il pianeta Ical dove vi sono vasti giacimenti di RU486, un minerale velenoso per gli embrionoidi, impossessandosi così del controllo di una risorsa preziosa per la lotta delle Sante Guerriere Umane contro queste creature invasive.


Nel frattempo però il Doctor Abortion della Invector&C. ha ideato un’arma contro gli invasori, l’Abortione. I primi modelli sono a funzionamento manuale. L’embrionoide viene fatto a pezzi, prima gli si staccano le braccia e le gambe, poi la parte inferiore del tronco e infine viene del tutto debellato.


Ma per facilitare la lotta contro le aliene creature l’abortione ha bisogno di essere caricato con RU486 in modo da poter funzionare al massimo e debellare gli embrionoidi dalla faccia della Terra.
Come rifornirsi di questo minerale ora che le miniere del pianeta Ical sono nelle mani del maligno generale Cler al comando di Benedectar 16?

La situazione sembra disperata finché non interviene Peterman.


Peterman vola su Ical e rintraccia Bacchett On, figlio di Sapient On, l’ex reggente del pianeta, e con lui organizza la lotta contro il malvagio generale Cler. Dopo una estenuante battaglia combattuta a colpi di raggi metaneuronici e superpoteri petermaniani, Spaitekum ottiene il controllo di quasi la metà del pianeta Ical e si fa chiamare Anti-Cler. Il suo governo è così detto Anti-Cler Ical.
Fa riaprire le miniere di RU486 per garantire il rifornimento della carica degli abortioni che sono distribuite alle Sante e Nobili Guerriere Femmine umane della Terra le quali potranno così distruggere i biechi embrionoidi che invadono le loro Sacre Pance contro il loro volere e vincere la battaglia contro questi perfidi esseri.

Una battaglia è vinta contro il malvagio Berlusconik, ma la guerra non finisce qui.


domenica 24 ottobre 2010

Il nostro eroe Peterman


Volgea l’Anno Domini 1950 nella ridente vallata rupestre di Montenero di Bisaccia, quando alla famiglia De Piètre nacque un tenero pargoletto a cui misero il nome di Antoine. Era venuto a nobili natali Antoine De Piètre.


Antoine cresceva sano e forte aiutando il papà a coltivare la terra e pascolare le pecore e la mamma a filare e lavare i panni. All’età di 4 anni fu mandato all’asilo del suo paesello il quale, non avendo una sede propria, era sito nei locale della piccola Facoltà di Giurisprudenza del luogo. Egli subì l’influsso e il fascino della ferrea disciplina della Legge e ne fu abbagliato.


Dopo l’anno di asilo, per un errore burocratico, al posto del nullaosta per le elementari gli fu data una laurea in legge. Il suo papà non stava più nella pelle e decise di far entrare, grazie a qualche piccolo giro di conoscenza, il piccolo Antoine nel nobilissimo Ordine Sacerdotale Magistraturale.


Ei crebbe quindi sotto le amorevoli cure dei Magistrati Anziani che lo indirizzarono verso la rettitudine e l’integrità di spirito e il rispetto pedissequo della Legge. In questo clima maturò il suo viscerale odio verso le perversioni e i cattivi costumi che lo portò a ingaggiare una strenua lotta contro l’omosessualità in politica.
L’inculata politica è infatti uno scambio di favori e rappresenta corruzione” esclamò. Scoprì così il vasto fenomeno di Inculettopoli che scardinò fino a portare alla caduta del regno di AndreottiKan.


Suscitò però presto le ire di Grande Fallo il quale non vedeva di buon occhio il fatto che il prode Antoine facesse rinchiudere gli omosessuali politici in appositi inculatoi chiamati “carceri” sottraendogli così il controllo di tanti bei culetti.
Questo moscerino mi sta privando di culi preziosi, ora inculerò lui!” disse Grande Fallo.
Al povero Antoine non restò che sottoporsi a un estenuante corso di danza classica per poter lasciare l’Ordine Magistraturale in punta di piedi e a passo di danza.


