Marcuse e la "nuova sinistra"


Come sappiamo uno dei pilastri del movimento del '68 fu Herbert Marcuse, in particolare il suo libro "L'uomo a una dimensione" sarà una sorta di "sacra scrittura" di quel movimento di pensiero che porterà ai natali della cosiddetta "nuova sinistra".

La "vecchia" sinistra si occupava principalmente di problematiche del lavoro. Il fulcro del pensiero della "vecchia" sinistra era il lavoratore, la classe lavoratrice.
L'opera di Marcuse ha invece spostato quest'ottica incentrandola su altri soggetti in quanto ha visto nel lavoratore occidentale un soggetto ormai integrato nel sistema.
Questi nuovi soggetti sarebbero individui non catalogati (seppure oggi lo sono fin troppo) quali donne, gay, lesbiche, transgender, delinquenti, tossici e popoli di colore. Se poi ci aggiungiamo i folli considerati da Foucault un'avanguardia del "pensiero trasgressivo", il minestrone è completo.

Ma non finisce qui. L'elemento più preoccupante dell'influenza marcusiana nella "nuova sinistra" il cui pensiero da qualche decennio ormai spopola (seppure sembra che inizi finalmente a declinare) sta nel concetto di "pensiero libero" di Marcuse.
Secondo costui infatti chi è integrato nel sistema è sottoposto ai condizionamenti psichici del sistema stesso e quindi non può esprimere un parere libero e autentico. Il soggetto "ordinario" perde la sua autorità sul proprio pensiero e solo chi è libero dai condizionamenti può esprimere un pensiero vero e autentico.
Ma come si fa a stabilire il grado di libertà psichica di un soggetto? E chi lo stabilisce? Da qui il passo è breve: se esprimi un pensiero diverso e contrastante con quello della "nuova sinistra" sei un condizionato e asservito al sistema. L'unico vero pensiero è quello della "nuova sinistra", quello che fa capo a donne, gay, lesbiche, trans e via dicendo. I depositari della verità sono costoro mentre i MEBO, i maschi etero bianchi occidentale, sono solo elementi oppressivi che fanno da voce al "pensiero unico" ossia il pensiero del sistema che domina.
Pensate un po' che strana cosa: l'unico pensiero contro il pensiero unico... mi ricorda quasi il socialismo nazionale contro il nazionalsocialismo...

Ci sono però due modi affinché il MEBO può "redimersi" dalla propria condizione di colpa. Il primo è la via intellettuale, ossia rinunciare al proprio pensiero e ai propri interessi e fare atto di autorazzismo propagandando la propria meschinità, la propria sete di potere e di prevaricazione, nonché la propria inferiorità nei confronti della categorie "illuminate".
Il secondo è la mutilazione sociale o anche fisica, la perdita della condizione SINT ossia l'essere sano, incensurato e non tossicodipendente. Nel momento in cui un MEBO divanta o invalido o delinquente o tossicodipendente allora accede a una categoria "protetta" e "superiore", quindi meritevoli di interessi e attenzioni e portatore di nuove verità.

Commenti

  1. Dico giubbì, te la vuoi prendere con me, sono invalido folle e non mi dice mica bene, non capisco bene il tuo punto di vista maschio etero bianco occidentale, anche un immigrato che lava i vetri non sta tanto bene, anche se la sinistra ne fa un cavallo di battaglia. Riguardo alla follia oggi si sono fatti passi avanti, non ci sono più i manicomi in Italia, ma i malati sono a carico dei genitori e magari con crisi violente, forse non sai che i malati mentali gravi hanno difficoltà persino a farsi una passeggiata tra la gente; prenditela con le donne etero lesbiche sane del mondo intero e i loro servi. Comunque essere maschio è difficile, su questo non ci piove.

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  2. Io invece non me la prendo proprio con nessuno.

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  3. O al massimo me la "prendo" col sistema che discrimina.
    Pensavo fosse chiaro nello scritto, ma forse non lo è. Fa niente, la prossima volta vedrò di essere più esplicito.

