Laboratori del dolore


Gli individui abituati a condividere il proprio dolore con gli altri, a parlare con altri delle proprie afflizioni, delle proprie delusioni, delle proprie sofferenze, hanno giovamento nello scaricare i loro fardelli attraverso le parole verso l’esterno. Le loro anime non si sviluppano in capienza e quando si ritrovano soli, senza nessuno con cui scaricare i propri pesi, allora si sentono scoppiare, perché la loro anima non ce la fa a reggere tutto ciò che ha dentro. È probabile che una buona parte dei suicidi sia dovuta proprio a un tale sentirsi scoppiare in quanto troppo soli, troppo privi delle vie di sfogo a cui si è abituati.

Ma coloro che invece sono abituati ad affrontare da soli le loro afflizioni sono invece avvezzi a pensare da soli al proprio dolore, a girarlo e rigirarlo, a rimuginarci sopra all’infinito, a farne analisi, scomporlo e ricomporlo, frantumarlo. La loro anima diventa un vero e proprio laboratorio del dolore e difficilmente ci sarà mai un’afflizione tanto forte da poterla sgominare.

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