Fuggì via dalla italica penisola e si rifugiò in Tibet dove si dette a profonde meditazioni, stancanti esercizi spirituali, appassionate relazioni amorose coi suoi colleghi bonzi e lunghi digiuni. Si pentì quindi del suo insano odio verso gli omosessuali e decise di dedicare tutto il suo cuore e la sua anima alla Nobile Causa Gay.


In una notte d’insonnia, mentre stava assorto in meditazione con lo sguardo verso il cielo, vide scendere un disco volante. Una volta posatosi, dal velivolo spaziale uscì una creatura luminosa che disse di chiamarsi San Gennaro e di aver visto le afflizioni del povero ex Sacerdote Magistrato e volle quindi fare al povero Antoine il dono di un indomito coraggio, un’intrepida forza d’animo e di superpoteri (tra cui quello di poter trasformare la propria merda in cibo).
Fu così che Antoine De Piètre divenne il mitico Peterman, temerario supereroe al servizio dell’Umanità e contro la corruzione, i corrotti e i corruttori. Ma a favore dei culattoni.


Decise così di tornare in Italia, ma trovò il suo Paese sotto il giogo del berlusconismo. Il bieco Berlusconik, infatti, un demone uscito dagli inferi, con l’aiuto delle Forze delle Tenebre e degli sgherri del pianeta Mafialand, aveva conquistato la penisola italica e si accingeva a conquistare l’Europa, la Terra, il sistema solare, la Via Lattea e l’Universo mondo.


Per la conquista del Potere Berlusconik non aveva risparmiato mezzi, tra cui speciali emissioni televisive neuroniche al plasma ipnotico con cui aveva assunto il controllo delle menti e delle coscienze degli indigeni italioti.
Il passo successivo sarebbe stato l’impiantare un chip nella testa di tutti gli italioti che, sviluppandosi, avrebbe sostituito l’organo cerebrale con un cervello elettronico collegato a un megacomputer centrale a sua volta collegato a Grande Cervello di Silvio I, nome dinastico di Berlusconik.

Riuscirà il grande Peterman a fermare il malvagio Berlusconik e salvare l’Umanità dal suo oscuro destino?

Lo saprete nella prossima puntata.


sabato 23 ottobre 2010

Il perfido piano di Berlusconik


A cavallo tra il 20° e il 21° ciclo secolare di anni terrestri dell’era cristianetica, un losco personaggio, noto col nome di Berlusconi ma il cui vero nome è Berlusconik, ha intenzione di instaurare una dittatura massonica-patriarcale-ecclesiastico-teocratica anticomunista. Fuoriuscito dalle ebraiche logge massoniche ha rapporti con i grandi finanzieri e armatori del mondo e si fa rifornire di soldi e armi necessari alla conquista del mondo.
Ha intessuto rapporti col Vaticano per poter poi entrare nella sua politica e influenzarlo fino a conquistarlo. Da qui partirà alla conquista della Scandinavia e dell’Europa, poi della Guyana francese, del Brasile e del sud America.
Una volta impadronitosi dell’America latina sferrerà un attacco con armi a positroni al nord America impossessandosi così delle forze armate americane e del controllo della Nato.
Quindi organizzerà l’invasione della Russia e dell’India per poi convogliare tutte le sue forze infernali verso la Cina stringendo il Giappone in una morsa d’acciaio.
Una volta che tutto il pianeta sarà sottomesso al suo comando, instaurerà il regime berlusconista e regnerà il suo Sublime Impero col nome di Silvio I. Farà costruire lager per gay, lesbiche e “liberi pensatori”, per gli antiberlusconiani e per i non berlusconiani. Sarà revocato il diritto di voto alle donne, anzi a tutti perché le elezioni non saranno più necessarie datosi che la Democrazia berlusconiana avrà definitivamente trionfato. Indi farà castrare tutti i maschi umani superstiti e li impiegherà come eunuchi addetti alla sorveglianza del suo harem. Tutte le femmine umane saranno immerse in un sonno criogenico e risvegliate solo per soddisfare le perverse voglie del Sublime Imperatore Silvio I. Farà costruire dei trombatori automatici muniti di fallo in gomma lattice per farsi aiutare nella titanica impresa di trombare tutte le femmine umane.
I Berluschini che nasceranno dalle sue eroiche imprese erotiche fonderanno la nobile stirpe dei berlusconidi e l’Impero Berlusconico si espanderà dalla Terra a tutto il sistema solare, poi per la via Lattea e infine per l’universo mondo.
Tutto il Cosmo risplenderà della Nobile Sapienza della razza berluschista per l’Eternità.

