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Visualizzazione dei post da Gennaio, 2009

Solo una cosa...

Solo una cosa è eterna e immortale: la morte.
Solo una cosa è libertà da tutti i bisogni: la morte.
Solo una cosa è annullamento di sofferenze, speranze, disperazione e agonia: la morte.

La vita è l'antitesi di tutto questo? Può darsi. E forse è proprio questo che la rende più affascinante della piatta e vuota morte.

Vitalità

Se non avessimo bisogno del sesso saremo indipendenti dall'altro sesso, se non avessimo bisogno di mangiare saremo indipendenti nei confronti delle risorse alimentari, se non avessimo bisogno di bere saremo indipendenti nei confronti dell'acqua. Ma saremo vivi poi?
La vita è forse un continuo avere bisogno? Puoi sublimarlo e gestirlo, ma è il bisogno che ti rende vivo e quanto più ne hai più sei vivo, meno ne hai meno sei vivo. La morte è la scomparsa dei bisogni.
Quindi si potrebbe evincere che la vita è l’antitesi della libertà dai bisogni e che l'aumento dei bisogni è aumento di vitalità?
La società consumista odierna è la massimizzazione della vitalità umana? Forse, ma a tutto c'è un limite.

Avanti

Ogni giorno aggiungiamo un mattoncino affinché chi viene dopo di noi trovi la strada già spianata, abbia vita più facile di noi, parta a un livello più alto del nostro livello di partenza. Ma perché? Perché facciamo questo? Perché mai chi viene dopo di noi dovrebbe avere vita più facile della nostra? Forse perché altrimenti la nostra vita non avrebbe un senso. Forse la nostra vità serve a aumentare il livello di chi partirà dopo di noi, che in parte negherà ciò che abbiamo fatto, ma lo farà perché è necessario anche distruggere per costruire. E cosa accade a chi ha vissuto meglio di chi è venuto dopo di lui? Maledetti sono quei padri che hanno vissuto meglio dei loro figli!

Giustizia

Giusto e sbagliato, colpa e merito, cosa sono mai queste cose? Etichette che affibbiamo a quei flussi di eventi che vorremo valutare col metro della nostra giustizia, della giustizia che applichiamo nella nostra società, ossia in quel flusso di eventi messi in atto da noi e dai nostri simili.
Ma cosa importa di noi all’universo? Che senso ha dire che una persona merita o non merita una certa “sorte”. Quando una persona che noi consideriamo buona e che si comporta bene si ritrova in una situazione sgradevole o chi consideriamo malvagio e immeritevole e gode di uno stato di benessere tutto ciò lo chiamiamo “ingiusto”, mentre al contrario troviamo sia giusto che il buono stia bene e il malvagio stia male in misura della propria bontà e malvagità. Misura, ma chi è che dà questa misura se non noi? Che altro vuol dire tutto questo se non che a noi piace che le persone che ci piacciono stiano in situazioni che troviamo gradevoli e al contrario desideriamo condizioni meno gradevoli per coloro …

Desiderio di eternità

Il mitico "desiderio di eternità" instillato nel cuore e nella mente dell'uomo può essere scisso in due aspetti. Il primo consiste nel desiderio di capire l'eternità e il secondo nel desiderio di vivere l'eternità.
Si tratta di due aspetti alternativi e incompatibili tra loro in quanto chi capisce l'eternità non desidera viverla e chi desidera viverla non l'ha capita.

Seghe mentali

Chi non sa cosa vuol dire faticarsi la vita rischia di farsi seghe mentali e in ciò che pensa e che dice si riscontrerà un'alta percentuali di seghe mentali.

Ai consiglieri accaniti

Chi vuol fare del bene a una persona le dia dei soldi e non dei consigli. Casomai i consigli glieli chieda.
I soldi, infatti, giovano a chi li riceve, i consigli giovano a chi li dà.

Libertà senza mezzi

La libertà senza mezzi è come una schiavitù senza lavoro.

Gocce

Siamo gocce di un oceano che non riusciamo a trovare.

QUESTA META' DELLA TERRA di Rino Dalla Vecchia

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Un’opera sinfonica. È questa che mi viene alla mente leggendo il libro di Rino Dalla Vecchia “Questa metà della Terra”, col suo tono problematico e meditativo, spesso, purtroppo, addirittura vittimistico e patetico, come un lento. Tono alternato a delle vere e proprie stoccate che assumono alti toni lirici. È un libro questo che stimola la riflessione, drammatico, direi forse inquietante. L’autore compie un meticoloso excursus della panoramica giuridica e madiatico-culturale concernente i rapporti tra i sessi, evidenziandone la natura faziosa e di parte, fortemente antimaschile, degli ultimi anni. Le fonti prese in considerazioni sono tra le più varie e le più popolari: sentenze della magistratura, leggi, normative europee, articoli di riviste molto diffuse, libri di letteratura generale e di varie correnti femministe e così via. Considerazioni spietate, spesso forse esagerate, ma volte a smascherare le incoerenze e le distorsioni dell’influenza che il femminismo ha avuto nella società o…