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Prigionieri di fantasmi

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Nei suoi “Pensieri” il filosofo e scienziato francese Blaise Pascal affermò che noi umani siamo impossibilitati di vivere pienamente il presente perché troppo occupati ad inseguire e anticipare il futuro che tarda a venire e a trattenere e pensare al passato che troppo presto sfugge. Schopenauer afferma invece che futuro e passato sono delle illusioni e che in realtà esiste solo il presente. Tutto il tempo è un presente continuo in cui la nostra mente si rappresenta un passato attraverso i ricordi e un futuro attraverso l’attesa. Questo mentre Heidegger sostiene che l’Uomo non è altro che una corda tesa verso il suo futuro che altro non è che il destino di morte, un essere nato per la morte e che cerca distrazioni da questo momento fatale in una modalità inautentica dell’essere-proiettato-nel-mondo. Si tratta di interpretazioni idealistiche. Molto più realistica è la folcloristica definizione di presente come illusione fatta dal noto filosofo-attore Luciano De Crescenzo nel suo film “…

10 anni di blog

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Il 2 gennaio di quest'anno, 2016, questo blog, nato il 2 gennaio 2006, ha compiuto ben dieci anni. Ne è passato di tempo! Il prossimo 2 gennaio, nel 2017, ne compirà 11. Ma ci tenevo a commemorare il decimo anno che è più suggestivo, sebbene in netto ritardo. Io non ero qui e non ho fatto in tempo a commemorare questo genetliaco che ricopre un lasso di tempo in cui tante cose sono accadute e tanta acqua è passata sotto i ponti. E questo sia "fuori" di me, negli eventi che hanno caratterizzato la mia vita, ma soprattutto DENTRO di me. Si perché spesso trascuriamo il fatto che il trascorrere della vita, l'andare del tempo comporta, è vero, eventi mondani e privati che ci segnano, ma ancor di più sono gli eventi interiori, i cambiamenti della nostra anima a determinare maggiormente la nostra esistenza. Questo perché da questo angolo di visuale, da questa nostra piccola torretta qual è il nostro spirito, dipende in buona parte il senso, il colore e il significato che gli…

La parola

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Sarebbe bastata una parola per aprire nuove strade e viali fioriti da percorrere insieme.
Sarebbe bastata una frase per aiutarmi ad aprirmi l’anima.
Sarebbe bastato un gesto per far vibrare il mio cuore.
Sarebbe bastata una mano tesa per essere vicini.
Ma ogni porta è stata chiusa, ogni apertura serrata.
E ora l’autunno è alle porte, i colori sbiadiscono, la terra inaridisce e l’animo si chiude.
E il vento porta con sé gelidi presagi.
E non resta che questa vasta distesa di rimpianti.

Psicopatologia dell'abortismo

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La concezione che gli abortisti hanno di vita umana potrebbe essere molto simile a quella che si ha di automobile, ossia come se un essere umano fosse un assemblato di pezzi che solo una volta montati danno il prodotto finale. Così come le parti che compongono un'automobile non sono un'automobile finché non sono montate allo stesso modo un essere umano non sarebbe umanamente "compiuto" finché non presenta alcune caratteristiche che, a detta degli abortisti stessi, sarebbero fondamentali per poter attribuire a un insieme di cellule la qualifica onorifica di "essere umano". A prescindere dall'autoreferenzialità degli abortisti secondo i quali le loro stesse definizioni costituirebbero le basi di certezza per l'umanità di un organismo, c'è da dire che ciò è ontologicamente sbagliato in quanto è più che certo che un organismo umano non si forma da un assemblamento di parti ma è un ente unico e completo dal concepimento fino alla morte in tutte le s…

Il rasoio di Occam e la vita umana

Stando al rasoio di Occam (http://www.treccani.it/enciclopedia/guglielmo-di-occam e http://it.wikipedia.org/wiki/Rasoio_di_Occam) la soluzione più semplice è quella più attendibile. Questo principio suggerisce di evitare di fare più assunti del necessario. Sarebbe a dire:
Tale principio, alla base del pensiero scientifico moderno, nella sua forma più immediata suggerisce l'inutilità di formulare più assunti di quelli che si siano trovati per spiegare un dato fenomeno: il rasoio di Occam impone di evitare cioè ipotesi aggiuntive, quando quelle iniziali sono sufficienti. Se una teoria funziona è inutile aggiungere una nuova ipotesi.
Ora tra la definizione di essere umano come organismo vivente che esiste dal concepimento e quella secondo la quale un essere umano è dato dai suoi "organi formati" - e da qui la necessità di definire anche cosa s'intende per "organi formati" - quale delle due è più semplice? Io direi la prima. E tra il dire che un essere umano esiste…

L'etica e la giustizia

Nessuna persona e nessuna società attualmente esistente è lo specchio fedele di ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Ma ciò che è giusto e ciò che è sbagliato è dato da principi etici che possono variare col tempo ma che fondamentalmente sono fermi su certi pilastri fondamentali. E questi pilastri fondamentali si basano su cose che non si possono negare. Il fatto che la vita di un essere umano inzi dal concepimento è un dato di fatto oggettivo e incontrovertibile. E se la nostra società ha come valore la vita umana e la difesa della vita, è una società incoerente se permette l'uccisione di esseri umani in nome di un'astrusa "libertà di scelta". Ecco cos'è in fondo l'ingiustizia: un'incoerenza di fondo. La legalità dell'aborto è un'incoerenza di fondo che stride coi più basilari principi di giustizia della società moderna.

Aborto e responsabilità

Se io voglio comprare un immobile e ne verso l'acconto, in caso cambiassi idea perdo i soldi dell'acconto. Se anche per errore e senza volerlo supero i limiti di velocità e il photored mi “acchiappa” mi giunge la multa a casa. In ogni cosa che facciamo dobbiamo assumerci le responsabilità delle conseguenze delle nostre azioni. Anche se tali conseguenze non erano né volute né previste. Ma una donna che si fa ingravidare per "errore" o se per qualsiasi motivo cambia idea deve essere "libera di scegliere" di poter uccidere il proprio figlio non voluto. Le donne sono autorizzate a non doversi assumere la responsabilità dei propri atti. E in nome di tale “libertà” si sacrificano vite umane. Anzi, in nome di tale “libertà” delle vite umane sono appositamente definite “non umane”.