Riuscirà il nostro eroe Peterman a sventare il diabolico piano del perfido Berlusconik e salvare il mondo?


Lo saprete nella prossima puntata.

domenica 22 agosto 2010

Le "argomentazioni" filo-abortiste


E’ cusioroso notare come per gli abortisti non vada tutelato l’essere umano in quanto forma vivente appartenente biologicamente alla specie umana e quindi alla società di questa specie, ma bensì che da tutelare siano caratteristiche quali l’empatia, la coscienza, la capacità di provare qualcosa e via dicendo. Beh, insomma a dirla tutta è da tutelare l’animo umano che invece di essere “insufflato” secondo la leggenda cattolica, si forma con le attività cerebrali.

Non c’è niente da fare: gli abortisti sono più cristiani dei cattolici!

Bellissima poi quella che prima di “diventare” esseri umani attraversiamo la fase di “Ufo biologico” oppure di altre specie viventi. Così prima di “diventare” umani (perché giustamente esseri umani si diventa…) siamo dei fiori – lasciando perdere il fatto che un fiore non è un essere vivente ma la parte di una pianta la quale è l’essere vivente – delle ostriche, dei granchi e via dicendo.

Ecco, queste la grandiose “argomentazioni” filo-abortiste. Per non citare poi quella sulla dignità secondo la quale i diritti umani si “concedono” non in quanto si è umani – ossia appartenenti geneticamente alla specie umana – ma per motivi di “dignità”, ossia se si ha più dignità di un ranocchio e via dicendo. E infine quella trovata grandiosa sull’utilità secondo la quale i diritti si danno a… chi servono.

Beh, seppure volessimo ammettere che questo è “progresso sociale” non direi che possa dirsi anche progresso intellettuale.

giovedì 29 luglio 2010

Letterina a Le Scienze


Gentili amici, ormai da tempo leggo la vostra rivista. Devo però fare una piccola nota. Gli articoli principali sono sempre molto interessanti ma tra gli articoletti introduttivi invece spesso noto le solite solfe trite e ritrite del tipo:

1. le solite polemiche sul pensiero "antiscientifico" e giù coi soliti sbrodoloni sulla libertà della ricerca, che non deve essere frenata (e chi la frena?), che deve potersi occupare di tutto (e chi lo impedisce?) e via dicendo. Se poi ci aggiungiamo pure qualche ritrita polemicuccia anticlericale sul presunto "potere" della chiesa di frenare la ricerca scientifica e sulla "ingerenza" di questa negli affari sociali (la comunità scientifica invece si fa gli affari suoi) il polpettone è bello cotto;

2. le solite noiose polemiche sul fatto che il governo non investe abbastanza in ricerca e sviluppo e giù coi soliti sbrodoloni sulla "fuga dei cervelli" e sulla competitività dei paesi che investono in ricerca e sviluppo (della serie "Vulimm e sord!- Vogliamo i soldi!");

3. le solite polemiche sulla tutela ambientale e giù coi soliti sbrodoloni sul fatto che l'uomo non deve "dominare" la natura ma entrare in armonia con "Essa" (se vedi un gorilla per strada portagli la spesa e aiutalo ad attraversare, che il vecchietto vada pure sotto un'auto tanto lui non è una specie in via di estinzione!) e roba del genere;

4. nell'ultimo numero poi c'era anche una "bella " recensione di un "bellissimo" libro sulla pillola abortiva RU486 a cura di una certa Cinzia Sgheri in cui ci si chiedeva come mai molti si accaniscono tanto contro questo "innocente" farmaco se è usato da anni da una ventina di paesi ed è considerato "fondamentale". Eh già, io invece mi chiedo come mai ci si accanisce tanto contro le armi nucleari se queste sono in possesso da anni di vari paesi e sono considerate fondamentali come armi convenzionali. Mica a qualche sapientone viene in mente che il fatto di portare un essere umano nella pancia per nove mesi dia alle donne delle responsabilità nei confronti dei loro figli e non certo degli assurdi diritti di vita o di morte. No no, troppo politicamente scorretto pensare una cosa del genere. Che i bambini crepino pure, tanto è stato anche deciso che non sono esseri umani visto che questa è cosa che va giustamente decisa per decreto.

