Maschilismo

Il maschilismo è un termine applicato ad una serie di principi sostenuti da alcuni movimenti maschili che si dichiarano o anti-femministi, o molto critici verso le manifestazioni più estreme del femminismo. Il maschilismo si ispira a teorie sociali, movimenti politici e filosofie morali basate essenzialmente su esperienze ed istanze tipicamente maschili. Molti esponenti delle teorie maschiliste cercano di analizzare e giustificare la diseguaglianza fra i sessi, promuovendo i diritti, gli interessi e le istanze degli uomini. I sostenitori del maschilismo hanno una visione egualitaria dei rapporti fra i sessi, ma pongono l'accento sulle esperienze peculiari del genere maschile. Essi riconoscono la fondatezza di molte delle rivendicazioni del movimento femminista, come ad esempio la richiesta di pari opportunità e piena uguaglianza nel campo dei diritti legali e civili.
All'opposto alcuni mettono in discussione la stessa valutazione sul quanto le donne sono state effettivamente limitate e sfavorite nel corso della storia, e si sforzano parallelamente di cercare esempi di casi in cui, al contrario, sono stati gli uomini ad essere sfavoriti. Alcuni ritengono che le rivendicazioni del secondo femminismo si sono spinte troppo oltre, in una visione ginocentrica della società. In compenso alcuni critici del maschilismo affermano che questa ideologia è non solamente antifemminista, ma tende alla misoginia.
Un aspetto importante da considerare è che mentre il termine femminismo ha un'accezione positiva nella nostra società, ovvero di rivendicazione del diritto delle donne a pari opportunità, il termine maschilismo viene spesso erroneamente interpretato come discriminazione di carattere sessista. Esiste tuttavia una forma di femminismo, chiamata vetero-femminismo, che al contrario del vero femminismo tende al privilegio e al primato del genere femminile su quello maschile, rappresentando di fatto il corrispondente del maschilismo nel senso inverso. Analogamente esistono movimenti che propugnano fortemente pari dignità fra uomini e donne là dove sono gli uomini ad essere discriminati, rappresentando l'equivalente per i diritti degli uomini del vero femminismo.

Indice
1 Storia del maschilismo
2 Istanze e rivendicazioni dei maschilisti
2.1 Casi di violenza
2.2 Discriminazioni per abusi, aggressioni e potere
2.3 Discriminazioni nei rapporti familiari
2.4 Altri tipi di discriminazione
2.5 Sperequazioni nel sociale e sui media
2.6 Assistenza medica
2.7 Istruzione scolastica
2.8 Lavoro
3 Varianti del movimento maschilista
4 Maschilismo e religione
5 Differenze nel movimento maschilista
5.1 Il punto di vista conservatore
5.2 Il punto di vista liberale
6 Critiche al maschilismo
6.1 I maschi vittime degli stereotipi sociali?
7 Collegamenti esterni
7.1 Siti maschilisti
7.2 Siti maschili e questione maschile
7.3 Siti anti-maschilisti
8 Bibliografia
9 Voci correlate

Storia del maschilismo
La prima risposta al femminismo venne da Ernest Belfort Bax, un teorico del Socialismo di inizio XX secolo seguace di Karl Marx. La sua opera L'inganno del femminismo del 1913, che di fatto rappresenta il primo vero e proprio trattato sul maschilismo, contiene, fra gli altri, capitoli intotolati: "La crociata contro l'Uomo", "Gli Innocenti sempre oltraggiati", "La Truffa della Cavalleria". Negli ultimi tempi il maschilismo si è evoluto in risposta ai cambiamenti intervenuti nel ruolo delle donne nella società moderna. Uno dei temi più dibattuti è quello del ruolo dei padri "single", e dell'affidamento dei figli nei casi di divorzio e separazione.