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  4. Altra precisazione: che il sistema attui discriminazioni sociali, culturali o di altro tipo non vuol dire che i suoi favoriti stiano bene.
    Del resto non ho manco parlato di benessere. Mah, si vede che ho involontariamente immesso un qualche codice particolare dietro ciò che ho scritto...

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  5. Il post di Giubizza mi sembra più che chiaro. Ma ovviamente deve sempre starci chi fraintende.

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  6. La quesione è che l'oggetto principale del post è il libro di Marcuse "L'uomo a una dimensione" che da tempo è il caposaldo della "nuova sinistra". I contenuti del libro sono quelli come anche buona parte dei principi della "nuova sinistra". Il femminismo ci entra nel mezzo e forse è l'aspetto di questa "nuova sinistra" sessantottina che ha avuto più successo.
    Poi c'è da vedere su che piano un certo apsetto ha avuto successo.
    Il femminismo ha spopolato su tutti i piani, politica, cultura, istruzione, media e via dicendo. L'omofilia invece ha avuto per lo più un successo mediatico-culturale.
    La parte che riscuote meno successo è forse quella più "sana" ossia quella attinente gli immigrati che a tutt'oggi mi sembra che una politica a loro favore stenti ad affermarsi contrastata da molti malumori che spesso ne fanno il capro espiatorio. Ma comunque anch'essi rientrano tra i favoriti della concezione marcusiana.

    Si tratta di una semplice esposizione delle mie impressioni sul libro, non me la son presa mica con nessuno.

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  7. Ma infatti io avevo capito benissimo quello che intendevi dire. Ma poi non ho mai sentito un folle vero che si dichiari folle...

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  8. Si infatti pure a me suona strana la cosa...
    Vabbe' non sono affari miei.

    Comunque una nota importantissima da fare è che questa forma di razzismo della "nuova sinistra" finisce spesso per alimentare le forme di razzismo che essa denuncia.
    Il problema è che non si combatte il razzismo e la discriminazione come principio ma i soggetti che vengono ritenuti la fonte di razzismo e di discriminazione.
    Si vuole sempre impersonare il "nemico" in qualcuno.

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  9. Se uno sta male, prende farmaci, fa psicoterapia, ha un certificato di invalidità: sa anche di essere un malato di mente; la cosa strana è leggerlo in un blog.
    Per il resto non era un attacco il mio, ho frainteso un po.

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  10. C'è un mio amico che è depresso e prende gli antidepressivi prescrittigli dal Centro Igiene Mentale di Caserta. Però definirlo malato mentale o addirittura folle mi sembrerebbe esagerato.

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  11. A parte la questione culturale sulla follia come vergogna o i film dell'orrore: la depressione è un disturbo della psiche è la mente che è malata è l'umore, poi dipende dalla gravità, la depressione può avere anche delirio, cioè durante una crisi vengono pensieri disperati, che poi svaniscono.
    Certo la depressione non viene di solito considerata follia, la vita è difficile. Riguardo alla schizofrenia la malattia più grave che compromette l'esame di realtà, uno quando ha la crisi delirante è folle sul serio, senti le voci, pensi cose assurde, non sei del tutto consapevole di ciò che sei, comunque alla gente si dice sempre che uno è depresso. qualche anno fa per me sarebbe stato impossibile scrivere in un blog e poi ogni malato è diverso dall'altro anche se ci sono dei tratti comuni. Comunque Basaglia era di sinistra mi sembra, lui ha fatto la legge 180 che è buona, però quello che lamentano gli operatori dei centri d'igiene mentale è che proposte di modifiche alla legge sono sempre per chiudere i pazienti, chiaramente sarà soprattutto la destra a sfruttare la paura del pazzo per avere consensi. Riguardo all'argomento del post è facile l'errore della guerra tra poveri, ho frainteso per questo, in effetti contrapporre della categorie ad altre è sbagliato, il minestrone di carcerati, invalidi, donne e chi più ne ha più ne metta non mi piace.

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  12. C'è anche da dire che la società odierna è molto alienante e non aiuta certo ad avere una stabilità mentale.

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  13. Certo vedere almeno nella mia città tutte quelle ragazze al volante, sole, truccate, tinte, passare con i loro macchinoni, è alienante davvero.

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