Da "Aborto del mondo civile - Manifesto antiabortista laico"



Viviamo in un paese in cui le droghe sono vietate (con un ingente dispendio di uomini e mezzi a scopi repressivi) perché fanno male alla salute di chi le assume nel pieno delle sue facoltà mentali, la pillola abortiva che ammazza un altro essere umano è legale.

Viviamo in un paese in cui un pluriomicida non può essere condannato a morte perché non è prevista la pena di morte ma un bambino innocente può essere eliminato con la "sentenza" della madre.

Le norme giuridiche attribuiscono soggettività giuridica, e quindi titolarità di diritti generici quali i diritti umani e la facoltà di contrarre diritti particolari, a categorie di soggetti quali “cittadini” o “persone”. La base fondamentale della soggettività di diritto è la cosiddetta “persona fisica”. È persona fisica ogni essere umano… nato vivo.

L’essere umano è un essere appartenente a una specie zoologicamente ben definita come Homo Sapiens Sapiens appartenente al genere Homo e facente capo all’ordine dei primati.

Una specie è un insieme di individui che è geneticamente compatibile, quindi che hanno la potenzialità di avere gli stessi discendenti. Il patrimonio genetico, quindi, attraverso l’incrocio genetico con cui “comunicano” gli individui nel corso delle generazioni, rappresenta un patrimonio biologico comune a una specie e la specie a sua volta si fonda sulla “messa in comune” del patrimonio genetico.

I criteri che furono usati per classificare le varie specie animali risalgono ai tempi di Linneo, prima delle più recenti scoperte in campo biologico e soprattutto genetico. Si fondano per lo più su criteri somatici e sull’evidenza di alcuni caratteri particolari e non su una base strettamente genetica. È quindi molto probabile che molte forme di vita che si ritenevano facente capo a più specie, all’esame del patrimonio genetico si possano rivelare appartenenti a una medesima specie e viceversa. Ma la nostra specie invece è ben distinta dalle altre anche per via del fatto che rappresenta ormai l’unica specie del genere Homo a cui fa capo e sappiamo che tutti coloro che vengono definiti “esseri umani” appartengono alla medesima specie. Quindi la specie in senso genetico – che sembrerebbe la classificazione più basilare delle forme di vita – corrisponde, a quella “somatica” – ossia classificata più in “superficie”, sulla base di mere apparenze.

La persona è l'essere umano e noi siamo esseri umani da quando esistiamo. La nostra esistenza è un dato oggettivo, ma c’è da "stabilire" quando inizia. Non è irragionevole ritenere che inizi dal momento in cui ci sono le basi fondamentali del nostro essere, e qual è la base più fondamentale e profonda del nostro essere se non il nostro patrimonio genetico? Direi quindi che noi esistiamo, e quindi siamo esseri umani e quindi persone, da quando si forma il nostro patrimonio genetico, ossia dal momento del concepimento, dal momento in cui lo spermatozoo feconda l'ovula e forma uno zigote col patrimonio genetico che è la base del nostro esistere. E la legge che deve tutelare e garantire i diritti degli esseri umani dovrebbe tutelarci e garantire i nostri diritti da quando siamo concepiti e già esistiamo.

Il feto o l'embrione umano è quindi una persona, un essere umano.

Tutte le chiacchiere che ho finora letto e ascoltato non valgono a dimostrare l'inumanità dell'embrione... umano (concetto già di per sé illogico).

Lo zigote umano ha un patrimonio genetico umano completo, un NUOVO patrimonio genetico. Quindi sostanzialmente è già un nuovo essere umano.

Questo non vuol dire che una persona sia ridotta a un patrimonio genetico ma solo che il patrimonio genetico è alla base dell'esistenza di una persona. Così come il punto non è la struttura del genoma quanto la sua continuità nella riproduzione umana.

Qualcuno potrebbe dire che il criterio che ho spiegato per determinare in maniera abbastanza precisa il momento della nostra esistenza e della nostra umanità sia a sua volta arbitrario.

Vorrei far notare che è comunque meno arbitrario del considerare essere umano il nato vivo. E' assurdo asserire che il bambino appena uscito dal ventre materno sia qualcosa di diverso da quello che fino a qualche giorno prima era dentro la pancia della madre.

Altri elementi poi, tipo onde cerebrali, forma umana e via dicendo, questi si che sono arbitrari. Si tratta di tutte cose che sono dovute al fatto che siamo esseri umani, cioè sono caratteristiche derivate dal nostro essere. Non sono le onde cerebrali o il fatto che abbiamo due mani a farci umani, ma è bensì il fatto che siamo umani che comporta il fatto che abbiamo onde cerebrali e due mani.

Questo non vale per il patrimonio genetico: è assurdo asserire che il fatto che siamo umani faccia in modo che abbiamo un patrimonio genetico umano. Al contrario: è il fatto che abbiamo un certo codice genetico che ci fa quel che siamo, che ci fa esseri umani.

Tutte le concezioni di "umano" che non tengono conto della matrice biologica si fondano su presupposti stupidamente spiritualisti.

E poi da quel che so una persona può perdere una mano, può perdere un occhio, può perdere la parola e anche la ragione, ma non ho mai sentito nessuno che perdesse il proprio... DNA.

E anche concepire un essere umano senza un patrimonio genetico umano mi sembrerebbe piuttosto difficile.

Ora si potrebbe dire che il fatto che abbiamo un certo DNA che ci fa umani deriva dal fatto che questo deriva da DNA di altri due esseri umani. Ovvio, è proprio questo il punto, come il fatto che il momento costitutivo del nuovo DNA è nella fecondazione dell'ovulo da parte dello spermatozoo, prima questo DNA non esisteva. Esistevano solo due metà di DNA appartenenti a organismi adulti, i genitori.

Anche la storia del "progetto di vita" è assurda, un pavido tentativo di mantenersi sul "moderato". L'embrione è una vita, non un progetto di vita, una vita con DNA umano completo, una vita umana.

La realtà è che la non umanità dell'embrione umano è solo un'apparenza.