Istanze e rivendicazioni dei maschilisti
I maschilisti citano casi di legislazioni unilateralmente orientate ed applicate a sfavore degli uomini, e, come esempi di discrimazioni, elencano fra l'altro:

Casi di violenza
Uomini accusati di violenza domestica anche quando sono loro stessi vittime.
Uomini accusati di stupro e violenza sessuale anche quando non esiste alcuna prova a sostegno delle accuse del querelante.
Uomini costretti a rischiare la vita in servizi militari a cui sono adibiti solo maschi.
Rappresentazioni comiche sui media di uomini sottoposti a violenze come castrazione, colpi nei testicoli e stupri nelle carceri.
Statistiche che mostrano come i figli maschi hanno più probabilità delle femmine di essere uccisi dai genitori.
Generica tendenza a considerare la violenza contro le donne come più grave di altre forme di violenza.
L'uso sistematico dello stupro come tipica forma di punizione nelle carceri maschili.

Discriminazioni per abusi, aggressioni e potere
I testi di sociologia generalmente riportano che i ragazzi tendono a partecipare, spesso riuniti in gruppi, ad attività più rischiose ed avventate rispetto a quelle delle ragazze. Secondo il punto di vista dei maschilisti questa attitudine non è da considerare come un sintomo di una loro maggiore predisposizione alla violenza, alla prevaricazione ed alla competitività. Le ragazze, d'altro canto, tendono maggiormante a farsi coinvolgere in rapporti personali con altre persone singole, in attività verbali, o comunque a stringere rapporti in cui le componenti emotiva ed affettiva giocano un ruolo importante. Ne risulta che, mentre alcuni ragazzi diventano prepotenti ed aggressivi sul piano fisico, alcune ragazze sviluppano le stesse caratteristiche su quello psicologico. Gli stessi testi sottolineano il fatto che i maschi hanno una corporatura del 20-25% più grande e robusta rispetto alle femmine, un abbondante potenziale riproduttivo, e tendono ad essere visti come coloro che svolgono, una volta raggiunta l'età adulta, il ruolo di "guardiani e difensori" delle proprie comunità di appartenenza, delle proprie case e famiglie.
Le femmine, invece, hanno un corpo adatto alla gravidanza, un potenziale riproduttivo più limitato, e ricevono una cultura orientata al ruolo di adulto addetto ad allevare e accudire la prole, i propri partner maschi, i genitori e la casa. Questa netta differenziazione dei ruoli tradizionali si traduce inevitabilmente in diversi modi di pensare, sentire e comportarsi.

Discriminazioni nei rapporti familiari
Le legislazioni in vigore nella maggior parte dei paesi impediscono ai padri di occuparsi in modo paritetico insieme alle madri della custodia dei figli, partendo dall'assunto che per la crescita e l'educazione dei figli è più importante la presenza materna di quella paterna, che anzi conviene eliminare se non è gradita alla madre, per il bene del minore.
Diritto delle donne di abortire senza il consenso del padre.
Gravidanze portate a termine contrariamente a precedenti accordi presi col partner, e successivo obbligo da parte del padre di far fronte alle responsabilità di una paternità non desiderata.
In alcuni paesi è prassi consolidata dare ai padri gli stessi diritti delle madri nella custodia dei figli solo quando, dopo la separazione, i padri svolgono un lavoro part-time. I maschilisti sostengono che non è equo sostenere a priori il principio secondo cui un padre che lavora full-time non può avere gli stessi diritti della madre nella cura dei figli.

Altri tipi di discriminazione
Alcuni governi ed organizzazioni femministe sostengono la tesi che, in alcuni casi, la discriminazione contro i maschi sia legittima.
Legislazioni orientate contro gli uomini, con testi di legge nel cui titolo appare ingiustificatamente solo il termine "Donne".
Trattamento di sfavore contro gli uomini attuato in alcuni ordinamenti giudiziari (ad esempio periodi di detenzione più lunghi comminati a fronte degli stessi reati).
Le leggi che puniscono lo stupro contro i minorenni sono applicate in modo più inflessibile nei casi in cui la vittima è femmina e/o l'accusato è maschio, mentre, nel caso opposto, i mezzi di informazione arrivano ad interpretare la violenza compiuta da una femmina contro un maschio minorenne in chiave "romantica" (come avvenuto negli Stati Uniti con il recente caso di Mary Kay Letourneau e Vili Fualaau, vedi Double Standard: The Bias Against Male Victims of Sexual Abuse)
Nei casi di stupro esiste spesso la convinzione pregiudiziale che "la donna non mente mai", e questo si traduce nel fatto che per l'accusato, in attesa che si producano prove valide, non esiste alcuna presunzione di innocenza.
In alcuni stati l'età a cui le donne sono considerate autonome, e quindi possono legalmente lasciare l'abitazione di genitori, è più bassa di quella per gli uomini (ad esempio, in molti stati degli USA 17 anni contro 18). Una conseguenza, sempre negli USA, è che le donne si sposano ad un età mediamente più bassa rispetto agli uomini.
Uomini licenziati perché dissentivano dalle idee femministe predominanti sul loro posto di lavoro.
Finanziamenti per la ricerca in campo sociologico erogati solo a condizione che il contenuto sia pro-femminismo.