Insomma cari miei, se vi occupaste più di scienza e faceste meno propaganda ideologica e politica la vostra rivista ne guadagnerebbe un bel po' sotto vari profili. Ma mi rendo conto che questo è chiedere un po' troppo e che di certo mi catalogherete tra coloro che hanno un pensiero "antiscientifico" per queste mie note biricchine. Peccato, magari riuscirò meglio in un'altra vita' (è un modo di dire eh, non è che credo nella metempsicosi!).

Vi porgo i miei auguri e cordiali saluti
Giuseppe Bizzarro

mercoledì 28 luglio 2010

UN MILIONE AL MESE A TUTTI, SUBITO! di Domenico De Simone

È possibile dare a tutti, ora e subito, un milione al mese. Ma proprio a tutti, come reddito di cittadinanza. Poi ciascuno di noi, ricco o povero, farà quel che vuole. Qui l'autore spiega come si può fare, come, anzi, si deve fare, in un mondo dal lavoro sempre più precario.


Titolo: Un milione al mese a tutti, subito!
Autore: Domenico de Simone
pag 180
€ 13,00


Da: http://www.malatempora.com/catalogo/controeconomia.htm

Si può leggere e scaricare anche da qui: http://www.scribd.com/doc/13789900/Un-milione-al-mese-a-tutti-Subito-

Oppure da qui: http://books.google.it/books?id=bXeoYCb6ixwC&printsec=frontcover&dq=Domenico+De+Simone,+un+milione+al+mese+a+tutti,+subito!&hl=it&ei=E-1STIqmGtC6jAeg7ezCBA&sa=X&oi=book_result&ct=result&resnum=1&ved=0CCsQ6AEwAA#v=onepage&q&f=false

UN'ALTRA MONETA di Domenico De Simone


Come rovesciare il sistema finanziario che soffoca famiglie e stati, e far nascere un'altra moneta, solidale e solidarista, con le FAZ (Finantial Autonomous Zones). Un rivoluzionario libro di controeconomia .


Un'altra moneta
Autore: Domenico De Simone
pag 128
€ 9,00


Da: http://www.malatempora.com/catalogo/controeconomia.htm

Si può leggere anche da qui: http://books.google.it/books?id=RgQLH2imKaIC&printsec=frontcover&dq=Domenico+De+Simone,+un'altra+moneta&hl=it&ei=NutSTMGBK5WTjAfCyc3DBA&sa=X&oi=book_result&ct=book-thumbnail&resnum=1&ved=0CDAQ6wEwAA#v=onepage&q&f=false


Altro Link: http://www.laleva.org/it/2004/02/unaltra_moneta_di_domenico_de_simone.html

martedì 27 luglio 2010

IL MITO DEL POTERE MASCHILE di Warren Farrell


In questo libro fondamentale per il movimento mascolinista Warren Farrell riesce a demolire completamente il mito del potere maschile ed a dimostrare come l'uomo sia in realtà il sesso debole.

Farrell mette in evidenza come dovunque sia possibile introdurre una discriminazione essa viene sistematicamente introdotta a sfavore degli uomini e sostiene la sua tesi con anni di studi ed una bibliografia vastissima.

Gli uomini sono oppressi dai ruoli tradizionali di protettore e di procacciatore di cibo come dimostra il fatto che siano costretti alla coscrizione, e svolgano nella società i lavoro più pericolosi ed usuranti. Sono le principali vittime di aggressioni, omicidi e suicidi. Sono discriminati de iure e de facto dallo Stato nell'accesso al lavoro, nei procedimenti giudiziari, nelle condizioni carcerarie, nelle cause di separazione e di affidamento dei figli.