Ma anche se volessimo dare a questo concetto astruso il beneficio del dubbio, seppure se volessimo proprio dubitare dell'umanità dell'embrione umano, allora dovrebbe valere il principio di prudenza che è stato tanto sbandierato per gli OGM: prima di introdurre una novità bisogna dimostrare che questa novità non sia dannosa per la vita umana. Ebbene se non c'è sicurezza che l'embrione umano non sia umano allora in base a questo principio si dovrebbe vietare l'aborto per il principio di prudenza: lo si dovrebbe acconsentire solo quando sarebbe dimostrato con certezza che non lede ad alcuna vita umana, anche se l'umanità di quella vita fosse solo una possibilità.

Ogni altro parametro che stabilisce diversamente è del tutto arbitrario e strumentale per fini politici e ideologici.

Se è stato consentito l'aborto è per altri motivi, non certo perché siano caduti dei "pregiudizi" sul concetto di vita umana. Anzi, i pregiudizi si sono moltiplicati.

Ma ammettere questo porrebbe le donne nei confronti delle loro responsabilità. Cosa inaudita in un'epoca che ha fatto della donna il suo nuovo Dio.

Si conta che da quando è entrata in vigore la "civile" legge 194 siano stati UCCISI circa 4 milioni e 800 mila bambini non ancora nati. CIFRE DA GENOCIDIO!

La verità è che non siamo mai usciti dal medio evo ma viviamo in un medio evo rinnovato, tecnicizzato, asettico, dove invece di bruciare la gente sui roghi la si uccide negli uteri senza che facciano rumori e rompano più di tanto.

Viviamo in un'epoca che ha sostituito il culto del Dio Padre con quello della Dea Madre, dell'Uomo fatto Dio in quello della Donna fatta Dea. All'autorità che lo stato dava alla Chiesa di stabilire i parametri secondo i quali stabilire chi doveva vivere e chi morire si è sostituita quella che lo stato dà alle donne di stabilire chi è un essere umano e chi non lo è. Milioni di bambini ficcati nell'utero col contributo incosciente delle loro madri vengono dichiarati da queste non umani e fatti fuori perché romperebbero loro le uova nel paniere.

Questa è la "moderna", "civile" e "laica" società in cui viviamo oggi.

I filosofi e i teologi medievali intuirono che il momento del concepimento rappresenta un momento importante per la "fondazione" di un nuovo essere umano e spiegarono questa intuizioni con l'uso di concetti errati come quello dall'anima insufflata da Dio. Questo perché non conoscevano la genetica. la genetica ha riscoperto la fondatezza delle loro intuizioni, seppure su un piano diverso: la natura umana non proviene dall'esterno, da una dimensione divina come ritenevano un tempo, ma dall'interno, dalla stesso struttura auto perpetuante della vita.

Una società che si fondasse su basi culturali realmente scientifiche, alla luce delle più recenti scoperte in campo delle biologia e della genetica, dovrebbe ritornare in parte sui passi dei filosofi e dei teologi medievali e assimilare l'aborto all'omicidio o, se vogliamo, all'infanticidio, un infanticidio prenatale.

Ma l'apparenza della non umanità dell'embrione umano è strumentale all'idolatria femminista.

L’idolatria femminista che ha sostituito il Corpo di Cristo col Corpo della Donna, è strumentale a una rozza e disastrosa politica demografica fondata sulla repressione (si, repressione e non "controllo"!) delle nascite. Questo perché la crescita della popolazione comporta l’alterazione di equilibri di sistema, solleva l’esigenza di un passaggio di sistema col superamento del sistema socio-economico vigente e la corrispondente necessaria rottura degli equilibri di potere vigenti.

L’attuale politica demografico-femminista distruttrice di vita ha quindi uno scopo pedissequamente conservatore dietro l’apparenza di un falso progressismo laicista. Inoltre il non considerare come esseri umani un'intera categoria di persone è un atto di razzismo, l'abortismo è quindi un'ideologia altamente razzista.

Se gli apologeti dell'aborto riflettessero un po’ su ciò che dicono con la mente libera dalle paure, dai pregiudizi, e da quel gretto pragmatismo giustificativo che in genere li caratterizza, forse si renderebbero conto di come si autocontraddicono in continuazione, come la stessa ideologia abortista che appoggiano. Prima accusano l’antiabortismo tout court di essere “spiritualista”, poi denunicano una presunta “sotto-cultura cattolica” (giustamente l'antiabortismo deve essere "per forza" cattolico...) di fare uso di principi materialistici. Affermano che non esistono basi oggettive per stabilire quando si ha a che fare con un essere umano e che l’attribuzione dell’umanità a un essere sarebbe solo una questione di pragmatismo spicciolo (leggi: paraculismo) della serie “si danno (sic!) i diritti a chi ne ha bisogno (oppure, detto più esplicitamente, a chi c’è interesse a “darli”)”, magari sulla base di un’ambigua “attività cerebrale” (diamo i diritti umani pure ai cani visto che anche loro hanno una “attività cerebrale”?), seppure non risulta che ci sia un momento preciso in cui si forma un sistema nervoso, essendo questo un processo graduale. Però poi dicono che quanto dicono gli antiabortisti laici sarebbe “oggettivamente” sbagliato e spesso ciatano testi che vorrebbero dimostrare “oggettivamente” che l’embrione non sarebbe una persona.

Gli (il)logici contorcimenti che bisogna fare per negare il fatto che l’aborto altro non è che un omicidio legalizzato per scopi politici, economici, storici e ideologici sarebbero piuttosto grotteschi se non avessero per oggetto una cosa abbastanza seria qual è la vita umana.

Non è certo usando la logica a proprio piacimento e tacciando come “dogmi” le conseguenze di un ragionamento che ci si rivela “antidogmatici”. Tutt’altro, un dogma non è la conseguenza di un ragionamento logico fondato sull’osservazione della realtà e di elementi scientifici certi, ma consiste nel fissare come dato indiscutibile un elemento arbitrario di un ragionamento, un po’ come fanno alcuni tirando in ballo la “attività cerebrale”. Perché questa dovrebbe essere tanto importante per considerare umano un organismo?

Anche l’invenzione di categorie inesistenti col mero scopo di sminuire l’importanza dell’embrione umano e falsarne la natura, tipo “grumo di cellule”, “progetto di vita” e via dicendo, non è che sia indice di un utilizzo sano della razionalità. Non esiste nessun “grumo di cellule” e nessun fantomatico “progetto di vita”, esiste l’organismo umano che adesso è zigote, poi morula, poi embrione, poi feto, poi neonato, poi bambino o bambina, poi ragazzo o ragazza, poi uomo o donna, fino a diventare, se è più o meno fortunato, vecchio e morire. Sono tutte fasi di sviluppo che attraversa l’essere umano dal concepimento alla morte.