Sperequazioni nel sociale e sui media
Scarsità di movimenti di opinione che si prefiggono di tutelare i diritti degli uomini.
Esistenza di agenzie governative create appositamente per promuovere istanze femminili, senza una significativa controparte che si occupi dei corrispondenti problemi maschili.
Una diffusa "cultura" che condiziona i maschi a sentirsi a disagio per la propria condizione di "essere maschio".
Uomini che hanno dovuto subire pene detentive per la propria incapacità di far fronte al pagamento di cifre non equilibrate e in certi casi superiori al proprio reddito stabilite in modo arbitrario per il mantenimento dei figli.
Minor probabilità per gli uomini di ricevere aiuto quando si trovano in difficoltà di vario tipo (auto in panne, molestie, aggressioni di animali, depressione, malattia, disoccupazione).
Uomini spesso stigmatizzati per i propri gusti nella scelta del partner, mentre le donne non subiscono questo tipo di critiche. Ad esempio, gli uomini che danno importanza all'aspetto fisico della propria compagna sono accusati di essere "superficiali", mentre si giudicano con condiscendenza le donne che preferiscono gli uomini ricchi. Altro esempio: gli uomini sono spesso criticati per non volersi accompagnare con donne più alte/ricche/forti/anziane di loro, mentre le donne non sono biasimate per cercare uomini più bassi/poveri/deboli/giovani.
Nei media i mariti sono spesso raffigurati indolenti ed egoisti mentre, al contrario, le mogli come generose e grandi lavoratrici, inculcando così nel pubblico la convinzione che, indipendentemente da quello che un marito può fare per assicurare benessere alla moglie, rimane fondamentalmente egoista ed indifferente, e che, all'opposto, indipendentemente da quanto poco una moglie può fare per il marito e da quanto egoista possa essere, meriterebbe "in ogni caso" un miglior trattamento. Ciò ha ingenerato in molti uomini la convinzione che anche per quanto si prendano cura delle proprie mogli/fidanzate, le loro compagne continuino sempre a sentirsi poco amate, poco apprezzate ed, in ultima analisi, oppresse soltanto a causa di questo bombardamento mediatico.

Assistenza medica
Relativa scarsità di fondi stanziati per la ricerca riguardante malattie tipicamente maschili, come ad esempio il tumore della prostata, rispetto a quelli stanziati per malattie femminili, come ad esempio il tumore del seno.

Istruzione scolastica
Scarsità di ausilii didattici e supporto all'accesso scolastico per ragazzi e uomini adulti, e conseguente loro scolarizzazione generalmente a livelli più bassi di quelli delle ragazze/donne. Da segnalare che in alcuni stati le scuole riservate a soli maschi sono considerate illegali, mentre quelle riservate a sole femmine sono legali. Alcuni maschilisti paventano che nelle università con dipartimenti dove si tengono corsi dedicati in modo specifico all'universo femminile vengano diffusi insegnamenti basati sul femminismo, piuttosto che sui principi di eguaglianza fra i sessi. I contenuti ed il tenore di questi corsi variano, ed in alcuni di essi si tratta anche il tema della "mascolinità". Tuttavia i maschilisti temono che in molti casi si alimenti l'animosità e l'avversione nei confronti degli uomini. In alcune università si tengono corsi dedicati espressamente a "studi sugli uomini". Alcune femministe sostengono che sono superflui, dal momento che, storicamente, il mondo accademico ha da sempre avuto una spiccata caratterizzazione maschile. Si tratta di un argomento controverso, perché non è chiaro quando una certa area di studio debba, o possa, essere studiata in relazione ad un sesso pittosto che all'altro. Ad esempio, pochi sosterrebbero che l'attività di infermiere, dove le donne sono la maggioranza, possa essere legittimamente considerata oggetto di "studi sulle donne".

