L'uomo e la sua vita


Le tesi spiritualiste prestano il fianco e sono della stessa matrice delle tesi filo-abortiste: la vita umana vale per ciò che si ha, anima, cervello, organi o quant'altro, e non per ciò che si è, ossia un organismo vivente appartenente alla specie umana. 
Ma o si difende un uomo per il suo cervello o per i suoi... organi formati o per la sua anima non vedo alcuna differenza. L'uomo si difende in quanto uomo. Punto.
Non è l'anima e non sono gli organi formati, né il tanto osannato e divinizzato cervello o quant'altro a fare un uomo, né a renderlo "meritevole" di diritti né a rendere la vita umana "degna" di essere tutelata. Un uomo è uomo in quanto esiste ed è sua natura, sua essenza l'essere uomo. Ed è per questo che la sua vita, la sua esistenza va difesa fin dall'inizio, fin dal concepimento.
Parlo di una società fondata sulla Giustizia, ovviamente, non della società presente.


Commenti

  1. Ma chi ci dice che un uomo è un uomo già nel momento del suo concepimento? Che cos'è un uomo se non sentimenti, esperienza, dolore? Può una cellula essere uomo senza tutto questo? E' solo un umile spunto di riflessione. Ciao Beppe.
    Alex MARTINI.

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    1. Penso di aver già spiegato tutto in questo post e in altri.
      Molto brevemente l'uomo è una forma di vita, un organismo. Tutto ciò che prova è dovuto al suo essere uomo, ma un uomo non è ciò che prova.
      Per cui una cellula, seppure non ha ancora gli attributi per provare ciò che proverà in successive fasi di sviluppo, è già un uomo.
      Da qui la conclusione che l'uomo è uomo dal suo concepimento, non lo "diventa" in base a caratteri che si formano successivamente.
      Un salutone.

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    2. Capisco cosa vuoi dire. Comunque la parola uomo è riferibile, secondo me, esclusivamente a qualcosa (a qualcuno si dovrebbe meglio dire) che funzionalmente è in grado di (esistenzialmente) percepire le esperienze dell’uomo; di “percepirsi” uomo, anche magari in maniera inconscia. Non la voglio buttare troppo in filosofia (ne sembrare eccessivamente sartriano). La prima cellula di una forma vivente (qualsiasi forma vivente) si dovrebbe dire che è “potenzialmente” quella forma vivente, ma non la forma stessa. Da qui nasce tutto il problema. Diversamente opinando si dovrebbe anche argomentare (e nessuno potrebbe validamente contrariarci) che il seme maschile (la cellula germinale), essendo “potenzialmente” in grado di formare un uomo futuro, ha la stessa dignità etica della cellula prima della mitosi. Il che, francamente, non risulta agevolmente sostenibile. Per questo non sono molto d’accordo quando dici che “una cellula, seppure non ha ancora gli attributi per provare ciò che proverà in successive fasi di sviluppo, è già un uomo”. Anche la cellula spermatozoo ricadrebbe perfettamente in questa tua definizione. Un caro saluto. Alex MARTINI.

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    3. L'autocoscienza, tanto cara alle tesi spiritualiste abortiste, è una caratteristica di varie specie viventi. Sembra che a modo loro anche le piante abbiano una forma di autopercezione, magari, chissà, anche gli organismi unicellulari.
      In ogni caso l'autocoscienza non crea ma si limita a prendere atto di ció che è.
      Questo da un punto di vista "filosofico".
      Da un punto di vista biologico un organismo vivente non è mai in "potenza", un organismo vivente è, e fa capo a una specie. Un seme di abete è già un abete anche se non ha la forma che è a noi familiare dell'albero di abete. L'assumerà in seguito, a stadi di sviluppo successivi.
      I gameti, sia maschili che femminili, sono cellule di organismi adulti già esistenti, tra l'altro con la metà del patrimonio genetico. Nel momento in cui il nucleo dello spermatozoo si fonde con quello dell'ovulo viene ad esistenza un nuovo organismo umano con un nuovo patrimonio genetico completo che non appartiene a nessun altro organismo.
      C'è una differenza ontologica tra gameti e zigote.

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  2. Altra cosa: anche i cani provano dolore, gioia, hanno sentimenti e fanno esperienze. I cani sono forse uomini?

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