L’attività cerebrale al massimo può essere un buon indice del passaggio dalla vita alla morte clinicamente accertata, che consiste in una sorta di punto di non ritorno, uno stadio di processo degenerativo delle attività vitali in cui una persona non è più recuperabile e può essere considerata morta – seppure la morte in realtà è un processo molto più graduale di quanto normalmente siamo portati a credere. Ma non è l’attività cerebrale che fa in modo che un organismo possa essere considerato umano. Possono altresì essere stabiliti dei parametri per disciplinare la pratica dell’eutanasia, ma questo è un altro discorso. Qui si parla di organismi sani e in formazione non di malati terminali magari adulti e consenzienti.

Né tantomeno l’affermazione che sarebbe l’Uomo a stabilire arbitrariamente cosa è umano e cosa non lo è, cosa sarebbe “meritevole” di avere diritti e cosa no, è indice di laicismo e ragionevolezza. Si tratta solo di un pragmatismo di bassissimo livello. I principi etici e di diritto non si stabiliscono secondo i comodo di turno e il loro fermo rispetto non costituisce affatto un dogma.

Attribuire poi l’antiabortismo laico per forza al cattolicesimo per vie traverse è segno di ristrettezza mentale.

L’ideologia abortista oggi prevalente si arrampica sugli specchi e fa parecchie deroghe ai più elementari principi logico-scientifici pur di autogiustificarsi. Anche perché solo chi ha il prosciutto sugli occhi può non notare il fatto che finora ci sono stati molti più interessi a rendere l’aborto legale che non illegale.

I diritti umani non si danno a chi “ne ha bisogno”, ossia a chi fa comodo darli, ma si riconoscono a tutti gli esseri umani. E l’Uomo ha il dovere verso se stesso di stabilire su basi certe e incontrovertibili chi sono gli esseri umani. Dovere che non c’entra niente con la metafisica ma che costituisce la base dei più elementari principi che dovrebbero regolare una società veramente civile.

La società umana è un’organizzazione che fa uso dell’intelligenza per garantire la sopravvivenza e il benessere della specie e non un consorzio metafisico fondato su presupposti astratti e con finalità astratte come ritengono alcuni sedicenti razionalisti.

Il razzismo abortista agisce come tutte le ideologie che hanno fatto e fanno da sostegno etico-morale alle politiche fondate sullo sterminio e sul genocidio. Essa attua una separazione tra gli esseri umani sulla base di parametri che non costituiscono nessuna reale base oggettiva di distinzione ma che sono del tutto arbitrari e di comodo. Crea così una gerarchia tra gli esseri umani con apposite etichettature sulla base di tali parametri attribuendo così ai diversi livelli gerarchici diversi “gradi di umanità” e quindi diversi ordini di priorità di diritti. Riconosce così maggiore priorità di diritti alla categoria di esseri umani “superiore” e minore a quella “inferiore” subordinando anzi i diritti di questi ultimi alla volontà dei primi.

È un razzismo così radicato che i morti e gli uccisi prima di nascere non entrano neanche nelle statistiche ufficiali dei decessi.

Secondo alcune correnti di questa ideologia l’embrione umano attraverserebbe una sorta di “zona grigia”, un periodo in cui l’embrione non è “pienamente sviluppato” (e ci mancherebbe!) che va dal concepimento fino a un momento mal precisato (e forse imprecisabile) in cui può essere considerato un essere umano a tutti gli effetti perché… “pienamente sviluppato”.

Ebbene questa “zona grigia” è un’invenzione, una finzione volta a giustificare l’infanticidio prenatale. In realtà non c’è nessun momento provvisorio in cui l’embrione non può essere considerato umano. Il momento della fecondazione dell’ovulo è un momento di singolarità in cui due cellule provenienti da due individui più o meno adulti, i genitori, e con un genoma che, seppure incompleto, è riconducibile completamente a questi due organismi, si fondono a formare una cellula con genoma umano completo e non riconducibile a nessun altro individuo che non sia lo zigote stesso. Ci sono qui tutti gli elementi ontologici perché lo zigote possa essere considerato un essere umano allo stato unicellulare, stato che ovviamente tutti abbiamo attraversato.

Tra l’altro cosa vuol dire che l’embrione non è “abbastanza sviluppato” per poter essere considerato un essere umano? Assolutamente niente. Un neonato è abbastanza sviluppato per potere essere considerato un essere umano? E un ragazzo di vent’anni? Un uomo di novant’anni? Un feto di poche settimane prima di nascere? Certamente si, risponderebbero i cultori della discriminazione verso l’embrione. Ma non si rendono conto di quanto le differenze che intercorrono tra quegli stadi di sviluppo in cui un organismo “può” essere considerato persona e quelli in cui “non può” essere considerato tale sono illusorie, arbitrarie, dovute a dei pregiudizi e non a parametri oggettivi. A dei pregiudizi e a un senso di familiarità: è ovvio che tendiamo a considerare umano ciò che presenta, seppur vagamente, le forme e l’aspetto di un uomo. Questo è dovuto alla nostra esperienza quotidiana ma non ha nulla a che fare con una conoscenza approfondita della struttura basilare della vita umana. Si tratta di un giudizio istintivo, superficiale, empirico e che non tiene conto di un esame approfondito della realtà della vita.

Io non voglio contraddire i principi logico-scientifici, né intendo introdurre elementi che sono estranei alla scienza, ma è la stessa scienza odierna che contraddice le scuse ideologiche degli abortisti.

La scienza dice che gli esseri umani fanno capo alla specie Homo sapiens sapiens e che quindi sono riconducibili a una specie animale zoologicamente ben definita.

La scienza dice che una specie vivente è costituita da un insieme di individui geneticamente compatibili tra loro e che quindi possono avere discendenti fertili comuni. Questo stabilisce che c'è una base genetica alla natura di una specie e quindi la natura umana ha una base genetica.

La scienza dice che al momento del concepimento si forma lo zigote che ha un patrimonio genetico completo. E da qui se ne evince che lo zigote possiede già le basi di una nuova individualità appartenente alla specie umana, ergo lo zigote è già un essere umano.