Lavoro
- Lavoro ad alto rischio, ma senza ricevere gratifiche economiche per questo
- Requisiti fisici più elevati per molti lavori - come ad es. l'esercito la polizia o i pompieri. I maschilisti dichiarano che richiedere agli uomini maggiori capacità fisiche delle donne in questi lavori li espone ad un carico di lavoro fisico maggiore, senza il corrispettivo di vantaggi economici commisurati al maggior rischio effettivo.
- Donne assunte, promosse o gratificate con aumenti salariali a scapito di uomini più meritevoli, poiché i datori di lavoro temono fastidii legali.
- Leggi contro le molestie sessuali che creano, di fatto, un ambiente di lavoro sfavorevole ed ostile per gli uomini, che vengono strettamente controllati e limitati nelle proprie azioni, e nella propria libertà di parola, a volte privati del "diritto di guardare".
- Ambienti in cui vigono obblighi nel modo di vestire più severi e restrittivi per gli uomini che non per le donne.

Varianti del movimento maschilista
Come accade per la maggior parte dei movimenti d'opinione operanti in ambito sociale, non esiste un consenso universale su quali siano esattamente i tratti essenziali del movimento maschilista. Secondo alcuni alla base c'è il convincimento che i generi maschile e femminile possano, anzi, debbano, essere considerati complementari e, per necessità naturale, dipendenti l'uno dall'altro. Questa visione del maschilismo si basa sul convincimento che la diversità dei ruoli svolti dai due generi nella società è un fatto del tutto naturale, e che pertanto questa diversità dovrebbe essere lasciata libera di manifestarsi, senza alcuna interferenza da parte degli organi di governo. Altri maschilisti, invece, sostengono un'ideologia che postula l'assoluta eguaglianza fra i due sessi, e non una loro inevitabile differenziazione. Volendo sintetizzare al massimo le varie tendenze, si potrebbe dire che il maschilismo è "un movimento che si batte per aumentare il potere dei maschi nella società e per eliminare le discriminazioni nei confronti degli uomini".
Essendo il nome di un movimento politico e sociale, il maschilismo è spesso considerato sinonimo dei movimenti per i diritti degli uomini e dei diritti dei padri. C'è però da precisare che la maggior parte dei sostenitori di questi ultimi due movimenti tengono a distinguersi dalle varianti scioviniste del movimento maschilista, facendo rimarcare il loro diverso approccio al tema dei rapporti fra i due sessi. In effetti, i movimenti a favore dei diritti dei padri, soprattutto nelle cause di affidamento dei minori, si pongono in una posizione totalmente opposta sia al maschilismo sciovinista che al vetero-femminismo, entrambi intesi a promuovere il primato di un sesso sull'altro piuttosto che la parità. Le associazioni di genitori separati sono invece focalizzati sul rispetto del Principio di Bigenitorialità, e quindi sui diritti dei bambini, e sulla pari dignità fra i sessi. Inoltre essi denunciano situazioni di grave discriminazione sessista come il mobbing familiare e gravi patologie come la sindrome da alienazione genitoriale (PAS - Parental Alienation Syndrome).
Alcuni maschilisti sostengono che uno degli scopi del movimento è opporsi al matriarcato occulto che, a loro parere, si sta diffondendo nella società, ed eleggere politici favorevoli alle idee maschiliste. Alcuni si spingono ad ipotizzare regimi fiscali differenziati per i due sessi, ed interventi governativi in altre aree in cui una compensazione per una qualche pretesa forma di ingiustizia sociale si rende necessaria.

