Fede e morale


Da un punto di vista morale si dice che i credenti rispetterebbero maggiormente le norme morali in quanto senza Dio tutto sarebbe possibile e via dicendo. Alcune ricerche invece tenderebbero a confermare che proprio i non credenti tendono a essere spesso maggiormente rispettosi delle norme morali.
Anche se così fosse io non saprei se questo vuol dire che i non credenti siano migliori. Mentre i credenti infatti rispetterebbero le norme della morale perché sotto "ricatto" di un dio che giudica i non credenti rispettosi della morale, invece, hanno maggiormente interiorizzato la morale stessa e la rispetterebbero perché la considerano buona di per se stessa.
Ora c'è da vedere cosa s'intende per "morale". Se si intendono quei rapporti umani più genuini che comprendono lealtà, rispetto e cose del genere, allora ovviamente "vincerebbero" i non credenti in qualità. Se invece per morale si intende l'insieme di vincoli, obblighi, credenze e formalità che contribuiscono alla perpetuazione dell'ordine vigente, allora mi sa che in tal caso i non credenti perdono nettamente in qualità in quanto alla base del loro rispetto di tali norme morali ci sarebbe la convinzione che viviamo nel migliore dei mondi possibili. E se questo è il migliore dei mondi possibili... In tal caso proprio i credenti sarebbero relativamente più "ribelli" rispetto ai non credenti.
Non che essere ribelli sia un valore in sé, però almeno non essere del tutto supini all'ordine di cose vigente mi sembra un segno di intelligenza in più.

Commenti

  1. I credenti credono in cose non dimostrabili, quindi per continuare a credere e, a far credere, come insegna la storia: hanno sempre dovuto ricorrere alla violenza, anche per piegare la realtà e le leggi della natura a credenze improbabili, questo succede anche nella vita di tutti i giorni, nell'educazione dei figli.

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  2. Quello di cercare di imporre le proprie convinzioni non è un vizio solo dei credenti ma di parecchii.
    In ogni caso il post non tratta né della dimostrabilità di ciò in cui credono i credenti né delle solite diatribe tra credenti e non credenti, ma bensì dei rapporti tra fede e morale.

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