Quindi l’assioma logico – e non ideologico - Dna umano --> essere umano --> diritti umani, non è un “dogma”, è un fatto che scaturirebbe se la società si fondasse realmente su presupposti logico-scientifici e non ideologici. Ovviamente parlo di una società genuinamente democratica che riconosce e garantisce i diritti umani e non che li “concede” a suo arbitrio a chi ritiene ne abbia “bisogno”, o meglio a chi le fa comodo.

Ribadisco i due principi di logica e di etica. Logica: il Dna umano comporta che si ha a che fare con un essere umano; etica: l’essere umano è sempre titolare di diritti umani, tra cui, in primis, il diritto alla vita.

Però, guarda caso, lo zigote non è considerato un essere umano e si tirano in ballo tutti contorcimenti mentali pur di confermare l'assurdo concetto di non umanità dell'embrione umano.

Onde cerebrali (il forno a microonde è un essere umano?), una fantomatica "senzienza" dal sapore new age, un'ambigua "attività cerebrale", un concetto altrettanto ambiguo di "organismo sviluppato". Tutto questo si che ha del dogmatico oltre a un sapore altrettanto metafisico del concetto di anima immortale.

E perché invece non riconosciamo l’umanità di un organismo sulla base del pollice opponibile? Oppure riconosciamo come esseri umani solo coloro che camminano su due piedi e con statura eretta. Quindi tutti i bambini che non sanno ancora camminare e che gattonano non sono esseri umani.

Un principio veramente razionale, logico e scientifico vorrebbe che il nostro essere si basi sul cuore della vita, cioè il Dna e che tutta l’etica e la normativa giuridica si adegui a questo principio. Ogni altro parametro diverso dal principio genetico si fonda solo su pregiudizi.

Si badi bene però che io ho detto il nostro essere non il nostro modo di essere, ossia il modo con cui veniamo su, che dipende anche da svariate variabili ambientali e di eventi con cui ha interagito un organismo vivente, soprattutto complesso quale è l’essere umano.

Anche il tanto divinizzato sistema nervoso – che altro non è che un mezzo, una strategia, per sopravvivere “elaborata” da quel “ramo” della vita a cui noi apparteniamo nel corso della sua evoluzione – esiste grazie al Dna umano. Senza questo non ci sarebbe cervello, né intelligenza, né coscienza, né tutto ciò che spesso è spacciato, con un che di metafisico – in salsa “laica” o religiosa – come una specie di fine ultimo dell’esistenza e non come un mezzo di questa, un modo di essere che ci caratterizza, qual è realmente.

La vita è un fatto di sostanza non di forma. La vita può prendere diverse forme ma la sua sostanza basilare resta comunque un sistema complesso che si autoperpetua con appositi meccanismi evolutivi. La base di questo sistema è il Dna. La comunione del Dna tra un insieme di individui attraverso la compatibilità genetica definisce una specie. La specie umana, l’Homo sapiens sapiens è la nostra specie con la sua comunione genetica di base. L’essere umano è una forma di vita particolare con le sue peculiarità, tra cui l’intelligenza. Ma queste peculiarità sono strategie che la nostra specie ha sviluppato nel corso della sua storia evolutiva per rispondere alle esigenze che via via le si ponevano e per proseguire nella sua continuità. Sono un mezzo non un fine. E tanto meno il fine ultimo che di per sé è un’incoerenza logica. Meno “spiritualista” di così… forse la si può definire una visione “biologista” della vita ma non certo spiritualista.

Ma anche la stessa vita quotidiana ci dice quanto il Dna sia centrale per la nostra esistenza. Se così non fosse non esisterebbe il diritto ereditario. Il fatto che una persona, mio figlio, abbia una parte del mio Dna – detto popolarmente il mio “sangue”, ma il concetto è quello – perché mai dovrebbe essere tanto importante?

Per inciso: gli scimpanzé avranno pure un patrimonio genetico simile al nostro ma non sono figli di esseri umani né gli esseri umani sono figli di scimpanzé. E qui sta il punto, non è la struttura del patrimonio genetico il nodo centrale ma il fatto che sia umano, derivi da esseri umani e dia luogo a un organismo umano.

Ma immagino che per gli abortisti neanche questo sia importante. L’importante è che si possa abortire più o meno liberamente. L’importante è piegarsi supini al principio religioso della sacralità del corpo femminile che richiede la messa in secondo piano di altri tipi di diritti. E ogni scusa che giustifichi questa “libertà” e che si pieghi a questa sacralità particolare è buona. Il fine giustifica i mezzi.

Tutte le pseudoargomentazioni a favore dell’aborto dimostrano quanto questo sia penetrato - o meglio sia stato inculcato quasi con uno stile da lavaggio del cervello orwelliano – nella coscienza della gente come qualcosa di "assolutamente necessario" e ogni contorcimento (il)logico, ogni deroga di principio, ogni pregiudizio è buono pur di legittimarlo e giustificarlo.

Basti pensare a quella tra le più ingenue che pretende di identificare e confondere il corpo del bambino con quello della madre.

E con queste giustificazioni che ci si vuol mettere l'animo in pace in presenza di una forma di omicidio legalizzata, con un continuo sterminio clinico e silenzioso in atto, fingendo di vivere in paesi "civili" in cui donne "perbene" – magari “povere vittime”, come del resto oggi sono spesso impropriamente considerate le donne – sarebbero “costrette” (sic!) a dare regolare mandato a medici altrettanto "perbene" – che magari farebbero anche un “servizio sociale” aiutando le “povere vittime” – per uccidere decine di milioni di bambini l'anno non ancora nati. Il tutto con l'appoggio della legge e di una morale ipocrita e illogica.

L’aborto si fonda sugli stessi principi su cui si fonda ogni altro tipo di sterminio e di genocidio solo che, riguardando persone che non hanno l’aspetto umano che ci è familiare, ci illudiamo che non sono persone e quindi di vivere in una società “democratica” che avrebbe messo al bando nefandezze varie.

E chi si permette di far notare questa realtà è subito linciato con l’accusa di essere “reazionario”, “oscurantista”, “fanatico”, “visionario” e via dicendo. Mentre giustificare l’aborto è cosa che rende “liberal”, “progressisti”, “ragionevoli”, “laici” e via di questo passo, così che parecchi, per debolezza e per paura, seppure hanno dei dubbi, si guardano bene dal controbattere le assurdità con cui siamo sommersi.