Maschilismo e religione
I ruoli dei due sessi, per quanto attiene alle questioni religiose, sono fonte di dispute all'interno dello stesso movimento maschilista: mentre alcuni sono inclini ad essegnare un ruolo di leadership agli uomini, altri sono fautori di una sostanziale parità fra uomini e donne. I maschilisti di stampo liberal hanno un approccio laico all'ideologia del movimento, mentre quelli tendenzialmente più conservatori pongono l'accento sugli aspetti religiosi, facendo rimarcare il fatto che molte delle principali religioni sono fondalmente incentrate su una visione patriarcale della società umana, ed auspicano l'affermazione del cosiddetto "Nuovo Patriarcato" per contrastare l'avanzante ideologia femminista. Questa contrapposizione liberali-conservatori illustra bene le grandi differenze ideologiche presenti all'interno di un movimento che, ciononostante, ha come denominatore comune lo scopo di promuovere il benessere degli uomini, messo in discussione, come viene sostenuto, dai movimenti femministi.

Differenze nel movimento maschilista

Il punto di vista conservatore
I maschilisti conservatori ritengono che le profonde differenze di genere siano inerenti alla natura umana, essi credono che le femministe che hanno denunciato i ruoli di genere differenziati come una oppressiva costruzione artificiale, stanno conducendo un esperimento fallace, tentando di eliminare queste differenze ineliminabili forzando la legislazione e altri mezzi (questo punto di vista è condiviso anche da molti non-maschilisti). Molti maschilisti conservatori credono che il femminismo abbia avuto un ruolo negli alti tassi di divorzio, nell'alienazione dei generi, nello sciovinismo femminile, nella timidezza amorosa, nella disintegrazione delle comunità, nel fenomeno dei figli senza padre, nell'abbandono della scuola, nella tossicodipendenza, nel consumismo, nelle gravidanze adolescenziali, nei suicidi maschili, nei crimini violenti (in particolare gli omicidi), e nel sovraffollamento delle prigioni. Inoltre ritengono che non abbia portato maggiore felicita' alle donne che sono state forzate a seguire modelli non naturali alle profonde aspettative psichiche femminili, di fatto incrementando la competizione e la insoddisfazione di entrambi i generi.
I critici delle leggi che impongono la distribuzione paritaria dei generi nei vari ruoli della societa' sostengono che queste leggi sono state concepite basandosi su falsi dati prodotti dalla ideologia femminista, che queste leggi forzano situazioni non sostenibili e discriminano nettamente gli uomini e quindi sono contrarie ai dettati costituzionali di quasi tutti gli stati del mondo. Mentre alcune femministe si battono contro il patriarcato onnipotente, i maschilisti conservatori tendono a considerarlo una opportuna conseguenza delle differenze biologiche fra i sessi. Alcuni di essi si spingono a negare che il patriarcato sia oppressivo in se nei confronti delle donne, suggerendo, al contrario, che la critica al patriarcato nasconda un pretesto per privare gli uomini dei propri diritti basandosi su una visione ideologicamente negativa dell'universo maschile per attuare il matriarcato. A sostegno di queste tesi citano anche la "cavalleria" da sempre esercitata da uomini in difesa delle donne, che, a loro dire, privano di qualsiasi credibilità l'ipotesi che il patriarcato in se sia causa dell'oppressione contro le donne. In sintesi, i maschilisti conservatori sostengono che la differenza tra i sessi è radicata a livello biologico anche nel modo di pensare e di agire e che quindi esistono motivi biologici e psicologici che rendono il patriarcato un modello positivo per bilanciare la istintuale tendenza al matriarcato, pur riconoscendo la parita' tra i sessi ed essendo favorevoli ad eliminare ogni forma di discriminazione, nel senso che una attivita' non deve essere impedita a causa del genere di una persona.