E' un libro da cui emerge tutta l'umanità della figura maschile. Farrell del resto è una persona che ha saputo capire ed amare entrambi i sessi. Egli infatti ha cominciato come femminista ed ha consacrato molti anni della sua vita alla causa femminile. Il suo primo libro, The Liberated Man, fu interamente dedicato a come gli uomini potevano aiutare la liberazione della donna. In seguito ha cominciato ad occuparsi della condizione maschile scrivendo, prima de "Il mito del potere maschile", "Perché gli uomini sono come sono" (anch'esso in italiano presso Frassinelli) che il New York Times ha definito "il miglior libro mai scritto sull'amore, il sesso e l'intimità".

Senza la minima elucubrazione "filosofeggiante" e saccente, senza il minimo vezzo di prendere parte a "nobili cause", senza la minima velleità politicizzata da "militante" e "combattente" di sorta e senza dare alcun credito a ideologie basate su presunte "differenze naturali" tra generi oggi tanto in voga nel panorama antifemminista italiano, l'autore ci espone quella che è oggettivametne la condizione maschile in un contesto occidentale tipo quali sono gli Stati Uniti d'America e perfettamente adeguabile a pressoché tutto l'Occidente odierno.
Un testo del tutto privo di vittimismo di sorta, di paranoie, di concetti astrusi e di costruzioni mitologiche, escatologiche e parascientifiche.
Farrel fa uso di dati e non basa i suoi ragionamenti su mere ipotesi su cui costruire castelli di sabbia. Giunge poi a delle conclusioni pragmatiche e lucide in perfetta linea con quelle che sono le reali esigenze del mondo maschile e femminile contemporanei.

E' questo il vero libro base che espone la Questione Maschile.
 
 
 
 
 
Altri link al riguardo:
 
 

domenica 25 luglio 2010

Gameti e zigote


Secondo alcuni abortisti una coppia qualsiasi ovulo-spermatozoo non ancora uniti contiene già in sé tutta l’informazione che serve per la costruzione di un nuovo esemplare, esattamente come la stessa informazione è contenuta nell’embrione che essi formano. In altre parole, una qualsiasi coppia ovulo-spermatozoo ha la stessa “dignità” biologica dell’embrione, nel senso che è ad esso biologicamente equipollente.

Vediamo un po’ la fallacia di questa “brillante” osservazione. Ciò che dirò è rivolto a coloro che, a mio avviso giustamente, si rifanno al DNA come parametro prioritario per stabilire l’esistenza di un nuovo individuo umano in quanto criterio più essenziale e soprattutto più certo e stabile per stabilire l’esistenza di un dato organismo vivente, la sua caratterizzazione e l’appartenenza a una specie. Tutti coloro che invece si rifanno ad altri criteri che non mi va neanche di elencare e che, molto prosaicamente, ritengono il parametro genetico come un “dogma”, affidandosi a dogmi a loro più congeniali al fine di giustificare la barbarica pratica dell’aborto, non mi interessa neanche più discutere, tanto è completamente inutile. Che si tengano pure le loro convinzioni, affari loro.

Spesso faccio uso dell’esempio dell’acqua e dei suoi due elementi separati, ossigeno e idrogeno, per spiegare il fatto che due elementi separati non sono la stessa cosa di un composto completo formato da questi due elementi. Non mi disseterò certo bevendo un terzo di bicchiere di ossigeno e due terzi di idrogeno perché questi non sono la stessa cosa di un bicchiere d’acqua. Con questo esempio preso dalla chimica non è che intendo asserire che due parti di DNA che si uniscono cambiano la natura chimica del DNA. È ovvio che non è così. È ovvio che il DNA è sempre acido desossiribonucleico sia che si trovi in due cellule gametiche che nello zigote. Ciò che intendo dire è questo:

1. innanzitutto c’è una differenza ontologica che da sola basterebbe a inficiare tutte le strampalate teorizzazioni abortiste, cioè che due gameti separati costituiscono cellule di due organismi adulti mentre una volta uniti costituiscono una nuova cellula non riconducibile a nessun altro organismo già esistente e quindi un nuovo organismo, un nuovo individuo vivente. E, datosi che nessun essere vivente non appartiene a una specie, questo apparterrà alla specie da cui provengono i suoi genitori, la specie umana. Direi che non è irragionevole asserire che un organismo vivente che fa parte della specie umana sia un essere umano…