La soluzione pratica per rimettere a posto le cose sarebbe l’utilizzo e la diffusione dei mezzi di contraccezione efficaci ma non invasivi – e oggi si è già a buon punto – ma al contempo assimilare l’aborto all’omicidio aggravato, in quanto omicidio di minore, riconoscendo la fattispecie di reato definibile come infanticidio prenatale. Solo questo farebbe in modo che l’aborto non venga usato come volgare, incosciente e spietata alternativa alla contraccezione.

Inutile e stupido è basare i ragionamenti su quelle che altro non sono che delle eccezioni, quali sono i casi di gravidanza dopo rapporto non consensuale, malformazioni e malattie fetali e rischi sulla salute materna. Una legge è rivolta alla norma non alle eccezione. Può anche contemplare i casi eccezionali e disciplinarli, ma non può certo fondarsi su questi.

Inutile e stupido è utilizzare l’assurda scusa che l’aborto sarebbe un modo per evitare vite sventurate a poveri disgraziati. Se così fosse allora si dovrebbero sterminare anche intere popolazioni di esseri umani già nati, il discrimine che si vuole attuare tra nati e non nati si fonda sui pregiudizi che ho sopra tentato di spiegare.

Inutile e stupido è l’avviso che il divieto di abortire comporterebbe la pratica clandestina di questo delitto. Con questo ragionamento si dovrebbero legalizzare tutti i crimini e i delitti per renderli più “controllabili” e magari per evitare che la “povera” madre assassina vada incontro a inconvenienti sanitari di vario tipo. Magari il furto dovrebbe essere legalizzato per evitare ch i ladri possano infortunarsi fuggendo dopo aver compiuto un “colpo” e via dicendo.

Mi sembra opportuno che un delitto sia vietato e inoltre gli interventi clandestini erano tipici di un’epoca in cui non c’erano metodi efficaci di contraccezione. Oggi il divieto d’aborto comporterebbe più che altro un maggiore ricorso alla contraccezione e al sesso responsabile.

Inutile e stupido è il voler dare anche agli uomini, in particolare ai coniugi, la facoltà di veto sull’aborto. Questo si tradurrebbe solo in una distribuzione del carico di responsabilità riguardante la decisione di sopprimere una vita umana. E nell’ideologia femminista in cui oggi sguazziamo questo comporterebbe solo una colpevolizzazione degli uomini maggiore di quanto oggi non venga esercitata dalla morale prevalente.

Esula invece dalla questione del diritto alla vita quella riguardante la libertà del riconoscimento dei figli da parte dei genitori, oggi molto sbilanciata a favore delle donne le quali, libere di scegliere se abortire o no oltre che di non riconoscere il figlio e di darlo in adozione, vanno spesso a piangere soldi dai padri dei loro figli in caso scelgono di risparmiare la vita del bambino e di tenerlo, o che spesso utilizzano come arma di ricatto.

Caso strano: la piena libertà è data solo a una parte, alla madre, mentre il padre deve sottostare alle libere scelte di costei.

In ogni caso anche il diritto al libero riconoscimento da parte paterna può essere contemplato dalla legge, ma questa è una cosa indipendente dalla questione della legalità o illegalità dell’infanticidio prenatale.

Provvedimenti congeniali potrebbero essere invece quelli riguardanti aiuti da dare ai genitori bisognosi, una disciplina delle adozioni e degli affidi di minori più elastica. Per esempio dare ai genitori bisognosi la possibilità di delegare dei soggetti, quali istituti o famiglie volontarie, per una condivisione degli oneri di allevamento. Dare la possibilità di dare in adozione il minore senza perdere contatti con questo, magari con un’eventuale clausola che permetta a uno o entrambi i genitori di poter riprendere il minore con sé una volta eliminate le difficoltà che impedivano l’espletamento completo dei doveri parentali.

E magari altri tipi di provvedimenti potrebbero essere presi in considerazione per andare incontro alle esigenze di minori e genitori.

Solo così si potrà avere una politica demografica civile e la coscienza a posto senza contorcimenti mentali e deroghe grossolane e ipocrite ai più basilari principi della logica, dell’etica e della morale umana.

La libertà di scelta la si esercita prima di concepire un figlio prendendo gli opportuni accorgimenti oggi abbastanza diffusi o al massimo ricorrendo a pratiche di affido e adozione, ma non certo ammazzandolo. Non ci sono giustificazione per questo.

Oggi ci sono i mezzi, i tempi sono maturi perché l’aborto possa diventare qualcosa di inutile, assurdo, antiquato ed essere così relegato nella pattumiera tra le barbarie che hanno caratterizzato la storia umana. Manca solo la volontà perché i pregiudizi abortisti diffusi da anni sono ancora prevalenti e fin troppo radicati. Ma per fortuna ci sono anche i segni di una presa di coscienza. Per esempio sempre più medici e persone appartenenti a personale paramedico si dichiarano obiettori di coscienza rifiutandosi di effettuare interventi di aborto. Ma un segno molto importante è il fatto che sempre più persone non religiose, che siano atei, agnostici o più vagamente non credenti o laici, prendono posizioni contro l’aborto, mettendo così fine a quella sorta di monopolio sulle posizioni antiabortiste detenuto per lo più dalla chiesa cattolica per motivazioni teologico-religiose e all’ormai superato dualismo antiabortismo-cattolicesimo che utilizzava di massima argomentazioni di ordine metafisico, ben poco scientifiche e di dubbia credibilità.

L’allargamento del fronte antiabortista verso fasce di popolazione non credente sta comportando un ampliamento di vedute, una presa di coscienza più radicata e l’ausilio di argomentazioni concrete e di carattere scientifico che prendono in considerazione la base reale stessa della vita umana.

Sarebbe ingenuo illudersi che questi segni siano premonitori di un cambiamento a breve termine, tutt’altro. Il razzismo abortista continuerà a spadroneggiare per parecchio tempo. L’aborto continuerà a uccidere per molto tempo avvenire con pratiche distruttive sempre più “raffinate” e “avanzate”, come la pillola abortiva che molto verosimilmente comporterà un calo del ricorso a istituzioni e personale specializzato.