Il punto di vista liberale
In generale i liberali considerano il movimento maschilista come la normale controparte del femminismo, e sostengono l'affermazione della cosiddetta "Nuova mascolinità". Sia il maschilismo che il femminismo sono da loro visti come logici tentativi di eliminare i rispettivi svantaggi causati ad entrambi i generi dai ruoli ad essi assegnati nella società. Mentre le femministe evidenziano gli aspetti della società in cui le donne sono svantaggiate, come le sperequazioni retributive e di carriera, i maschilisti evidenziano quelle in cui sono gli uomini ad essere sfavoriti, come il diritto di famiglia, la regolamentazione del divorzio, la riproduzione, l'assistenza medica, l'educazione e la giustizia. I maschilisti liberali possono criticare alcune particolari istanze del femminismo, oppure alcuni specifici gruppi di femministe, ma non contestano assolutamente la legittimità del movimento femminista in sé, né sostengono che il movimento femminista, considerato nel suo insieme, sia ostile al maschilismo.
Alcuni esponenti dell'ala liberal del maschilismo, come lo scrittore Warren Farrell, sostengono che la ricerca di identità da parte di entrambi i generi è ostacolata dalla netta distinzione dei ruoli nelle società "bisessiste" del passato, ed affermano che il movimento maschilista e quello femminista sono fra loro perfettamente compatibili, e che il maschilismo, inteso come movimento di liberazione degli uomini, non si propone di ostacolare l'affermazione del femminismo, ma, all'opposto, ha tutto l'interesse a favorirla. Questi punti di vista fanno intravedere la possibilità che il maschilismo possa essere interpretato e vissuto come supporto al movimento femminista, tanto che molte femministe li hanno accolti con soddisfazione e trepidazione.
Mentre molte femministe hanno quindi visto nell'interesse che i maschilisti dimostrano per il movimento femminista un evento utile a sradicare la vecchia concezione bisessista della società, altre, tuttavia, rimangono convinte che la mentalità degli uomini sia intrinsecamente portata ad opprimere le donne, e che la forza e l'impatto nella società che il movimento femminista ha assicurato alle istanze femminili possano essere offuscati da una maggiore, e di fatto crescente, presenza maschile in seno alle organizzazioni che a queste istanze danno voce e visibilità. In conclusione, i maschilisti liberal, sostenitori dell'egualitarismo dei sessi invitano i maschilisti e le femministe sinceramente interessati all'uguaglianza fra i sessi ad unificarsi sotto una comune bandiera, nella speranza di contribuire a superare le sperequazioni e le ingiustizie, ma, allo stesso tempo, mettono in guardia contro ogni forma di pregiudizio e bigotteria, da qualunque parte questa provenga.

