Il tuo parlare piano
è un soffio soave al mio orecchio
e un sussurro nel cuore
La tua flebile voce
è un dolce aliseo
che accarezza l'anima
e rinfresca la mente
Le tue caute parole
mi narrano di piccoli mondi lontani,
e ascoltarti calma l'animo
e apre lo spirito
a una fresca aria
d'amore.
sei un coglione, poraccio ci hanno raccontato la tua miseria storia, che pena che fai.
RispondiEliminaSai qual è il tuo problema? Che non vuoi accettare la realtà. Così racconti frottole più per convincere te stesso che non gli altri, perché sai benissimo come stanno i fatti.
RispondiEliminaChe poi queste frottole ti siano state riferite e tu le ripeti fingendo di crederci oppure te le sia inventate tu di sana pianta questo non lo so.
Ma non è questo il punto.
Il punto è che si evince chiaramente che quel brandello di fegato che ti è rimasto ti rode come non mai.
Se può consolarti posso dirti che un po' ti capisco.
Solo un po' però, perché al tuo posto non mi comporterei certo in maniera puerile come fai tu. E tu sai benissimo il perché, e anche questo ti rode.
Ciauz. :-)
Storia? Quale storia? Io conosco le misere storie di bamboccioni che, presi dalla loro puerile gelosia, raccontano fandonie sul conto altrui. Questi si che fanno pena!
RispondiEliminaNon dar retta, Giuby. Piuttosto volevo dirti che trovo la poesia molto delicata.
Se non sono troppo indiscreto vorrei chiederti qual è il motivo ispiratore...
Ahah, già! I bamboccioni insignificanti, incapaci e inutili che poi si credono pure dei tipi "sagaci"... :-P
RispondiEliminaNo problem, Ale. Ora ti racconto la genesi di questa poesiola.
Correa l'Anno Domini 2005, era una calda mattinata d'inizio agosto sulla spiaggia di Gaeta e il sottoscritto, dopo la prima nuotata marittima, era disteso su di un asciugamani da spiaggia sotto il cocente sole, alleviato da una dolce brezza marina.
Tal brezza marina carezzava il sottoscritto surrugliandogli lievemente all'orecchio. Tal sussurro richiamò alla mente del sottoscritto alcuni cari ricordo passati, un po' sbiaditi ma ancora vivi.
Ora il congiunto sussurrar del vento e della memoria fu come un unico sussurro esteriore e allo stesso tempo interiore, il quale ispirò al sottoscritto tal poesiola che scrisse e conservò come altre.
Perché l'ho pubblicata adesso sul web? Perché è mio uso andare a ripescare vecchie poesie, o all'occorrenza scriverne di nuove, quando mi va di prendere per il culo qualcun@. C'è sempre qualche imbecille che abbocca e io mi diverto. :-D
Anche se, a dire il vero, alla lunga poi inizio un po' ad annoiarmi. :-(
Cazzarola Giuby, la genesi della poesia è più poetica della poesia stessa... :)
RispondiEliminaMa io ero convinto che fosse dedicata a una donna...
E invece no, e questo è il bello.
RispondiEliminaPer questo motivo l'ho utilizzata per la faccenda che tu ben sai... ;-)
Non ho capito il fatto che uno che farebbe pena sarebbe pure un coglione...
RispondiEliminaQuesti sono misteri "bambocceschi".
RispondiEliminaComunque il fatto che la poesia non sia dedicata a una femmina ne accresce enormemente il valore, anche per la particolare ispirazione che contiene.
L'uso che ne ha fatto Giubby, poi, è a dir poco geniale.
Eh eh! Forse hai ragione, Ale. Infatti qualche pescionli@ ha abboccato all'amo... :-D
RispondiEliminaChi ha abboccato? Il cornuto o la puttana?
RispondiEliminaSembrerebbe entrambi.
RispondiEliminaMa sei in linea adesso?
Dai connettiti su skype che ti aggiorno sulle novità "bambocciesche"...
Ok, ora avvio skype...
RispondiEliminaFranco Corvino alias l'idiota, guarda che ci hanno raccontato la TUA storia e sei proprio tu il povero coglione che fa pena !!
RispondiEliminaPovero cornutone bello! davvero non vuoi accettare proprio la realtà ...
Non facciamo più nomi per favore, altrimenti questo scimunito se ne esce con qualche altra sceneggiata idiota...
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