Ma chi ha preso coscienza dell’inumanità dell’aborto (e non dell’embrione che è invece pienamente umano) non deve arrendersi e continuare, perseverare a gettare i semi della difesa della vita umana, diffondendo il più possibile quanto ha da dire per smentire le false tesi filo-abortiste, utilizzando i principi della logica e della scienza, dimostrando la falsità, l’incoerenza e la vacuità dei discorsi e della moralità ipocrita e superficiale favorevole all’infanticidio prenatale e rompendo con le tradizioni metafisiche che hanno finora caratterizzato le posizioni antiabortiste tradizionali. Questi semi saranno raccolti un prossimo domani, quando i tempi saranno maturi perché l’abortismo possa essere considerato per quello che è: un’ideologia razzista e sterminista non diversa da tutte la altre del suo stampo.

Se questo mio discorso può sembrare “demagogico” o caratterizzato da qualsiasi tipo di difetti che gli si vorrà apporre pur di negargli dignità, denigrarlo e smentirlo non è un problema di mio interesse. Nello scrivere quanto ho da dire su questo o altri argomenti ho agito e agisco secondo mia piena coscienza e senza nulla di cui rimproverarmi.
 

Commenti

  1. http://community.girlpower.it/4-vt164918.html

    http://forum.studenti.it/generale/843274-aborto-mondo-civile.html

    http://forum.giovani.it/informazione/125442-aborto-mondo-civile.html

    Per caso qualcuno nota argomentazioni serie contro quanto asserisco?

    RispondiElimina
  2. Io poi vorrei vedere se le donne degli abortisti rimanessero incinte e decidessero di abortire contro il loro parere loro cosa farebbero.
    Magari appartengono a quella tipologia di "uomini" pronta a dare "sostegno" alla "poverina" in ogni circostanza, pure se lo mette a quel servizio a lui e a suo figlio. Come quel marito di quella tizia che affogò il figlioletto nella vasca del bagnetto e disse "Avevo tutto e ora non ho niente" e si abbracciò la moglie assassina davanti al commissario di polizia. Io l'avrei strangolata lì nel commissariato, altro che abbracciarla quella emerita stronza!

    E nel caso che l'uccisione riguardasse un "grumo di cellule"? Beh io ammiro un mio amico che ha fatto la cosa giusta. La sua ragazza, che era anche una collega, restò incinta e lui voleva il figlio. Era pronto a fare il padre ma lei no no, volle abortire. E lui la lascò il giorno stesso in cui lei andò in clinica. Quando lei tornò a casa trovò un biglietto sul tavolo in cui c'era scritto di non farsi più sentire. La casa era di lei altrimenti penso che lui le avrebbe fatto trovare i bagagli fuori la porta.

    In seguito a questo lei andò in depressione :sonotriste: e lui dovette affrontare l'ostilità di alcuni colleghi coglioni. Secondo costoro, che non si facevano i cazzi loro tra l'altro, lui se l'avesse amata veramente non l'avrebbe lasciata e avrebbe dovuto "sostenerla". Si, ammazzi mio figlio e ora ti do anche un premio. Che modo di pensare del cazzo che hanno sti "modernisti" dalla mentalità "aperta" da quattro soldi!
    Inutile dire che io, pur non intromettendomi in quanto non erano affari miei, ho appoggiato e sostenuto questo mio amico nella sua scelta. Ha fatto la cosa migliore che potesse fare, tutti gli uomini dovrebbero fare cos! Non si può certo pretendere che un uomo appoggi l'omicidio legalizzato di suo figlio da parte della madre!

    Alla fine lui chiese il trasferimento e andò a lavorare in un altro ufficio. Della sicaria non si è saputo più niente, ma seppure si fosse suicidata meglio così, un'assassina in meno sulla faccia della terra.
    Io per questi pezzi di merda di femmine non ho la minima pietà e non vedo perché dovrei averla. E di chi non è d'accordo con me non me ne fotte un cazzo!

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  3. Vedo che hai fatto il tuo bravo sforzo teorico ma faccio a te la domanda che faccio a tutti gli antiabortisti: soluzioni pratiche? Se una donna incinta volesse abortire, che si fa? La si arresta e la si tiene in manette per 9 mesi? Seriamente.

    Poi, avrei tante cose da dire ma mi limito ad una:
    "I filosofi e i teologi medievali intuirono che il momento del concepimento rappresenta un momento importante per la "fondazione" di un nuovo essere umano e spiegarono questa intuizioni con l'uso di concetti errati come quello dall'anima insufflata da Dio".
    Balle. Tommaso d'Aquino pensava che Dio animasse l'embrione con l'anima umana attorno al terzo mese, cioè a uno stadio dello sviluppo in cui compaiono già gli organi umani, e in particolare il cervello, senza il quale non si poteva dare, a suo parere, l'anima razionale. La faccenda dell'animazione rimane scottante per tutto il Medioevo nella Chiesa e fino al 1800 è sostanzialmente aperta. Ti consiglio Adriano Prosperi, "Dare l'anima", Einaudi 2007. Studia, poi se vuoi ne riparliamo.

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  4. E io rispondo con una domanda che porgo a tutti gli abortisti: con un uomo (o una donna) che ha intenzione di uccidere un uomo (o una donna) che si fa? Lo/a si arresta e lo/a si tiene in manette finché non gli passa? Seriamente.

    Grazie per il ragguaglio su Tommaso D'Aquino e il suggerimento, molto interessante. Vedrò di rifornirmi del testo.
    Però c'è da chiedersi se Tommaso D'Aquino rappresenti tutto il pensiero medievale. In ogni caso non è certo il pensiero medievale o di Tommaso D'Aquino o della Chiesa che mi interessa.
    Ti preciso che per me è sempre un piacere ricevere approfondimenti e precisazioni di ogni tipo, ma gradirei però toni più cordiali e amichevoli. Se per caso vorrai continuare a postare in questo blog ne sarò lieto, però ti invito a usare toni meno polemici e stizzosi, altrimenti mi vedrò costretto a cestinare i tuoi commenti.
    Grazie e ciao.

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  5. 1. Come ogni antiabortista che si rispetti, non sai rispondere alla domanda pratica. Non mi stupisco.