Critiche al maschilismo
Alcuni critici del maschilismo, pur riconoscendo che molte delle istanze del movimento derivano da legittime, e spesso misconosciute, rivendicazioni maschili, purtuttavia si dichiarano in disaccordo con l'approccio generale assunto per sostenere queste stesse istanze, e fanno notare come spesso i maschilisti indirizzino le proprie iniziative in modo puramente antagonistico rispetto ad altri movimenti, in particolare contro il femminismo. Ad esempio, mentre molti maschilisti sottolineano il fatto che la maggioranza delle vittime di omicidi sono uomini, i critici del maschilismo rimarcano che ci si dimentica di rilevare come anche gli stessi esecutori degli omicidi sono prevalentemente uomini, oppure fanno notare come, per ogni madre con figli a carico che si trova in condizioni socialmemente precarie, esiste molto spesso un padre che potrebbe contribuire al sostentamento economico della donna. Un altro argomento controverso è quello dell'assistenza sanitaria. Ad esempio, mentre i maschilisti denunciano una generale carenza di fondi stanziati per la cura di malattie tipicamente maschili, altri fanno notare che le compagnie di assicurazione si rifiutano di erogare rimborsi per la contraccezione, rimborsi che invece vengono erogati per l'acquisto di farmaci come il Viagra, e sostengono che i dottori e le case farmaceutiche sono sempre ben disposti a venire incontro alle richieste degli uomini, quando queste sono manifestate con sufficiente forza.
Spesso viene citato l'esempio della pillola contraccettiva, disponibile anche per gli uomini in versione adattata all'organismo maschile (così come le pillole abortive e contraccettive sono adattate all'organismo femminile). Alcuni critici del maschilismo sostengono che le case farmaceutiche sono poco propense ad investire denaro per la ricerca e la promozione sul mercato di questi prodotti a causa del pregiudizio maschile secondo cui "fanno perdere la virilità". I maschilisti esprimono spesso preoccupazione per il minor numero di programmi sociali e di organismi di tutela delle istanze maschili rispetto a quelli esistenti a tutela delle istanze femminili. A questo riguardo, tuttavia, i critici del maschilismo fanno notare che le organizzazioni femministe si assumono in prima persona l'onere ed il rischio di promuovere iniziative, di investire molto più tempo, denaro e lavoro, ed ottenere così anche finanziamenti pubblici. In altre parole sostengono che i gruppi femministi compiono, a proprie spese, un maggior sforzo al fine di ottenere una grande visibilità pubblica e promuovere così la propria causa per le presenti e future generazioni. Quello che i maschilisti spesso contestano è una più o meno scoperta censura di tutti i punti di vista non allineati con l'ideologia femminista, oppure pro-femminista, mentre i critici del maschilismo negano che questa sorta di pregiudizio esista, ed affermano che nulla e nessuno può considerarsi immune da critiche, non importa quali idee professi.
Ulteriori critiche mettono in dubbio la stessa fondatezza delle lamentele dei maschilisti, che sostengono essere troppo generiche, mentre a loro parere, si dovrebbero esaminare in modo circostanziato i casi specifici. Ad esempio, ai maschilisti che citano la tendenza a considerare chi è accusato di stupro "colpevole finché non si dimostra che è innocente", i critici rispondono che questa accusa non sta mai in piedi e che non è circoscritta ai reati di stupro, suggerendo che in molti casi è impossibile distinguere fra l'approccio classico della legge ("si è innocenti fino a quando non si dimostra la colpevolezza") e quello di cui la maggioranza delle persone è convinta essere la vera giustizia.
I critici asseriscono che alcune lagnanze dei maschilisti di avere poco potere derivano dal fatto che essi si rendono conto di avere perso potere rispetto al passato, oppure di non essere in grado di operare con perseveranza per conseguire questo potere. Inoltre sottolineano le conseguenze negative derivanti dal fatto che il potere maschile ha sempre imposto agli uomini di equiparare la mascolinità al machismo, ed anche il fatto che una società basata fondamentalmente sulla competizione fra maschi porta inevitabilmente a favorire la divisione della società in classi al fine di mantenere e consolidare il potere dei maschi. Mentre i maschilisti citano spesso il fatto che un estraneo è più portato a venire in soccorso ad una donna in difficoltà piuttosto che ad un uomo come dimostrazione della minore attenzione che si pensa di dover dedicare agli uomini in generale, altri invece attribuiscono il motivo di questa differenza ai modelli comportamentali inculcati fin dalla nascita, in base ai quali si deve presupporre che un uomo è sempre autosufficiente e deve essere in grado di badare a sé stesso. Per esempio, un ragazzo che è caduto e si è ferito viene, a differenza di una ragazza, incoraggiato ed esortato a rialzarsi da solo.