2. c’è una differenza anche di tipo “statistico” nel senso che quando si parla delle due sezioni di DNA separate si parla non di un essere viente reale ma di un ipotetico spermatozoo e magari anche di un ipotetico ovulo. Quando si parla di uno zigote si parla di uno zigote vero e reale che esiste davvero e non una mera ipotesi, una mera potenzialità;

3. infine, come avevo già accennato in precedenza, il genoma non è solo una questione di mera “informazione” ma è questione di struttura (non chimica che è sempre quella). Che poi questa struttura comporta anche la connotazione dell’informazione genetica questa è una cosa insita nella natura stessa del DNA. C’è quindi una differenza strutturale tra due sezioni di DNA separate e il DNA risultante da queste due sezioni che si uniscono.
La struttura-informazione del DNA dei due gameti separati è diversa da quella dello zigote sia in senso statico che dinamico. In senso dinamico perché le interazioni che avvengono tra due DNA separati non sono le stesse di quelle che avvengono nell’ambito di un unico genoma completo quando questi due DNA si riuniscono in un unico DNA. In senso statico perché nel riunirsi le due sezioni di genoma danno luogo a un patrimonio genetico nuovo. Posso fare un esempio molto semplicistico per evidenziare questo fatto.
Supponiamo di avere due organismi viventi a riproduzione sessuata con una struttura genetica molto semplice, ognuno dei genomi dei due organismi è composto da appena due coppie di geni che sono i seguenti (ATTENZIONE: le lettere non si riferiscono alle basi azotate del DNA, ma vogliono solo indicare i singoli geni):

primo organismo: |A-B C-D|
secondo organismo: |E-F G-H|

i gameti di questi due organismi saranno pertanto:

gameti del primo organismo: |A C| |B C| |A D| |B D|
gameti del secondo organismo: |E G| |E H| |F G| |F H|

Adesso i due organismi si accoppiano e generano un figlio che sarà composto, per semplicità, dal primo gamete di ognuno dei due genitori, ossia: |A C| e |E G|.
L'organismo figlio avrà quindi il seguente genoma: |A-E C-G|.

Ora secondo voi i due patrimoni genetici |A C| e |E G| sono la stessa cosa di quello completo |A-E C-G|? A me non sembrerebbe proprio. E questo anche a prescindere dal fatto che i singoli geni, seppure qui sono indicati con lettere differenti, siano uguali tra loro. Il fatto stesso che un genoma è REALEMENTE completo e non solo IPOTETICAMENTE fa si che siamo in presenza di un nuovo organismo REALMENTE ESISTENTE.
Inutile mettere la parola “dignità” tra virgolette evidenziando una pessima “ironia”, come è ormai inutile spiegare perché le “teorizzazioni” filoabortiste fanno uso di “ragionamenti” contorti basandosi su una pseudologica con la quale, tra le tante cretinate che dicono, prima pretendono di mettere, con pseudoargomentazioni, gameti e zigote sullo stesso “livello” per poi concludere che non avrebbe senso attribuire a un nuovo organismo umano gli stessi diritti di un essere umano che si trova in una fase di sviluppo in cui è conveniente (agli scopi permissivi nei riguardi dell’aborto) riconoscere tali diritti per il motivo che questo zigote… è la stessa cosa dei due gameti che lo hanno formato!
Inutile precisare anche che un essere umano è sempre un organismo, anche da adulto…

Esseri umani non lo si "diventa", esseri umani lo si è fin dal principio, dall'inizio dell'esistenza. E il nostro inizio, la nostra origine sta proprio in quella cellulina chiamata "zigote", lì c'è già tutta la nostra umanità con tutto ciò che ne consegue. Questa cellula è un qualcosa di essenzialmente, ontologicamente e biologicamente diversa dai due gameti che l'hanno formata.
Le paraculate abortiste usano tutti i contorcimenti paralogici immaginabili pur di negare questo fatto e pur di negare il fatto che l'aborto è una pratica barbarica perpretata legalmente da quelle società che hanno la presunzione di ritenersi i "lumi" della civiltà moderna. E quando sono alle strette affermano che l'esposizione di questi dati di fatto è "demagogia". Già, infatti sostenere la sacralità della vita umana è demagogia, proprio così.