    Io invece alla tua domanda rispondo volentieri: l'embrione ha un DNA tipicamente umano ma questo non equivale ad essere compiutamente uomo. Gli uomini (e le donne) compiute devono, a mio parere, avere un corpo sviluppato a tal punto da essere capaci di vita autonoma dagli altri individui. L'aborto è la soppressione di un essere che non è capace di vita autonoma, e quindi non è un omicidio. E tra ammazzare una persona con una pistola e andare in clinica ad abortire, secondo me c'è una grande differenza morale. Poi, se vogliamo salvare bambini, io credo faremmo meglio a interrogarci riguardo a quelli che uccide la fame, o la mancanza di vaccini in certe zone nel mondo invece che inveire contro le "sicarie" che "sarebbe meglio si suicidassero". Questa è la mia opinione.

    2. Su Tommaso invece non è questione di opinioni: visto che parlavi di "filosofi e teologi medioevali", e Tommaso d'Aquino - fino a prova contraria - è il filosofo-teologo medioevale per eccellenza, a questo punto sarei curiosa di sapere a quali pensatori ti riferivi. Il libro di Adriano Prosperi è incredibilmente documentato, e se lo leggessi davvero sarei interessata a sapere cosa ne pensi (dico davvero).

    3. Infine: i toni cordiali ed amichevoli non mi vengono naturali con uno che augura la morta a una donna che prende una scelta. Sorry. Però al contrario di te altrove, io non ti ho mai offeso né ho usato parolacce. Se per te è abbastanza bene, sennò cestina pure.

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  6. 1. Ti sbagli, quella era la mia risposta.

    La tua opinione su ciò che è umano e ciò che non lo è, conforme a quella del senso comune oggi diffuso e finalizzata a giustificare l'aborto, non conta perché è la biologia a stabilirlo. Creare una categoria astrusa tipo "UFO biologico" di sana pianta per negare il fatto che l'aborto sia un omicidio in piena regola non serve a niente, quindi di fatto uccidere un uomo adulto con la pistola o abortire è la stessa cosa.
    Ma ho già spiegato tutto nel mio post e sinceramente mi sembra superfluo ripeterlo.
    Per cui credo sia inutile insistere su questo punto.

    Questo non esclude il fatto che la fame nel mondo sia comunque un problema con la sua gravità da affrontare. E chi ha detto che un problema eslcuda l'altro?
    In ogni caso le donne che abortiscono non sono sicarie ma mandatarie, i sicari sono i medici che eseguono il mandato... di aborto.

    2. Io mi riferivo al pensiero medievale in generale. Ciò non toglie che Tommaso D'Aquino abbia il suo peso ovviamente.

    3. Non so a quale augurio di morte e a quale donna che prende la sua scelta ti riferisca, in ogni caso non credo siano cose ti riguardino personalmente.

    Ciao

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  7. 1. Sono davvero incuriosita, giuro. Allora, se ho capito bene tu proporresti l'arresto preventivo delle donne incinta. Quindi se una donna (proprio perché è intenzionata a non avere un figlio) volesse tenere nascosto il fatto di essere incinta, tu proporresti test di gravidanza obbligatori da fare con cadenza mensile a tutte le donne fertili presenti sul territorio nazionale? Arrestateci per detenzione di utero che facciamo prima.
    2. Continuerei ad essere curiosa di un nome. Uno. Sul "pensiero medievale in generale", come dici, non dovrebbe essere difficile.
    3. Perché mai dovrebbe riguardarmi personalmente? Se pubblichi è pubblico:

    "Della SICARIA non si è saputo più niente, ma seppure si fosse SUICIDATA meglio così, un'ASSASSINA in meno sulla faccia della terra.
    Io per questi PEZZI DI MERDA di femmine non ho la minima pietà e non vedo perché dovrei averla".

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  8. Mi risulta che non esiste l'arresto per l'intenzione di uccidere qualcuno, ma per l'atto compiuto o il tentativo di compierlo. Se si scopre che qualcuno ha ammazzato qualcun altro scatta l'arresto, in caso contrario non scatta l'arresto.
    Se una donna incinta nasconde la sua gravidanza e vuole abortire lo faccia in privato e nasconda le prove, come fanno tutti gli assassini. Se la fa franca che dirti? Il 60% degli omicidi è impunito. Ma da qui a legalizzarli...

    Ti ripeto che il pensiero medievale non ha importanza. Il passaggio sul pensiero medievale era solo per smentire eventuali persone che volessero "accusarmi" di medievalismo. Comunque se prendiamo il pensiero di Tommaso D'Aquino come degno rappresentante del pensiero medievale questo "pericolo" è scongiurato. Ti ringrazio per questo. :-)

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  9. La biologia? La biologia è una disciplina maschilista che costituisce un "attacco a tutte le donne", hai presente il caso della PAS, la sindorme di alienazione genitoriale?
    Nah, per fare "vera scienza" bisogna essere pilicamente corretti e dire cose che servano a parare il culo alle donne, consentire loro di "prendere le loro scelte" (sulla vita altrui), scagionarle quando ammazzano (sindrome premestruale, depressione post parto e cazzate varie) e pararle il culo a più non posso. Ecco allora si che vale la scenza.
    E così per definire chi e cosa è un essere umano...

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  10. Comunque confermo anche quanto ho detto dell'assassina del figlio del mio amico. Non auguro certo una bella fine a chi uccide i figli di un mio caro amico.
    A dirla tutta non auguro una bella fine a nessun assassino. E non me ne rammarico per questo.

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  11. Si Taddeo, anche io ho spesso sottolineato come i concetti scientifici si pieghino ai criteri pragmatistici e utilitaristici delle dieologie prevalenti.

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  12. Mi sembra che la signorina Isarosaisarosa si stia arrampicando sugli specchi cercando di buttarla sul solito paranoico vittimismo femminista estremizzando le affermazioni altrui.
    Qui non si sta parlando di voler sopprimere ogni istinto omicida delle neomamme, il che sarebbe imposibile e impensabile. Qui si parla di punire gli omicidi, punto.
    Lo sappiamo che una donna può celare la propria gravidanza e abortire in privato. Grazie! Ma non è che questo voglia dire che abbia diritto alla legalità dell'atto e pure al ricorrere a strutture sanitarie per fare questo.
    Ora io vorrei lanciare invece una provocazione: ok, facciamo restare pure l'aborto legale, però senza fornire interventi medici di sorta. Vuoi abortire? Bene, puoi farlo, però devi farlo da sola. Trova tu un modo di abortire da sola.