I maschi vittime degli stereotipi sociali?
Analogamente, la maggior propensione degli uomini verso lavori ad alto rischio può essere una conseguenza di una visione secondo cui il "machismo" viene considerato equivalente alla "mascolinità" , visione tipica della stessa mentalità maschile. In effetti gli uomini di solito svolgono in numero molto maggiore rispetto alle donne attività pericolose, come quella di poliziotto, pompiere e soldato, ma, nella maggior parte dei casi sono gli uomini stessi che scelgono "volontariamente" queste occupazioni. La maggiore incidenza di suicidi fra i maschi deriva probabilmente dall'abitudine di scoraggiare gli uomini dal discutere pubblicamente dei propri problemi, ottenendone così aiuto, e, più in generale, dalla carenza di solidarietà in un determinato contesto sociale che alcuni studiosi, come ad esempio Emile Durkheim, hanno dimostrato essere correlata con i più alti tassi di suicidi. I critici mettono anche in discussione l'assunto secondo cui agli uomini, a parità di crimine commesso, vengano comminate pene detentive più severe che non alle donne, e sottolineano come nei singoli casi in cui ciò si è effettivamente vcerificato che un giudice abbia emesso una sentenza più leggera a carico di una donna, la causa vada ricercata nell'applicazione di stereotipi sessisti del tipo "è stata manipolata".
I critici del maschilismo si appellano ad argomentazioni simili a quelle precedenti riguardo la lagnanza dei maschilisti sulla circostanza che le vittime maschili di violenza sessuale sono meno tutelate e che le donne riconosciute colpevoli di stupro sono giudicate con più clemenza (spesso da giudici donna). Essi suggeriscono. a tale proposito, che questa sia una conseguenza della diffusa opinione secondo cui i maschi sono, per la propria stessa "natura", più attivi delle femmine nella sfera sessuale, e del condizionamento a cui sono sottoposti i ragazzi a dimostrasi sessualmente intraprendenti per apparire "virili" e socialmente "vincenti", mentre per le ragazze l'essere sessualmente intraprendenti non è considerata cosa auspicabile, né tale da favorire l'affermazione sociale. Ne risulta, sempre secondo i critici del maschilismo, che una femmina che si macchia di un crimine di natura sessuale viene considerata deviante e affetta da una qualche patologia, "non responsabile" delle proprie azioni, non in grado, per di più, di causare seri danni alla propria vittima, che nella maggior parte dei casi è un giovane maschio. In ultima analisi i critici sostengono che la causa di fondo di questa disparità di giudizio è una radicata convinzione secondo cui gli uomini sono tenuti ad uniformarsi ad un certo stereotipo di comportamento, e che, quindi, come sempre avviene in questi casi, coloro che non si comportano in modo coerente con questo stereotipo, vanno incontro a "svantaggi" sociali. Secondo i critici solo gli uomini possono prendere consapevolezza dei propri problemi ed eliminarne le cause profonde, proprio come hanno fatto le donne attraverso la militanza femminista, o i movimenti per la tutela delle minoranze etniche. A loro parere gli uomini stessi dovrebbero cambiare l'approccio ai problemi dei rapporti fra i sessi, e rivalutare la complementarietà dei ruoli delle femmine e dei maschi nella società mediante l'uso dei mezzi e del potere di cui dispongono proprio per il fatto di essere maschi. In buona sostanza i critici sostengono che l'essenza dei problemi lamentati dai maschilisti risiede proprio nella mancanza di iniziativa e di coraggio nel mettersi in gioco da parte degli uomini stessi, o perlomeno da parte dei movimenti che si battono per tutelare le istanze del maschilismo.

Collegamenti esterni

Siti maschilisti
(EN) Due pesi e due misure: trattamento iniquo dei maschi vittime di abusi sessuali
(EN) La truffa del femminismo
(EN) Il blog del maschilismo di Steve Dixon
(EN) In difesa di un'educazione tutta al maschile: un nuovo dibattito per un nuovo movimento culturale
(EN) Diritti ed istanze degli uomini e discriminazione a danno degli uomini
(IT) Lega Maschio 100%

Siti maschili e questione maschile
(IT) "AltroSenso, filosofia della maschilità"
(IT) "Il cerchio degli uomini"
(IT) "La Vita degli Uomini" - associazione culturale maschile
(IT) "Maschile Plurale"
(IT) "Maschi Selvatici" - archetipo del selvadego, forza positiva maschile e paterna
(IT) "MediciDelMondo", progetto:Maschio per obbligo
(IT) "Pari diritti per gli uomini"
(IT) "Uomini in cammino"
(IT) "Uomini3000" - movimento maschile - pari diritti nella differenza di genere
La Questione Maschile - sitografia

Siti anti-maschilisti
(EN) Pierrette Bouchard, Isabelle Boily e Marie-Claude Proulx, Successo scolastico e genere: un catalizzatore delle istanze maschiliste, Condizione della donna in Canada, Marzo 2003
(EN) Stephen Fisher: Gli uomini sono demoni? Riflessioni sulle tattiche e le motivazioni dei difensori dei diritti degli uomini
(EN) Michael Flood: Cos'è il movimento del maschilismo?
(EN) A cosa può arrivare l'estremismo dei maschilisti

Bibliografia
Spreading Misandry: The Teaching of Contempt for Men in Popular Culture; Paul Nathanson and Katherine K. Young, McGill-Queen's University Press, Montreal, 2001; ISBN 0-7735-2272-7
The Myth of Male Power: Why Men Are the Disposable Sex; Warren Farrell, Simon & Schuster, New York, 1993: ISBN 0-671-79349-7
(IT) Warren Farrell, "Il mito del potere maschile", ed. Frassinelli, Milano, 1994.

Voci correlate
Egualitarismo
Femminismo
Patriarcato
Sessismo

Commenti

  1. Ottima interpretazione ... Adesso su Wikipedia c'è molto di meno informazione che sul tuo blog.
    Auguri! ;)

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