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  13. Si Taddeo, capisco che vuoi dire. Ma qui la questione è un'altra. Quello che dico io è: se esistono tutti i metodi di contraccezione possibili e immaginari perché non usarli? se sei rimasta incinta e non lo vuoi vuol dire che che sei stata negligente.
    E io sinceramente non ritengo che sia saggio proteggere i negligenti dalla loro negligenza.
    Ecco il punto.
    Stesso discorso faccio con la droga. Vuoi drogarti? Bene, drogati, tutto legale. Se sei coglione e muori di overdose cavoli tuoi! PErché lo stato dovrebbe smobilitare tutto un apparato repressivo (nel caso della droga) o permissivo (nel caso dell'aborto) per provvedere alle negligenze e alla stupidità di alcuni cittadini?
    PEr me non c'è nessun valido motivo per farlo.

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  14. Taddeo, mi sono permesso di pubblicare il tuo ultimo commento sul blog di Isarosaisarosa. Spero tu non ne abbia a male, ma mi sembrava calzante.

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  15. No, figurati, fai pure.

    Però mi piacerebbe sapere che cavolo c'entrano poi le persone che muoiono di fame in tutto questo discorso...

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  16. Assolutamente niente.
    E' che non sanno che inventarsi.

    RispondiElimina
  17. Quella su San Tommaso d'Aquino, a parte il fatto che non è certo la questione centrale del discorso (in fondo chi se ne frega di come la pensassero nel medio evo?), mi sembra un'enorme scemenza. A quei tempi non si conosceva il funzionamento del cervello, né le fasi dello sviluppo embrionale. Nel medio evo si credeva che il centro dell'animo umano fosse il cuore e che i bambini si sviluppassero solo dallo sperma impiantato nell'utero. Inoltre si riteneva che lo zigote fosse già un bambino piccolissimo ma già del tutto formato.
    Quindi prima di sparare scemenze certuni dovrebbero VERAMENTE studiare...
    Per il resto ciò che dice la tipa (il nome è troppo lungo per i miei gusti) non sono altro che le solite scemenze abortiste: l'essere umano deve essere, deve fare e bl bla bla.
    Sorvolo sull'enorme CAZZATA dell'arresto preventivo. Allora dovremo arrestare tutti perché chiunque potrebbe avere l'intenzione di uccidere qualcuno? Mah!

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  18. No, Eloise. Se hai letto bene Isaroseisarose (ma perché due volte lo stesso nome? Boh!) funziona così: gli antiabortisti, per essere coerenti con le loro posizioni, dovrebbero arrestare tutte le donne in quanto queste potrebbero in qualsiasi momento avere l'intenzione di abortire, ma non tutte le persone perché uccidere una persona adulta, secondo gli abortisti, non è la stessa cosa che uccidere un embrione.
    Lasciamo stare ora il fatto che per gli antiabortisti non c'è alcuna differenza tra uccidere un essere umano in fase embrionale ed uno adulto. No, per essere... coerenti gli antiabortisti dovrebbero attuare una "politica" fondata su dei principi abortisti.
    Se ti sembra coerente...

    E queste sono le "argomentazioni" portate avanti dagli abortisti...

    Per il resto sono d'accordo con te. :-)

    RispondiElimina
  19. Ah, quindi avevo visto giusto che c'è un'incoerenza non piccola nel ragionamento di isa rosa.
    Ma hai cambiato grafica del blog? Molto bella questa. Dovresti fare però i caratteri un po' più grandi.
    Ciao.
    Eloise

    RispondiElimina
  20. No infatti il "ragionamento" di Isa, se proprio così vogliamo chiamarlo, è la solita pseudologica contorta oggi tanto in voga.
    Si, ho modificato la grafica. Vedrò di fare il testo un po' più grande.
    Ciao

    RispondiElimina
  21. No, le persone che muoiono dalla fame centrano perché "giustamente" chi è contro l'aborto riterrebbe gisuto, secondo alcune persone "intelligenti", che ci sia la fame nel mondo..
    Beh, ovvio. Se combatti l'aborto non puoi combattere la fame nel mondo. Mica uno può permettersi il "lusso" di voler salvare TUTTI i bambini..

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  22. Vero, Taddeo. Infatti la lotta alla fame non esclude anche quella contro l'uccisione dei bambini non ancora nati.
    Ma, indipendentemente da questo, sinceramente io mi occupo di quello che voglio, non è certo la prima tipa che capita nel mio blog a dovermi dire se, come, quando e di cosa devo occuparmi.

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  23. Ah, avete capito? Se in un dato paese salisse al potere un gruppo antiabortista un po' folle che volesse attuare una politica di "prevenzione all'omicidio" mettendo in galera le persone che hanno intenzione di uccidere qualcuno (come ha giustamente detto Giubizza è assurdo mettere in galera una persona per le sue intenzioni) dovrebbe limitarsi solo alle donne in età fertile perché... per Isarosaisarosa l'embrione umano non è un essere umano!
    Cavolo, questa si che è logia coi fiochhi! Gli antiabortisti dovrebbe attuare una politica di prevenzione all'aborto fondata su principi abortisti! Ma, come detto da Giubizza, un antiabortista ragiona da antiabortista e per lui non c'è differenza alcuna tra uccidere un essere umano adulto e uno che sta ancora nella pancia di mamma. Questo sfugge agli abortisti, ed è la chiara evidenza del tipo di "logica" strampalata che essi perseguono.

    RispondiElimina
  24. Domanda:
    ma prima di sentenziare la morte per chi procura la morte con l'aborto, non sarebbe meglio attivarsi affinchè venga debellata dalla società la "mentalità abortista"? quella stessa mentalità che da una parte promuove l'infanticidio in nome della libertà della donna, ma dall'altra stabilisce la galera per chi abbandona i cani sull'autostrada??
    io credo che dietro ai miliardi di aborti consumati ci sia ben più di una spinta assasina da parte delle donne: c'è sicuramente un forte disegno lobbistico con tanti interessi monetari e odio alla razza umana ... oltre che a Dio!!

    Ciao :)
    Daniela

    RispondiElimina
  25. C'è una bieca politica demografica, ecco cosa c'è.

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